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Reggio Calabria, il Dott. Giovanni Spanò lascia il Gom dopo 35 anni. La lettera di addio e un prezioso insegnamento: “nessuno deve restare o sentirsi solo”

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La lettera di commiato del Gom del Dott. Giovanni Spanò, Direttore della U.O.C. di Otorinolaringoiatria

Un’esperienza lavorativa lunga 35 anni, svolta con grande impegno e passione. Ha scritto una lunga lettera all’azienda e ai suoi pazienti il Dott. Giovanni Spanò, Direttore della U.O.C. di Otorinolaringoiatria del GOM di Reggio Calabria, per informare del suo addio e informare tutti. Di seguito il suo messaggio, pubblicato sul sito ufficiale dell’Ospedale:

“Tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine (Buddha). E anche la fine della mia esperienza al GOM doveva pur arrivare! Ho iniziato a lavorare nel 1981 quando avevo appena compiuto 24 anni. Sono arrivato in questo Ospedale nel 1986 da giovane medico con un’esperienza professionale accumulata tra la guardia medica e l’ospedale psichiatrico (in qualità di medico, s’intende!) e tanta e tanta voglia di fare.
Sono stato trasferito dall’Ospedale Psichiatrico al Pronto Soccorso Chirurgico (che giudico altamente formativo se fatto con passione), dalla sera alla mattina, perché ero il più giovane degli ultimi assunti. Si trattava di un trasferimento per un mese ma ci son rimasto 4 anni, nondimeno, alla fine, è arrivata la destinazione a cui aspiravo per mettere a frutto la mia specializzazione: il Reparto di Otorinolaringoiatria.
Mi ha fatto da chioccia il professore Luvarà, che tanto ha dato a questo ospedale. Con lui ho incontrato e lavorato con i colleghi Scambia, De Carlo, Morabito, Violante, nomi poco noti a quasi tutti voi, ma dalla cui esperienza ho tratto tanto. È stata una scuola professionale e di vita che ho portato con me per tutta la carriera.
A me si aggiunsero successivamente altri due giovani medici: Arturo Sorbo e Vittorio Perone. Eravamo “i ragazzi di Otorino”; un legame che va oltre il rapporto professionale condiviso per trent’anni e che ci ha visto trascorrere insieme più tempo che con le nostre famiglie.
Il tempo passava e si succedevano altri primari. Prima il dottore Galati, una meteora che attraversò l’ospedale per sei mesi, e quindi il dottore Zappone. Con lui furono pochi ma intensissimi anni, che portarono novità gestionali e tecniche chirurgiche che fino ad allora non esistevano in ospedale. Andò via per motivi che non è questa l’occasione di ricordare.
Quindi è stato chiamato a dirigere il reparto il dottore Gurrieri. Un esperto professionista, non più giovane, che portava con sé un immenso bagaglio di esperienza professionale e di umanità che, da molti in ospedale, non è stato compreso. È stato veramente un Maestro. Ha dato a tutti noi la consapevolezza che non eravamo da meno rispetto agli altri reparti di Otorinolaringoiatria d’Italia. Ci ha messo in condizione di offrire all’utenza quelle risposte che molti cercavano e cercano in ospedali del Nord. È stato lui il vero salto di qualità per l’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria di Reggio Calabria.
Dal 2006 mi sono ritrovato a dirigere il reparto. “Mi son ritrovato”, sì! Perché la cosa non era assolutamente nei miei programmi, ma una serie di combinazioni mi hanno portato a ricoprire il ruolo. Non era facile pensarlo, figuriamoci accettarlo. Ma una sorta di imprimatur interno da parte dei colleghi di reparto, Arturo Sorbo e Vittorio Perone ai quali si era aggiunto Giancarlo Cannizzaro, mi ha spinto ad accettare. In questi quindici anni altri Colleghi si sono aggiunti a noi. Alcuni solo temporaneamente, come Antonio Cassone, Ninni Pellegrino, Alessio Luppino, altri definitivamente: dapprima Enzo Loiacono e, successivamente, Viviana Sicari e Giovanna Gangemi. Ultima arrivata, più giovane di tutti, è Teresa Franco, che spero possa essere uno dei pilastri dell’U.O. nei prossimi decenni.
