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Ponte sullo Stretto: e se fosse Falcomatà a chiederlo?

falcomatà e il ponte sullo stretto

Regione Siciliana e Calabria qualche mese fa hanno firmato un patto d’intesa, anche De Luca si è sempre schierato a favore. L’Europa e il Governo italiano i fondi per la realizzazione del Ponte sullo Stretto potrebbero trovarli, se anche Falcomatà fosse deciso allora Messina e Reggio potrebbero sperarci davvero

Per una terra che ha bisogno di sviluppo, infrastrutture e lavoro. Per un’area che, per crescere, deve godere di servizi e un sistema di collegamenti al passo coi tempi, al pari di qualsiasi altra città italiana ed europea. In sostanza, Calabria e Sicilia non possono fare a meno del Ponte sullo Stretto. E’ questa la sintesi di un discorso molto più ampio, di un dibattito che va avanti ormai da mezzo secolo e forse, una volta per tutte, avrebbe bisogno di una risposta decisa, concreta, da parte di una classe politica che ha girato l’argomento sempre su un piano ideologico, troppo poco su quello invece pratico. I presidenti di Regione, Nino Spirlì e Nello Musumeci, da tempo hanno raggiunto un protocollo d’intesa per la realizzazione dell’opera, anche il Sindaco Cateno De Luca si è sempre schierato a favore; adesso l’Europa si è fatta sentire, e se n’è convinto anche il Parlamento, il quale ha impegnato il Governo a trovare le risorse necessarie per concretizzare un investimento per il collegamento stabile tra Scilla e Cariddi. Ecco, tutte le parti politiche ci sono. O quasi. All’appello mancherebbe il Sindaco Giuseppe Falcomatà, il quale però oggi un velato assist potrebbe averlo servito. “Calabria, Sicilia e in particolare le aree metropolitane di Reggio e Messina, sono contesti territoriali destinati a stare insieme. Innanzitutto per ragioni storiche e culturali, ma anche per motivi inerenti la comune strategia di sviluppo economico e sociale. Ma questa è una consapevolezza che deve essere depurata di ogni connotazione ideologica”. E’ quanto ha affermato il primo cittadino di Reggio Calabria, nel corso della conferenza dell’iniziativa pubblica dal titolo: “La Macroregione europea del Mediterraneo, perché ora – Sfida per la crescita dell’Italia e il futuro dei giovani”.

“Non possiamo ragionare, ad esempio, sulla possibilità o meno di realizzare il ponte sullo Stretto – ha aggiunto Falcomatà – soltanto sulla base della nostra visione politica. Il ponte deve essere uno degli elementi cardine di un sistema di mobilità integrata. Se noi pensiamo solo allo sfondo di una cartolina avremo perso un’occasione. Se invece discutiamo, seriamente, di collegamenti veloci tra le due sponde, allora forse riusciamo a superare il dibattito “ponte sì, ponte no”, per affrontare la prospettiva del ponte con l’aeroporto, con lo sviluppo dei porti, delle ferrovie, con un’autostrada degna di questo nome, dentro una visione che guardi al sistema Paese e al ruolo che questa macroregione deve avere. E quando abbiamo appreso, finalmente, della notizia circa l’alta velocità fino alla Calabria – ha poi evidenziato il primo cittadino – , abbiamo ribadito che tale decisione non è un regalo ma un atto dovuto finalizzato a colmare un enorme gap di collegamenti”.

Accanto a ciò, ha inoltre rimarcato il Sindaco di Reggio Calabria, “occorre rilanciare un’ampia riflessione sulle regole del gioco per non perdere forse l’ultima occasione per discutere di sviluppo nell’area dello Stretto, anche alla luce della grande stagione di cambiamenti e stanziamenti di risorse europee che è alle porte con circa 230 miliardi in arrivo nel nostro Paese. In questo contesto credo che le Città metropolitane non possano stare fuori da questo dibattito svolgendo un ruolo da spettatori. Ecco perché come Anci continuiamo a chiedere che i sindaci siedano all’interno della cabina di regia così come accade per l’associazione che raggruppa le Regioni d’Italia. Ed è importante anche che le Città metropolitane siano soggetti attuatori di una quota di queste risorse, così come lo sono le Regioni, senza togliere niente a nessuno e in virtù delle ottime capacità di programmazione e spesa dimostrata nel recente passato dagli Enti metropolitani”. Il Ponte sullo Stretto è l’opera shock che manca proprio all’interno del Recovery Fund, un Piano che per il Sud non prevede la realizzazione di quella grande opera in grado di portare davvero un cambio di passo per l’economia dell’intero Paese.

Infine, ha poi concluso Falcomatà, “serve pensare seriamente ad una concreta revisione del codice degli appalti che vada naturalmente nella direzione della rigidità e impermeabilità rispetto a interessi e infiltrazioni di corruzione, malaffare o criminalità organizzata, ma allo stesso tempo consenta di spendere le risorse bene, con procedure regolari e in tempi rapidi. Se non si affrontano questi temi rischiamo di perdere gran parte di queste risorse con conseguenze a catena soprattutto a svantaggio delle regioni del Sud e anche della Macroregione dello Stretto”. E’ chiaro dunque che senza il Ponte sullo Stretto, pure l’Alta Velocità sino a Reggio Calabria avrebbe poco senso. Messina resterebbe comunque isolata dal resto della Sicilia e così, esattamente come oggi, anche dalla vicina costa calabrese. Con il ponte invece si parlerebbe finalmente di Area Metropolitana dello Stretto in un’ottica non puramente geografica. Il Ponte si può fare, esiste un progetto immediatamente cantierabile, garantirebbe una serie innumerevole di benefici per il territorio in termini di attrattività turistica, di commercio, di creazione di decine di migliaia di posti di lavoro, in un territorio in cui appunto di fatica a trovare un’occupazione se ne fa. Insomma, se fosse Falcomatà a chiederlo, il dibattito “ponte si, ponte no” si supererebbe senza problemi.