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La Badiazza di Messina: un luogo dove il tempo si è fermato

badiazza messina

Un tempio circondato dalla natura, dal silenzio, è un luogo dello spirito e dell’anima che ha tanto da raccontare e da lasciare come testimonianza: la Badiazza va senza dubbio riscoperta e valorizzata, si tratta dello scrigno che custodisce la storia e l’identità di Messina

Un luogo misterioso, ma ricco sicuramente di fascino e leggende. La chiesa di Santa Maria della Valle, detta Badiazza, è un edificio religioso di Messina situato nel letto del torrente Badiazza chiamato “a’ ciumara” (ovvero la fiumara), tre miglia fuori della città dello Stretto, lungo il percorso di valico dei monti Peloritani ai piedi dei colli San Rizzo. La Chiesa medievale arabo-normanna ed il Sentiero dei Vespri rappresentano senza dubbio lo scrigno che custodisce la storia e l’identità di Messina. E’ davvero una fortuna quella di avere in Sicilia un esempio così importate di architettura medievale, ma per molto tempo non è stata sfruttata. Dopo un parziale intervento alla fine degli anni ‘80 infatti, la fortezza era rimasta chiusa, per questo segnalata al FAI come luogo del cuore da recuperare. Nell’ultimo periodo sono stati portati avanti da parte del Comune e della Regione alcuni interventi sulla base di progetti che consentiranno di ripristinare l’impianto che sarà dedicato oltre che al culto, anche a iniziative di carattere culturale.

In quel luogo, ormai del tutto trasformato, la Badiazza comunque resiste da secoli sfidando le incurie del tempo e dell’uomo. Alluvioni e terremoti l’hanno sempre interessata, in parte anche danneggiata e distrutta in diverse occasioni. Quel che resta è probabilmente solo una parte di un complesso monumentale in realtà molto più grande. Imbattersi casualmente in qualche foto o notizia è sufficiente per mettersi alla sua ricerca, attratti come da un richiamo misterioso ma senza il conforto di guide o indicazioni.  E così ci si ritrova nel quartiere messinese di Scala, proprio sotto gli svincoli autostradali. L’impatto ambientale forte e invadente, genera quella paurosa sensazione che qualcosa possa piombare addosso dall’alto. Eppure la gente lì sotto ci abita da sempre. Nessuno si è mai preoccupato di costruire piloni davanti i balconi e gli ingressi delle abitazioni.

La storia della Badiazza: tra leggende e ricostruzioni a causa di eventi catastrofici

Notizie storiche raccontano che la chiesa era annessa ad un monastero benedettino retto da suore di clausura, costruito dai Normanni tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII su preesistenti costruzioni romane e porta anche il nome di Chiesa di Santa Maria della Scala poiché ha custodito all’interno un quadro della Vergine, miracoloso, arrivato in circostanze misteriose nella stiva di una nave proveniente dall’Oriente. Questo giunge ai nostri giorni secondo una leggenda popolare. Probabilmente nel XIII° secolo la struttura subì qualche restauro riconducibile all’architettura del periodo Svevo e poi aragonese nel XIV° secolo. Incendi, saccheggi, intemperie, terremoti, numerosi momenti costruttivi si sono susseguiti fino al totale abbandono verso la fine del 1500 quando le suore di clausura che la occupavano dopo le restrizioni  del Concilio di Trento non vi fecero più ritorno essendosi definitivamente trasferite, insieme al quadro della Madonna della Scala, in un omonimo monastero costruito entro le mura della città. Purtroppo questo quadro andò distrutto durante il terremoto del 1908 che colpì Messina e Reggio Calabria. Nel quinquennio 1951 – 55 vennero effettuati dei restauri a cura della Soprintendenza alle Belle Arti, durante i quali furono restaurati gli archi, i pilastri e i relativi capitelli che erano andati danneggiati, contestualmente fu costruito anche un muro di arginamento in calcestruzzo armato, con l’intenzione di proteggere il monumento dalle alluvioni e che, in realtà, lo ha parzialmente occultato alla visione. Attualmente dell’antico monastero non vi è traccia apparente. Di certo si sviluppava sul lato sinistro della chiesa come dimostra un accenno di ponte che finisce drasticamente conficcato in una fitta muraglia di vegetazione spontanea.

Questo tempio circondato dalla natura, dal silenzio, è un luogo dello spirito e dell’anima che ha tanto da raccontare e da lasciare come testimonianza, va senza dubbio riscoperto e valorizzato. La storia e l’architettura medievale di un castello incantato riconducono in una dimensione fanciullesca di fiabe, segreti e misteri ancora da scoprire e svelare, nell’attesa che finalmente ci si renda conto di come la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio artistico possa diventare lo strumento trainante per lo sviluppo di una intera zona che sembra quasi soccombere sotto gli svincoli autostradali e la mano dell’uomo.