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Recovery Fund, l’Italia è al bivio: c’è un impegno da rispettare con l’Europa

Draghi a Bruxelles Foto di Zucchi Enzo / Ansa

Il documento presentato dal Governo Draghi è stato accettato con il massimo dei voti: il Paese e la politica italiana dovranno adesso avvertire l’impegno di comportarsi in maniera coerente e confacente per onorare la fiducia che l’Europa ha conferito

di Ercole P. Pellicanò – Martedì 22 giugno 2021, la Commissione Europea ha approvato il Piano Nazionale di ripresa e resilienza per 191 miliardi, tra sussidi (63,7 miliardi) e prestiti (127, 6 miliardi) ai quali sono da aggiungere 17,6 miliardi di altri fondi europei. In totale si arriva alla consistente cifra di 209 miliardi, da utilizzarsi nei prossimi 6 anni. Tale piano deve essere attutato in maniera rapida ed efficace, affinché, con la leva di adeguate riforme strutturali e di sani investimenti, sviluppati con coerente e serio pragmatismo, si possa registrare un impatto vivificatore e duraturo sull’economia e sulla società italiana. Il documento è stato accettato con il massimo dei voti: dieci A, ed una B alla voce costi, come per gli altri paesi. Il percorso parte con un anticipo di 25 miliardi, che saranno conferiti nel corso di questo mese di luglio. Di essi, il 63%, pari a 15,7 miliardi, vanno spesi entro l’anno, in esecuzione di 105 progetti afferenti numerosi settori, come il digitale, l’innovazione la competitività ed altri. Essi dovranno fare da volano per la ripresa del Paese.

Il Presidente del Consiglio Draghi ha parlato di una giornata dell’orgoglio nazionale e di un’alba per la crescita dell’economia italiana. Queste parole auliche, espresse da una personalità non avvezza alle iperboli, valgono, aldilà dei sentimenti nazionali, a porci di fronte, come Paese, a grandi responsabilità. Dobbiamo avvertire l’impegno di comportarci in maniera coerente e confacente per onorare la fiducia che l’Europa ci ha dato, affidandoci quasi 1/3 dell’intero capitale, che è di 750 miliardi, del Next Generation EU. Il Presidente è ottimista sulla gestione virtuosa dei fondi, sia per la volontà politica di effettuare le riforme e per la capacità amministrativa. L’ impatto dei capitali affidateci, posto che si riesca a metterli a terra, sul mercato, si dovrebbe tradurre in un incremento dall’1,5 al 2,5% del PIL e la creazione di oltre 240 mila posti di lavoro entro il 2026.

Aldilà delle dichiarazioni ufficiali, che non possono non essere improntate all’ottimismo, deve essere chiara una realtà: saremo sorvegliati speciali ed il ‘Draghi put’, che è un’opzione al rialzo collegata al carisma di cui gode, a livello internazionale, il nostro Presidente, rischia di vanificarsi se non ci sapremo comportare da Paese serio e responsabile. Certamente, partiamo in salita con un debito pubblico che oggi sfiora il 160%, sul PIL, contro il 102% a livello europeo. Malgrado ciò lo spread nei mercati finanziari oscilla intorno ai 100 punti, e non sale, sempre, ed in buona misura per il prestigio del Presidente, le cui parole sono, con la testimonianza della sua personale storia, certezze scavate nella roccia, ed accettate come tali, a livello internazionale. Oggi, è così. Sta alla nostra classe dirigente, soprattutto politica, la responsabilità, senza alibi per storie pregresse di dare un seguito concreto, in tempi rapidi.

Pres Draghi a Berlino con merkel

Foto di Filippo Attili / Ansa

Per la pandemia, sono saltati vincoli di bilancio che, con regole ancorate a severi parametri, tanto hanno condizionato la dinamica economica. Probabilmente, entro il 2023, cessata in Europa la paura della crisi sanitaria, saranno fissati, sotto la spinta dei falchi, soprattutto tedeschi, ed in assenza di una personalità equilibratrice come la Merkel, nuovi tetti ed indici per il debito ed il deficit. Stiamo pur certi che, se non daremo chiari ed inequivocabili segnali di comportamenti seri, funzionali alla ripresa, ed ottenuto un contenimento dell’indebitamento, unitamente alla capacità di rimborso dei prestiti, ed invece, con stile italico, ci barcameneremo, facendo ‘’ammuina’’ tra problemi economici e politici e viceversa, andremo incontro ad un futuro estremamente incerto, per non dire pericoloso.

Pertanto, già da adesso, la classe politica, giustificando le attuali fibrillazioni come un naturale processo di vivace dialettica, in linea, direbbero i ben noti, superficiali scavezzacolli, con le regole di una sana democrazia, e buon Dio, ovviamente nell’interesse dei cittadini, cerchi di rientrare da quei segnali non edificanti cui stiamo assistendo oggi: l’area 5 stelle in forte ebollizione, con sbocchi che non è facile prevedere, e comunque pericolosi per la solidità del quadro istituzionale; a breve, assisteremo ad altri movimenti tellurici, in vista di prossime scadenze elettorali.

Siamo ad un bivio! Dobbiamo fare di tutto, sostenendo il Governo e la sua linea impostata su un equilibrio tra poteri, finalizzato ai risultati, per non arrivare al ciglio del burrone: probabilmente, questa volta, lo stellone non ci aiuterà ed anche gli amici, sconcertati, stanchi e delusi si gireranno da un’altra parte, abbandonandoci al nostro destino. Auguriamoci che ciò non accada. Sta, però, alla classe dirigente, politica e non, pubblica e privata, e a tutti noi l’attuazione di un comportamento altamente responsabile, e consapevole che siamo arrivati all’ultima spiaggia.