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Coronavirus, le rassicurazioni del dottor Pasqua dall’Annunziata di Cosenza: “abbiamo solo 2 pazienti in terapia intensiva, non c’è affluenza in ospedale”

ospedale reggio calabria coronavirus Foto StrettoWeb

Le rassicurazioni del dottor Pino Pasqua, direttore dell’Unità operativa complessa Terapia intensiva e Rianimazione dell’ospedale Annunziata di Cosenza

“Pur aumentando il numero di contagi in Calabria, come in tutta Italia, non sta assolutamente aumentando il numero di ricoverati. Sarà l’effetto del vaccino, sarà l’effetto di una diversa aggressività della patologia, ma oggi noi abbiamo solo 2 pazienti in terapia intensiva. Prima il 10% dei contagiati correva il rischio di dover accedere al Pronto Soccorso e quindi di essere ricoverato, e di quelli, il 10% poteva finire in terapia intensiva. Oggi questa affluenza non c’è. Di fronte a questi numeri che fanno registrare ospedalizzazioni in discesa, credo comunque che i nuovi criteri siano una maggiore garanzia che il governo intende dare”.  A dirlo all’Adnkronos è il dottor Pino Pasqua, direttore dell’Unità operativa complessa Terapia intensiva e Rianimazione dell’ospedale “Annunziata” di Cosenza, nonché direttore del Dipartimento Emergenza Urgenza, in merito al possibile passaggio delle regioni in zona gialla nel caso in cui l’occupazione delle terapie intensive dovesse superare il 5% dei posti letto e quella dei reparti ordinari il 10%.

“Noi abbiamo due reparti Covid – osserva il dottor Pasqua – e non sono pieni: uno è con 5 pazienti su 18 posti, l’altro con 15 pazienti sempre su 18 posti. Nonostante i numeri stiano aumentando, dunque, l’affluenza in reparto non c’è. Però se i contagi dovessero aumentare notevolmente, l’estate a cui andiamo incontro non sarà bella. Si è visto che appena abbiamo riaperto le frontiere, i numeri sono schizzati. Sono convinto che la vaccinazione ci tutelerà riducendo i numeri, ma corriamo il rischio di fare la fine dell’anno scorso, quando dopo l’estate il numero di positivi è schizzato notevolmente. Ci sono rischi per l’immediato futuro, perché l’aver allargato completamente le maglie, ci fa correre un rischio di contagio, anche perché le varianti non riusciamo a controllarle”.