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Pnrr, Stancanelli allo scontro con Cancelleri: “Sicilia e Calabria scippate di 10 miliardi”, il Ponte sullo Stretto sarebbe stato un giusto compromesso

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Il sottosegretario Cancelleri difende il Pnrr, ma Stancanelli e De Luca ribattono: “in Sicilia i finanziamenti per la rete stradale e ferroviaria erano già stati erogati, ma oggi gli stessi sono stati inseriti nel Recovery Fund. E stiamo parlando di 10 miliardi di euro che potevano essere destinati ad altro. I siciliani e i calabresi sono stati derubati da opere infrastrutturali che potevano essere realizzate”

Ieri il sottosegretario sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Giancarlo Cancelleri è stato chiaro, “la Sicilia deve tornare protagonista nel Mediterraneo, basta rinvii, adesso è tempo di decisioni”. Parole decise ma che hanno acceso un dibattito a Taormina durante l’incontro dei conservatori europei sul tema “Proposte e soluzioni per uno sviluppo commerciale socioeconomico attraverso il Pnrr”, in cui si è concentrato un approfondimento sulle infrastrutture previste in Sicilia e Calabria. Grande dibattito sul Ponte sullo Stretto, che non è rientrato nel Piano, e anche su altre importanti criticità che sono state messe in evidenza: i fondi assegnati per l’Isola non prevedono alcuna nuova opera, ma soltanto interventi che erano già previsti e finanziati con altri strumenti, è la critica avanzata dalle istituzioni locali presenti in aula.

L’allarme è stato suonato da Raffaele Stancanelli, eurodeputato di Fratelli d’Italia ed ex sindaco di Catania, che ha segnalato: “è una situazione gravissima, in Sicilia i finanziamenti per la rete stradale e ferroviaria erano già stati erogati, ma oggi gli stessi sono stati inseriti nel Recovery Fund. E stiamo parlando di 10 miliardi di euro che potevano essere destinati ad altro. I siciliani e i calabresi sono stati derubati da opere infrastrutturali che potevano essere realizzate. Questa era un’occasione storica, ma si sta vanificando ogni possibilità di ridurre il gap con il Nord. Sono preoccupato perché per il Sud si sta facendo il gioco delle tre carte, ho chiesto questo confronto tra esperti e governanti affinché si possa dare concretezza a questa battaglia. Le infrastrutture non sono di destra o di sinistra, ma appartengono a tutti e servono all’intero Paese. Ci si è divisi a lungo tempo tra “Ponte Si” e “Ponte No”, io sono a favore, ma non è possibile che il problema sia quello di un iter burocratico interminabile”.

Ha raccolto perfettamente l’assist il Sindaco di Messina Cateno De Luca, pure lui d’accordo con la disamina di Stancanelli. “I 200 miliardi assegnati dall’Europa all’Italia servono per portare il Sud ad una situazione di equità rispetto al resto del Paese sotto il profilo socio-economico e infrastrutturale – ha affermato il primo cittadino. In questo momento però si è verificata una frode al Meridione nella suddivisione delle risorse con Centro e Nord. Forse alla fine ci toccherà un misero 10%? All’inizio dicevano sarebbe dovuto essere destinato il 70%. Da Sindaco metropolitano ho scritto prima al Premier Conte e poi al Premier Draghi, non ci sto a farmi prendere in giro”. A puntare il dito è anche la Regione Siciliana, tramite il contributo dell’Assessore Marco Falcone, che bacchetta: “nel momento in cui si esclude il Ponte sullo Stretto, e quindi l’Alta velocità, la mia valutazione non può che essere fortemente critica. La prospettiva di sviluppo per Sicilia e Calabria è stata compromessa”. Nel mirino poi del presidente dell’Assemblea Gianfranco Miccichè ci è finita la burocrazia. “Per dare una svolta al Sud bisogna prendere decisioni e costruire infrastrutture senza perdersi in lungaggini – ha spiegato – . Nel 2005 il Governo Berlusconi costruì l’autostrada Palermo-Messina, un progetto risalente al 1964, completata nel giro di due anni. Quell’esecutivo era meraviglioso, sarebbe dovuto durare 100 anni. Oggi è necessario ripartire da quella visione di governance se davvero si vuole un cambiamento, la Sicilia e tutto il Sud ne hanno bisogno”.