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Accendete le vetrine del corso, per favore

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Sul corso Garibaldi di Reggio Calabria molti negozi restano al buio nelle ore serali e notturne: uno spettacolo non degno del principale salotto cittadino dello shopping, del commercio e del turismo

Accendete le vetrine del corso, per favore. 

Capisco che il momento è sfavorevole, probabilmente il più difficile della storia. Capisco le difficoltà economiche, la necessità di risparmiare e abbattere i costi, per evitare il fallimento. Capisco cosa possa aver significato dover chiudere per legge, per lunghi mesi. Capisco il brivido dell’incertezza, lo sconforto dell’insicurezza, il dramma del veder concretizzarsi lo spettro peggiore. I dipendenti in cassa integrazione, che non arriva. I titolari con le mani legate, attingere dai risparmi di una vita finchè ce n’è. 

In uno scenario di tale crisi potrebbe sembrare superfluo attaccarsi alle luci delle vetrine, ma ieri sera è capitato che sul corso Garibaldi ho visto una giovane coppia dei rari turisti che ancora frequentano la nostra città, avvicinarsi ad una vetrina e accendere la torcia del loro smartphone per poter leggere i prezzi indicati negli appositi cartelli relativi ai prodotti esposti. Ho provato imbarazzo, da reggino. Nella principale via dello shopping cittadino, una Ztl frequentata giorno e notte da migliaia di pedoni, unica area della città che accoglie i turisti mostrando prodotti commerciali di vario genere in vendita, sarebbe opportuno che le vetrine rimanessero illuminate h24 e 7 giorni su 7, come in tutte le altre città. Per consentire a chi vuole di guardarle, per attirare clienti che possono vedere qualcosa di interessante e tornare a comprarla il giorno successivo, per mostrare una città viva. 

Non voglio contestare scelte che ognuno è ovviamente libero di fare in casa propria, nè permettermi di fare i conti in tasca agli altri. 

Ma ci sono tante altre strade della città, dal viale quinto a santa Caterina, dove la sera non passa quasi nessuno tantomeno se si tratta di turisti che arrivano da fuori. Chi vuole optare per una soluzione al risparmio, quindi, ha solo l’imbarazzo della scelta sulle zone della città in cui intraprendere la propria attività. 

Ma avere un negozio sul corso Garibaldi significa anche essere l’immagine della città. Significa anche contribuire a mostrarsi belli o brutti, per come si è. E allora chi ha un negozio sul corso Garibaldi è ovviamente più esposto al pubblico, ai turisti, ai forestieri. E fornisce un’immagine di Reggio tanto quanto lo fa il decoro pubblico della città (oggi purtroppo perduto). Non adeguiamoci tutti, però, al degrado imperante.

Le lampadine a led (basso consumo, risparmio energetico, sostenibilità ambientale) più costose consumano 11 watt l’ora, per un costo mensile inferiore ai 5 euro se accese per 12 ore al giorno. Se è così difficile trovarli, persino per quelle grandi catene che lasciano le vetrine al buio, potete inventarvi qualcosa. Chiedere aiuto agli enti locali, che dovrebbero avere tutto l’interesse di una Reggio più accogliente e luminosa. Basterebbe una piccola esenzione sulle tasse comunali o regionali per consentirvi di risparmiare il costo dell’illuminazione notturna nelle vetrine. Oppure potreste inventarvi delle sponsorizzazioni, “questa vetrina è illuminata grazie a…”. Certamente qualcuna potrebbe contibuire ad accenderla anche StrettoWeb. 

Organizzatevi, chiedete aiuto, parlate alla città. Ma, per favore, non spegnete le vetrine del corso la sera quando chiudete i negozi. 

Significa spegnere la nostra città.