Categoria: EDITORIALIMESSINANEWSSICILIATradizioni e proverbi messinesi

Perché a Messina si dice “e che c’è, u pani ca tessera?”: la frecciatina agli scrocconi che si rifà alla Seconda Guerra Mondiale

“E che c’è, u pani ca tessera?”, la tipica espressione esclamata da un messinese quando arriva in un luogo affollato: un modo di dire che si rifà ad un’usanza della Seconda Guerra Mondiale

Vi è mai capitato di voler andare in un luogo, magari d’estate o semplicemente in vacanza per rilassarvi in un posto tranquillo, pensando di avere avuto l’intuizione giusta (la stessa che hanno avuto tutti gli altri…) e invece ritrovarlo pieno di persone? Oppure pensare di andare a gustare una bella cenetta insieme al vostro partner e trovare una fila interminabile all’ingresso. Beh, in questi casi a Messina si dice: “e che c’è, u pani ca tessera?”. Con questa espressione il messinese vuole esprimere tutto il suo stupore, misto a una dose di malcontento, nel vedere un luogo fin troppo affollato per i suoi gusti. È un modo di dire che potreste sentire al momento dell’inaugurazione di un nuovo locale, in cui magari viene organizzato un buffet e tanta gente si presenta per “scroccare” qualcosa gratuitamente. L’espressione in realtà ha origini molto antiche, risale addirittura ad un’usanza della Seconda Guerra Mondiale che non fa sorridere come l’espressione pronunciata ai giorni nostri.

La tessera del pane durante la Seconda Guerra Mondiale

La guerra porta con sé odio, morte, distruzione e non solo. Come tutte le catastrofi, uno degli aspetti collaterali più gravi riguarda l’economia. Al tempo del secondo conflitto mondiale, l’Italia non stava attraversando un bel periodo, la situazione peggiorò ulteriormente dopo l’entrata in guerra. I generi alimentari iniziarono presto a scarseggiare, i prezzi aumentarono e la popolazione rischiava di ritrovarsi senza soldi e senza cibo nel bel mezzo del momento peggiore della storia italiana. Il cibo e i beni di prima necessità vennero razionati affinchè ne fosse concessa un’equa (ma scarsa) distribuzione a tutti i possessori di una tessera, proprio la “tessera del pane”.

Consegnando al negoziante preposto alla vendita un talloncino di una tessera, assegnata ad ogni famiglia dagli uffici annonari, veniva data in cambio una piccola quantità di alimenti quali pane, farina, olio, sale ecc. Per quanto riguarda il pane, la dose iniziale venne stabilita nel 1941 in 200 grammi, nel 1942 si scese a 150 grammi. Il 24 maggio 1942 venne negata la possibilità di vendere del pane raffermo al di fuori dell’uso della tessera. Tale tessera permetteva, in determinate date prestabilite, di andare dal commerciante a ritirare le proprie scorte, dunque in tali giorni si venivano a creare lunghe file di persone che aspettavano “il pane con la tessera”. Dunque, ripensandoci oggi, non è di certo una tragedia dover fare 10 minuti in più di coda: in passato si aspettava in fila per 150 grammi di pane, con la speranza di sopravvivere fino alla sera per poterlo mangiare.