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Al GOM di Reggio Calabria un caso di trasmissione verticale di SARS-CoV-2 madre-bimbo. La dott.ssa Isabella Mondello: “evento rarissimo”

terapia intensiva neonatale Isabella Mondello

Reggio Calabria, al GOM un “evento rarissimo” di trasmissione verticale di SARS-CoV-2 madre-bimbo. Sia la mamma che il piccolo stanno bene, nessun allarmismo sui rischi da Covid-19 per le donne in gravidanza

Nella notte del 20 Agosto al GOM di Reggio Calabria è successo un evento medico rarissimo, con soltanto un paio di precedenti in tutt’Italia dall’inizio della pandemia di SARS-CoV-2: i medici del Grande Ospedale Metropolitano reggino hanno accertato la trasmissione verticale del nuovo Coronavirus da madre a bambino ancora in grembo. Un’evenienza molto rara, che è stata documentata per la prima volta nel nosocomio reggino dopo un anno e mezzo di pandemia. La donna, che per forutna adesso sta bene, è arrivata al GOM alla 32ª settimana di gravidanza con complicazioni da SARS-CoV-2 che hanno indotto i ginecologi dell’ospedale ad intervenire con il parto cesareo. Così è nato D.F.S., un bambino pretermine di soli 1.770 grammi da madre Covid positiva ma, sorpresa delle sorprese, stavolta il piccolo è risultato a sua volta positivo. Evenienza rarissima, con soltanto un paio di precedenti in tutt’Italia. Il bambino, sofferente alla nascita, ha avuto anche una sindrome da distress respiratorio che ha richiesto trattamento specifico con intubazione, somministrazione di surfattante (per ben due volte) e ventilazione meccanica, patologia non legata al virus ma all’eccessiva prematurità. Adesso il bambino è stato estubato e sta bene, ovviamente rimanendo in osservazione nel reparto di terapia intensiva vista la sua prematurità. Anche la madre sta bene e non ha avuto particolari problemi per il Covid. E’ stata in terapia intensiva per un problema coagulativo tipico della gravidanza (piastrine basse), che è rientrato in poche ore grazie alle cure dei medici del GOM.

La Terapia Intensiva Neonatale del GOM, diretta in modo brillante dalla dott.ssa Isabella Mondello, gli ha salvato la vita lavorando con esemplare professionalità e umanità seguendo il protocollo già disposto dalla struttura grazie alla sensibilità del commissario straordinario ing. Iole Fantozzi, del Direttore Sanitario Aziendale e di Presidio e di tutta la direzione strategica che aveva fornito il reparto di tutti gli strumenti utili per accogliere un bambino Covid positivo perché fin dall’inizio della pandemia aveva predisposto un percorso dedicato e delle stanze d’isolamento riservate ai neonati con infezione certa o sospetta da SARS-CoV-2. Inoltre il reparto si era già dotato di ventilatori destinati esclusivamente alla ventilazione dei neonati Covid positivi e di tutti i presidi necessari alla gestione di casi così delicati e particolari, grazie alla sensibilità della Direzione e di alcune associazioni.

Insomma la TIN (Terapia Intensiva Neonatale) non è certo stata colta di sorpresa dal primo caso che era atteso da oltre un anno ed è arrivato proprio nei giorni scorsi. Il bimbo, non più in ventilazione da ieri mattina, è sempre accuratamente monitorizzato sia dal punto di vista clinico che laboratoristico strumentale e – compatibilmente con l’essere un neonato pretermine – sta bene ed è amorevolmente assistito da un personale medico ed infermieristico al quale va un encomio per la dedizione e l’amore dimostrato. Il piccolo infatti richiede cure intensive h-24 con un’infermiera dedicata h-24 in un reparto di terapia intensiva neonatale, che continua la sua routinaria attività intensiva e che non ha avuto personale aggiuntivo per l’emergenza Covid. E per giunta in un periodo di ferie.

Dall’inizio della pandemia ad oggi, in un anno e mezzo, al GOM ci sono stati 65 parti da madre Covid positiva ma quello dei giorni scorsi è stato il primo caso in cui la positività si è rilevata anche nel neonato. Nessuno dei 65 bambini nati da madre positiva ha avuto problemi, e neanche le 65 partorienti Covid positive hanno mai avuto problemi fino al caso dei giorni scorsi. Erano positive al tampone, ma asintomatiche o paucisintomatiche per Covid. Così tutti i 65 bambini sono stati assistiti secondo un PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) stilato dalla stessa dott.ssa Isabella Mondello ed approvato dalla Direzione Aziendale secondo le linee guida della Società Italiana di Neonatologia. Tutti i neonati da madre Covid positiva asintomatica restavano in isolamento Covid insieme alla madre nel reparto di Ostetricia e Ginecologia, senza quindi alcuna accortezza differente rispetto a tutte le altre mamme se non l’isolamento dalle altre partorienti (e quindi, se vogliamo, anche una maggiore comodità in stanza). Hanno tutti regolarmente praticato allattamento al seno. I bambini hanno effettuato un tampone nasofaringeo alla nascita ed uno prima della dimissione. I nati da madre Covid positiva sintomatica, invece, sono stati tenuti in isolamento in neonatologia isolati dalla madre ed accuditi amorevolmente dal personale infermieristico della neonatologia fino a quando la madre non è stata in grado di prendersi cura di loro. Anche questa categoria di bambini ha effettuato tampone alla nascita e prima della dimissione e sono stati alimentati con latte materno fresco grazie al lavoro di squadra dell’equipe dell’ospedale che consente il tiraggio del latte nel reparto in cui la madre è ricoverata (ostetricia, rianimazione, malattie infettive, pneumologia o altri reparti Covid) ed il trasporto in sicurezza da personale Oss della TIN e successiva somministrazione al bambino dall’infermiera dedicata.

