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“Ponte sullo Stretto? Lo costruiamo in sei anni”: Salini (WeBuild) spinge per la realizzazione, il paragone Sicilia-Danimarca e la sfida alla mafia

ponte sullo stretto di messina

“Forse è il caso che riusciamo anche noi a fare un ponte, Scilla e Cariddi sono rimaste separate e ci ricordano l’Odissea ma forse riusciamo a unire questi due pezzetti d’Italia”: WeBuild si propone ancora una volta, forte di un progetto per il Ponte sullo Stretto già approvato che aspetta solo di essere cantierato

Realizzare il Ponte sullo Stretto si può, parola di Pietro Salini. L’amministratore delegato del Gruppo Webuild spinge ovviamente per la costruzione dell’opera, in quanto l’azienda (ex Impregilo) ha in mano un progetto già approvato nel 2005 e presentato dalla società Stretto di Messina, in liquidazione dal 2013, che al suo tempo aveva individuato come general contractor il consorzio Eurolink capeggiato proprio da Impregilo (lo stop alla costruzione ha generato un contenzioso da 700 milioni con lo Stato). Oggi la volontà politica c’è, all’interno del Parlamento quasi tutti i partiti si sono espressamente dichiarati a favore, il Governo dovrà dunque trovare le risorse per l’infrastruttura di collegamento tra Calabria e Sicilia, non ci sono più scuse. “Per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina ci vorrebbero sei anni, pronta consegna. Io penso che questa sia una sfida che l’Italia non può perdere perché è una vetrina internazionale di una dimensione tale che non ci possiamo permettere di non avere”, ha ribadito ancora una volta Salini in un’intervista al Tg2 Post. “E’ la sfida che l’Italia lancia al resto del mondo – ha spiegato – per far vedere la sua tecnologia, la sua capacità di realizzare le cose”.

Salini ha poi rimarcato che la realizzazione del ponte porterebbe “100 mila posti di lavoro in un’area del Paese dove effettivamente i posti di lavoro ce ne sono pochi a disposizione”. “Io credo che oggi l’attenzione di tutti va collocata sul Sud, dobbiamo dargli occasioni di crescita – ha aggiunto – non possiamo pensare che l’unico datore di lavoro sia il malaffare. Dobbiamo essere capaci di creare le condizioni per cui il Sud si possa sviluppare, si possano fare investimenti e ci possano essere imprese. In Sicilia ci sono 5 milioni e mezzo di persone che sono un pochino di più di quanti ce ne sono in Danimarca che ha tre ponti di questa dimensione, che collegano la Danimarca al resto dei Paesi che la interessano. Allora – ha concluso – forse è il caso che riusciamo anche noi a fare un ponte, Scilla e Cariddi sono rimaste separate e ci ricordano l’Odissea ma forse riusciamo a unire questi due pezzetti d’Italia”.