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Coronavirus, Costa sulla variante Delta: “non dobbiamo trasformare la prudenza in paura”

Coronavirus, Costa: “obbligo di vaccinazione per il personale scolastico? Al momento quest’ipotesi non è sul tavolo, ma è una riflessione che dovremo fare”

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa è intervenuto ai microfoni della trasmissione Restart 264 condotta da Aurora Vena e Lorenzo Capezzuoli Ranchi su Cusano Italia TV.

Sulla diffusione della variante Delta. “Bisogna essere prudenti, ma non dobbiamo trasformare la prudenza in paura –ha affermato Costa-. Guardando i dati degli altri Paesi, osserviamo che la variante Delta è molto meno aggressiva e raramente provoca delle ospedalizzazioni. Dobbiamo proseguire la campagna vaccinale nella consapevolezza che il vaccino è la via d’uscita da questa pandemia e i dati dimostrano che è efficace anche contro la variante Delta quindi ci permette di guardare al futuro con ottimismo, con la speranza di proseguire in questo percorso di ritorno alla normalità. Dobbiamo convincere i cittadini che sono scettici sul vaccino. Bisogna poi incrementare e migliorare il tracciamento così come il sequenziamento del virus. Non dobbiamo soffermarci solo sul numero dei contagi, questo sarebbe sbagliato e rischierebbe di diffondere un sentimento di paura. Dobbiamo valutare con attenzione e monitorare quanti nostri concittadini vengono ricoverati e quanti finiscono in terapia intensiva. Non ci dobbiamo spaventare se c’è un aumento dei contagi, se questi contagi non provocano ospedalizzazioni. Io non so neanche se abbia ancora senso comunicare ogni giorno i dati, credo ci sia bisogno di fare considerazioni diverse con un approccio diverso, oggi la vera sfida è far comprendere ai cittadini che dobbiamo vaccinarci e dovremmo concentrarci su questo”.

Sugli over 60 non vaccinati. “Bisogna approfondire e capire, non abbiamo ancora dati precisi che ci consentano di comprendere la vera entità dei problemi di chi non si vuole vaccinare. Credo che una delle ragioni sia legata allo scetticismo e un’altra legata al territorio. I grandi hub vaccinali rappresentano una sraordinaria opportunità per i grandi centri urbani, ma mi auguro che con la maggiore disponibilità di vaccini i medici di medicina generale e le farmacie possano aiutarci ad incrementare la vaccinazione di questa categoria cercando di arrivare in maniera capillare su tutto il territorio nazionale. Quindi confido che i numeri dei non vaccinati in questa fascia d’età nelle prossime settimane scenderanno parecchio. Poi arriverà il momento in cui dovremo affrontare il problema di chi non si vuole vaccinare, ma oggi siamo ancora in una fase in cui abbiamo più cittadini che vogliono vaccinarsi rispetto alla disponibilità di vaccini”.

Sui ritardi nelle consegne. “Siamo nelle condizioni di procedere al ritmo di 500mila vaccinazione al giorno e di raggiungere l’immunità di gregge entro fine settembre come ha dichiarato il generale Figliuolo. Per quanto riguarda le Regioni, ad oggi la struttura e la logistica erano probabilmente in grado di imprimere un ulteriore cambio di passo alla campagna vaccinale, è chiaro che la vicenda Astrazeneca ha indotto ad una riprogrammazione che ha creato qualche difficoltà alle Regioni, ma sul fatto di mantenere le somministrazioni al ritmo di 500mila al giorno non credo ci saranno problemi perché le dosi ci sono”.

Sulla terza dose. “E’ una scelta che la politica dovrà fare nel momento in cui la comunità scientifica e il Cts ci daranno indicazioni chiare. Le indicazioni che abbiamo oggi ci dicono che probabilmente una terza dose ci vorrà, per quanto riguarda l’arco temporale si ragiona intorno all’anno. Considerando che abbiamo iniziato la vaccinazione a fine dicembre è verosimile che alla fine di quest’anno potrebbero cominciare le somministrazioni delle terze dosi”.

Sulla scuola. “Al momento l’ipotesi di estendere l’obbligo vaccinale al personale scolastico non è sul tavolo perché non abbiamo ancora numeri certi che ci permettono di identificare l’entità del problema. Qualora ci dovesse essere una problematica rilevante sotto questo aspetto è una delle riflessioni che certamente dovremmo fare. Le scuole possono e devono diventare luoghi sicuri. Di fronte a studenti vaccinati, non solo la scuola in presenza ma credo che si possa anche valutare l’ipotesi di non tenere più la mascherina durante le lezioni in classe con il distanziamento. Quello di ricominciare la scuola in presenza deve essere un obiettivo primario del governo. Anche il premier Draghi durante il suo insediamento ha messo in evidenza con forza questa necessità. Io credo che le condizioni per poterlo fare ci sono. Dobbiamo incrementare la comunicazione cercando di aumentare il rapporto di fiducia nella consapevolezza che il ritorno a scuola in presenza dipenderà molto anche da quanto i nostri ragazzi si vaccineranno”.

Sull’ipotesi della scuola in presenza solo per gli studenti vaccinati il sottosegretario aggiunge: “Queste sono riflessioni che la politica sarà chiamata a fare non appena ci saranno elementi su cui riflettere. Oggi siamo in un tempo ancora lontano da questa riflessione e dobbiamo fare delle valutazioni. Non possiamo permetterci di creare delle diseguaglianze. Dobbiamo prima di tutto mettere nelle condizioni tutti i ragazzi di potersi vaccinare e questo è l’obiettivo primario del governo. Dopodiché dovremo valutare attentamente quanti saranno quelli che non accetteranno il vaccino e che non si vorranno vaccinare. Solo a quel punto potremmo fare delle riflessioni e potremmo anche mettere in atto delle decisioni e dei provvedimenti diversi, oggi credo che siamo ancora in un tempo in cui dobbiamo veicolare un messaggio positivo e di fiducia nei confronti dei vaccini”.

Sulla sospensione degli operatori sanitari non vaccinati. “L’obbligo normativo nasce da un principio semplice, quello di tutelare la salute dei nostri cittadini. Un cittadino che entra in una struttura ospedaliera non deve correre il rischio di essere contagiato proprio da chi lo dovrebbe curare. Uno non è obbligato a stare in corsia, se non vuole vaccinarsi si troveranno altre mansioni da svolgere non a contatto con i pazienti. Sarebbe una follia non tutelare i pazienti, specie in presenza della variante Delta che è molto più contagiosa. Decideranno poi i tribunali se il principio della norma sia giusto, ma al di là di questo credo ci sia un principio del buon senso e del senso di responsabilità che deve andare oltre”.