Con quest’attività, nessun bambino è risultato positivo (tranne l’ultimo) e tutti sono stati seguiti per il primo mese dal servizio territoriale che ha effettuato tamponi a 7, 14, 21 e 28 giorni di vita. Sono sempre risultati tutti negativi per tutti i nascituri. Un solo altro neonato prima di quello dei giorni scorsi è risultato positivo ma si è infettato a domicilio insieme a tutta la famiglia a 10 giorni di vita, quindi non era un caso di trasmissione verticale (la mamma aveva partorito regolarmente negativa al Covid), ed è ritornato in ospedale con un po’ di febbre ed è poi guarito senza conseguenze.

Ai microfoni di StrettoWeb, la dott.ssa Isabella Mondello spiega che “le malattie che la madre può trasmettere in modo verticale sono tantissime, per questo deve essere accuratamente seguita e monitorizzata in gravidanza. Le più frequenti e più pericolose sono quelle raggruppate sotto l’acronimo TORCH (dove T sta per Toxoplasma, O dall’inglese Others/altri virus, R sta per Rosolia, C per Citomegalivirus ed H per la famiglia degli Herpes Virus). Tutti questi virus sono pericolosissimi per il feto in quanto possono causare malformazioni ed abortività“. Rischi che in ogni caso non sussistono per il Covid, che non è certo il principale problema nella delicatezza di routine di una normalissima gravidanza. Infatti sempre la dott.ssa Isabella Mondello ci fornisce i dati sui parti e sulle complicazioni avute al GOM di Reggio Calabria durante tutto il periodo della pandemia per altre patologie che non siano il Covid. Abbiamo visto che su 65 partorienti Covid positive, soltanto una ha avuto qualche complicazione e soltanto in quel caso il bambino ha avuto necessità di ricovero nella terapia intensiva neonatale, tra l’altro non per il Covid ma per la prematurità del parto. E invece per tutte le altre complicazioni tradizionali, su 3.500 nati al GOM da Febbraio 2020 (inizio pandemia) ad oggi, 500 neonati hanno avuto bisogno di ricovero in neonatologia e circa 200 hanno avuto bisogno delle cure della terapia intensiva neonatale. A questi 200 bisogna aggiungere altri 70 bambini arrivati dai centri spoke di Polistena e Locri. Significa che durante tutta la pandemia, su 271 bambini curati nella terapia intensiva neonatale del GOM, soltanto 1 è finito lì causa Covid, e non perchè il Covid in sè provocasse problemi al bambino ma soltanto perchè il virus aveva colpito la madre rendendo necessario un cesareo prematuro.

Al netto di ogni allarmismo, quindi, possiamo ribadire quanto tutti gli esperti o anche i semplici dati epidemiologici chiariscono in modo lapalissiano: il SARS-CoV-2 è problematico per le persone di età avanzata e con gravi patologie pregresse, ma non colpisce in modo grave i giovani sani né tantomeno i bambini. E non è certo il Covid a dover impaurire le donne in gravidanza più dell’opportuna cautela e precauzione tradizionalmente prestata nei confronti di tutte le altre possibili complicanze che si possono verificare nel periodo della “dolce attesa”. Il consiglio dell’igiene delle mani, della mascherina e del distanziamento è più che opportuno, ma comunque non certo paragonabile all’alimentazione sana, alla disinfezione dei cibi crudi come le verdure, all’evitare carne e pesce crudi a meno di non avere gli anticorpi della toxoplasmosi, all’evitare fumo e alcol, all’evitare contatti con bambini sintomatici che possono avere la rosolia, ad evitare sforzi eccessivi e stress, a stare a riposo nei primi mesi, a non prendere aerei dopo il 7° mese, tutti consigli tradizionali assolutamente prioritari per la salute della donna gravida e del nascituro per evitare complicazioni molto più gravi rispetto al contagio da Covid. E che tutte le donne adottano regolarmente senza alcuna tragediografia o psicofobia.

Questo non significa che bisogna sottovalutare il problema del virus, anzi, la stessa dott.ssa Isabella Mondello invita le donne gravide ed in allattamento a sottoporsi alla vaccinazione anticovid. “Non bisogna avere remore – afferma ai microfoni di StrettoWeb – perché la donna vaccinata rischia meno: non rischia il parto pretermine, che vede un trend in aumento come è successo alla mamma del nostro piccolo paziente di questi giorni, e la prematurità – già rischiosa di suo – non può permettersi di essere complicata dal Covid. Senza dimenticare che la donna vaccinata produce anticorpi anticovid che passano la placenta e proteggono il feto. Anche la madre vaccinata che allatta produce anticorpi e che passano attraverso il latte materno dalla madre al bambino, proteggendolo dall’infezione“.

Il tema della vaccinazione in gravidanza si scontra però con la burocrazia e la scheda anamnestica (consenso informato) del vaccino anti Covid dove si chiede espressamente alle donne se sono incinta, se stanno allattando o se stanno pensando di rimanere incinta. Un quesito che di per sè scoraggia tutte queste categorie alla vaccinazione. “Proprio per questo motivo abbiamo già sollecitato le autorità competenti al Ministero della Salute per rimuovere queste indicazioni. In realtà è già stata inviata una lettera ai medici vaccinatori invitandoli ad illustrare i benefici del vaccino anche alle donne in gravidanza. Il questionario è stato fatto in fase iniziale, quando ancora c’era molta incertezza sui vaccini e sui tipi di vaccini da somministrare e la donna gravida e in allattamento non sono state arruolate in fase iniziale. Adesso si è visto che i benefici superano i potenziali rischi e si potrà modificare la scheda anamnestica“, conclude la dott.ssa Mondello.

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