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Messina, la Chiesa SS. Annunziata dei Catalani racchiude la storia della città: le origini e le sue infinite ricchezze

chiesa maria santissima annunziata dei catalani

E’ denominata anche “Annunziata di Castello a mare” o di “Castellammare” per la sua vicinanza all’omonima fortezza ubicata a guardia dell’insenatura del porto e della darsena

La chiesa SS. Annunziata dei Catalani fu edificata a Messina (oggi su quella che è chiamata Via Giuseppe Garibaldi) nel periodo che va dal 1150 al 1200, secondo la tradizione sugli avanzi del tempio di epoca classica dedicato a Nettuno. Rimodulata sotto il regno di Guglielmo II di Sicilia secondo i canoni nordici, in quegli anni risulta inserita dentro le mura del Castello a Mare adiacente all’Arsenale Militare. Moderni piani urbanistici imposero la progressiva demolizione della fortificazione, l’apertura di nuove piazze, il tracciato di strade, la costruzione di unità abitative, il definitivo allontanamento dell’Arsenale Militare e dei cantieri per la fabbrica delle navi. Denominata anche “Annunziata di Castello a mare” o di “Castellammare” per la sua vicinanza all’omonima fortezza ubicata a guardia dell’insenatura del porto e della darsena, nel secolo XIII° fu accorciata con arretramento della facciata, probabilmente a seguito di un terremoto e sulla nuova parete vennero inseriti i tre portali, il mediano centinato e i laterali architravati con arco di scarico.

Dopo i danni provocati in città dal terremoto della Calabria meridionale del 1783 la chiesa diviene sede parrocchiale in sostituzione della chiesa di San Nicolò all’Arcivescovado gravemente compromessa. Il capolavoro di Polidoro Caldara da Caravaggio raffigurante l’Andata al Calvario fu donato a Ferdinando III di Sicilia dall’Arciconfraternita dei Catalani dopo il terremoto e inserito nella quadreria regia della Galleria di Capodimonte di Napoli. Particolari gli antichi stipiti del portale centrale decorati da antiche iscrizioni arabe realizzate a tarsia di marmo verde inneggianti al Gran Conte di Sicilia Ruggero I. A fine Ottocento furono cedute dal principe Papardo del Parco Governatore del sodalizio laicale al Museo Civico per passare dopo il terremoto del 1908 nelle collezioni del Museo Regionale di Messina.

Il portale principale, sormontato dallo stemma romboidale aragonese, presenta caratteri tardo romanici normanno-lombardi nei capitelli e bizantini negli stipiti, mentre elementi di imitazione tardo-romana si riscontrano nei capitelli dei portali minori. All’interno, le colonne rincassate dell’abside maggiore e alcuni capitelli testimoniano dell’influenza araba; di quella arabo-bizantina nella cordonatura dell’arco trionfale e nella sua morfologia a peduccio rialzato; di quella normanno-lombarda le strette ed alte finestre delle navate e della cupola e di quella bizantina, per la maniera di trattare con spessi strati di calce e lunghi mattoni la cupola, l’abside e le finestre, oltre alla copertura della navata principale di tipo mediterraneo a volta a botte, elemento tipicamente bizantino con agganci al razionalismo costruttivo arabo. Tutto ciò conduce ad un eclettismo architettonico che caratterizza la chiesa dei Catalani nella sua diversità da altri monumenti normanni dell’Italia meridionale: in essa si condensano culture latine, bizantine ed arabe. La chiesa attualmente comunque si presenta parzialmente interrata per via delle macerie causate dal sisma del 28 dicembre 1908 che vennero spianate innalzando così il piano stradale di circa tre metri.