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Doping alle Olimpiadi di Tokyo: da Sun Yang ai casi Russia e USA. Ma nei pesi l’Italia (pulita) vuole stupire

Nino Pizzolato Foto Ansa

Da Sun Yang al doping di stato in Russia, passando per i 3 positivi nell’atletica USA: le sostanze illegali tornano a macchiare le Olimpiadi. Rigidi i controlli nel sollevamento pesi, disciplina in cui l’Italia punta ad almeno 2 medaglie

Puntuale come sempre, quando (purtroppo) si parla di Olimpiadi, si presenta il fantasma del doping. Tanti i casi, molti dei quali clamorosi, riguardanti assenze a causa di positività a sostanze vietate dal regolamento. Quella che ha fatto più rumore è senza dubbio quella del fenomeno cinese Sun Yang, 3 volte oro olimpico per nuoto: fermato 8 anni per aver rotto la provetta con le sue urine impedendo il controllo, il Tas ne ha dimezzato la pena, ma a Tokyo non ci sarà. Altrettanto clamorosa la questione della Russia, accusata di doping di Stato: a Tokyo andranno solo gli atleti non incappati nella rete dell’antidoping, ma sena inno nè bandiera. Guai anche per gli Stati Uniti che hanno perso tre nomi dell’atletica: Christian Coleman, Sha’Carri Richardson, Brianna McNeal. Coleman, campione del mondo nei 100 nel 2019, è stato fermato per aver mancato 3 volte consecutive l’appuntamento con l’antidoping. La McNeal, olimpionica nei 100 ostacoli a Rio, è stata ritenuta colpevole di “manomissione nel processo di gestione dei risultati” da un tribunale disciplinare. La 21enne promessa dello sprint, candidata all’oro nei 100 femminili, Sha’Carri Richardson non ci sarà invece per una positività alla cannabis: la ragazza ha spiegato di aver fumato uno spinello per alleviare il dolore dovuto alla morte della madre biologica, ma la giustificazione non è bastata.

Controlli severi nel sollevamento pesi: l’Italia punta almeno a 2 medaglie

Nella disciplina del sollevamento pesi si è arrivati ad una riduzione netta di 64 atleti con tanto di abolizione di una categoria di peso fra quelle maschili. Da 260 atleti nelle altre edizioni si è scesi a 196 in quella odierna. Il Cio opta sempre per la mano pesante davanti ai casi di doping. Nella disciplina, l’Italia porta ben 5 azzurri alle Olimpiadi, risultato storico per la Fipe: Nino Pizzolato (81 kg), Mirko Zanni (67 kg), Davide Ruiu (61 kg) Giorgia Bordignon (64 kg), Maria Grazia Alemanno (59 kg). Neanche a dirlo, tutti in regola, e la qualità è molto alta: Pizzolato, impegnato nella categoria fino a 81 kg, si presenta ai Giochi da Campione Europeo in carica, terzo nel ranking mondiale; Zanni (67 kg) si presenta come quinto nella classifica olimpica ufficiale; Ruiu (61kg), il più giovane della spedizione (20 anni), è 15° nel ranking, e Bordignon (64 kg) si presenta alla sua seconda Olimpiade consecutiva da sesta nel ranking. Secondo il presidente federale, Antonio Urso, “almeno due di loro possono lottare per una medaglia importante“, mentre sottolinea che “la qualità e il numero dei qualificati dimostra la crescita tecnica di tutto il team e della Fipe, diventata un punto di riferimento a livello internazionale. Possiamo affermare di aver creato una scuola internazionale di pesistica olimpica“.

Una curiosità per concludere. Nella Nuova Zelanda, per la categoria +87 kg donne, sarà in gara Laurel Hubbard, il primo transgender della storia dei Giochi. Fino ai 35 anni era un uomo, dal 2917 gareggia in campo femminile dopo essersi sottoposta a tutti i test e le cure del caso.