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Ponte sullo Stretto e Alta velocità: “Calabria, la ‘ndrangheta non diventi un alibi”, il giornalista Cazzullo e la malattia di “ultimità” dei calabresi

ponte sullo stretto di messina Foto di Projectmate / Ansa

Il giornalista lancia un invito ai calabresi: “bisogna fare da sé e pretendere infrastrutture di livello europeo”

Tante promesse, ma in sostanza, sempre pochi fatti per la Calabria. E’ un sentimento ormai di rassegnazione quello che l’ingegnere di Crotone Piero Polimeni manifesta in una lettera inviata al giornalista Aldo Cazzullo ai canali del Corriere della Sera. Lo scrittore, per rispondere al lettore calabrese, cita il libro “A Sud del Sud” di Giuseppe Smorto: “La bella Calabria malata di ultimità”, riprende Cazzullo che invita l’ingegnere a “pretendere” infrastrutture di livello europeo. Unica via per guarire da questo continuo lamento e ‘ostinazione alla disgrazia’. Di seguito le considerazioni dell’ingegnere Polimeni e la replica del giornalista Cazzullo:

“Caro Aldo,
Crotone rappresenta lo scempio delle politiche industriali pensate per il Sud negli anni del boom: una realtà contadina fu trasformata nella più grande realtà operaia della regione. Pertusola, Montedison, tutte le altre industrie pesanti ora chiuse hanno lasciato una eredità di inquinamento ambientale, cancellando la memoria degli antichi fasti della città, Kroton. ‘Parte bonifica area archeologica antica Kroton’, si legge ancora oggi sul sito di Miniambiente. L’accordo fra ministeri e la Regione, del 2013, non è mai entrato in vigore. Ora, in campagna elettorale, se ne riparla. Eppure la mia terra continua a essere ultima, che si parli di ambiente, lavoro, vaccino. Dobbiamo credere ancora alla politica o fare da soli?”
ing. Piero Polimeni, Crotone

“Caro Piero,
La sua lettera mi ha riportato alla mente uno dei libri che più mi ha colpito ed emozionato quest’anno: A Sud del Sud. Viaggio dentro la Calabria tra i diavoli e i resistenti (Zolfo), di Giuseppe Smorto. L’idea dell’autore è che la Calabria si crogioli nella propria ‘ultimità’, che diventa una sorta di mestiere, di fonte di sostentamento, di ‘burocrazia del perenne declino’. La Calabria è rovinata (anche) dal lamento, dall’’ostinazione alla disgrazia’. La ‘ndrangheta ovviamente esiste ed è molto potente, ma a volte diventa anche un alibi. La struttura amministrativa è lenta e farraginosa, pare fatta apposta per alimentare se stessa, e per richiedere la tangente come unico mezzo di risoluzione dei problemi. Va da sé che la Calabria sia bellissima, e sia abitata da persone capaci e intelligenti, come dimostra l’impressionante numero di calabresi che si sono affermati a Milano, a Roma, in Europa, nel mondo. Ma come fai a dire a un figlio che deve studiare per poi andarsene?
Per fortuna Giuseppe Smorto è calabrese e orgoglioso di esserlo; se avessi scritto io, che calabrese non sono, le cose che ha scritto lui, non potrei più mettere piede tra Cosenza e Reggio. Ma in realtà si criticano le cose che si amano; e l’autore ama profondamente la propria terra. Lei, gentile ingegnere, chiede se i calabresi debbano fare da sé. Certo che sì; ma devono anche pretendere infrastrutture di livello europeo. A cominciare dall’alta velocità e dal ponte sullo Stretto: cui però molti calabresi (compreso Smorto) sono contrari, perché temono diventi un modo per bypassare la Regione, per usarla in modo da arrivare più rapidamente in Sicilia”.
Aldo Cazzullo