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Afghanistan, Pangea Onlus continuerà a difendere donne e bambine: “ci nasconderemo, i talebani stanno facendo pulizia etnica”

Per l’Afghanistan è un grande passo indietro sul piano della democrazia: “negli ultimi anni avevano aperto tanti di negozi di cura del corpo per le donne e le classi erano miste”

Vent’anni di battaglie in Afghanistan per poi far tornare tutto come prima. Il bollettino di questo periodo è tragico: 3069 morti tra i militari di cui 53 italiani e non si saprà mai con esattezza quante  migliaia di morti tra i civili; oltre 20 mila i militari feriti e non si sa con esattezza quanti tra i civili; circa 20 mila attentati subiti dallo scoppio di ordigni improvvisati;  una massiccia offensiva degli insorti ignorata, almeno nei tempi, dalle task force di intelligence della Coalizione; una ritirata non totalmente condivisa da tutti i membri della Coalizione, Italia compresa, che in Afghanistan avrebbe potuto svolgere, come sta svolgendo ancora oggi in Kosovo, il delicato ruolo diplomatico e umanitario, ancor  prima che militare. In sintesi, 20 anni di storia cancellati dai talebani in poco più di 10 giorni.

Il Presidente dell’Associazione Pangea Onlus, Luca Lo Presti, che da anni opera in Afghanistan in particolare, ma anche in altre parti del mondo, intervistato durante una trasmissione di TFNews Tv, parla della situazione attuale a 24 ore dalla fuga del Presidente afghano e della capitolazione dell’esercito governativo arresosi ai Talebani che hanno conquistato il 90% del territorio che avevano perso nel 2001 con l’intervento della NATO. “La notte è passata con la paura delle persecuzioni casa per casa – ha affermato Lo Presti – . In alcuni quartieri si fa rastrellamento, ma le operatrici afghane di Pangea, appartenenti per lo più all’etnia Hazara, drasticamente e brutalmente decimata dalla pulizia etnica talebana, faranno di tutto per continuare a lavorare, rischiando la propria vita e per fornire aiuto e sostegno alle donne e alle bambine del Paese”. Lo Presti non nasconde preoccupazione e un ovvio scetticismo sulle promesse garantiste in difesa delle donne e delle bambine degli insorti che, solo 48 ore fa, durante la loro avanzata hanno ucciso barbaramente 15 donne durante la conquista della quarta città afghana di Mazar-i Sharif. “Grandi passi in avanti erano stati fatti sull’emancipazione delle donne, sono stati aperti molti negozi di trucco e parrucchieri in tante città afghane, le classi nelle scuole sono miste. Non nascondo che abbiamo ricevuto minacce, tutt’altro che velate, soprattutto nella capitale Kabul. Il nostro lavoro è diverso, lavora sulla consapevolezza, dovremo nasconderci per continuare col nostro lavoro”, ha sottolineato il presidente di Pangea Onlus.