In tutti questi anni di servizio una regola che ci ha guidato è stata quella che “nessuno deve restare o sentirsi solo”. Tutti possono contare su tutti, sia nell’attività professionale che nella vita privata. Ed io posso dire con certezza di non essere mai stato lasciato solo né nell’una né nell’altra. Chiunque abbia avuto bisogno ha trovato delle mani disponibili a risolvere un problema medico o un abbraccio consolatorio nei momenti tristi della vita extra-ospedaliera che tutti noi abbiamo vissuto.
Non potrò dimenticare il personale infermieristico del reparto. Sono stati tanti e molti di loro non ci sono più. Ricordo per tutti il caposala degli anni 80-90 Roberto Cannistraci, Enzo Blasimme e la Capo Sala dal ‘98 fino a pochi anni fa, Adriana Falco. Un grande abbraccio va agli infermieri di questi ultimi anni che, nonostante le difficoltà lavorative sopraggiunte, son riusciti a dare il meglio di loro stessi. Ma una infermiera in particolare mi permette di ricordare tutti: è Dora Tripodi che rappresenta la memoria storica del Reparto; c’era quando io arrivai e c’è stata fino a due anni fa.
Un pensiero va a tutto il personale del gruppo operatorio e, in particolare, a Nunzio che per vent’anni ha condiviso ansie, sacrifici e soddisfazioni con me, senza mai guardare l’orologio. Un immenso “Grazie” a tutti voi che siete un pilastro dell’Ospedale.
Un grazie va a tutto il personale amministrativo e ai vari management succeduti nei decenni. Non tutti hanno supportato adeguatamente l’Unità Operativa, ma si sa che la nostra specialità viene considerata spesso, e con grande torto, di secondo piano, e trova grande difficolta ad essere tenuta nella giusta considerazione.
Ho visto crescere questo Ospedale che è stato sempre il migliore della Calabria. Ho avuto la fortuna di conoscere, e perché no, confrontarmi con grandi Medici che lo hanno valorizzato nel contesto nazionale. Cito solo alcuni: La Nucara, Lamantea, Pandolfo, Neri, Poeta, Foti, Zoccali, Mazzitelli, Polimeni, Cafarelli, Nicolò, Trapani, Cozzupoli, Topa… e tanti altri a voi noti.
Al Management attuale che si è trovato ad affrontare sin da subito la Pandemia, il momento più difficile che io ricordi insieme al 1992, va il mio più sentito grazie per quello che è riuscito miracolosamente a fare. So che la situazione attuale ha richiesto delle decisioni drastiche. Questo ha comportato uno stravolgimento dell’attività di tutto l’ospedale che ha coinvolto in maniera pesante il reparto di Otorinolaringoiatria.
Ma sono certo che i sacrifici che ancora oggi sopporta l’Unità Operativa saranno presto ripagati con la consegna di un nuovo reparto efficiente e funzionale, per potergli dare la possibilità di esprimere tutta la sua grande potenzialità.
Lascio a collaborare con Voi un gruppo di persone (medici, personale infermieristico e tecnico) altamente qualificate, a cui va il mio più grande ringraziamento e un caloroso abbraccio.
Chiedo scusa per tutto ciò che non son riuscito a fare o se i miei comportamenti hanno offeso qualcuno. Credetemi, non era nelle mie intenzioni!
Nel mio studio ospedaliero qualcuno ha notato appeso al muro un quadretto dove avevo ripreso una bellissima frase del Prof. G. Cesana (docente Facoltà di Medicina Milano Bicocca):
Di fronte a un uomo o a una donna che soffre è necessaria la presenza di un altro uomo o di un’altra donna, che non solo siano capaci di aiutare, ma anche che lo desiderino.
Un Ospedale senza questa presenza sarebbe una “industria del dolore”, probabilmente assai meno efficiente anche da un punto di vista produttivo.
Ho fatto di tutto per cercare di vivere la professione nel rispetto di questa massima e, spero, di aver fatto felice almeno mio padre che, in punto di morte, invitò me e mio nipote, anch’egli medico ospedaliero, “a non dire mai di essere stanchi di fare del bene”.
Concludo con una frase quasi fatta: ho dato tanto per l’Ospedale, ma ho ricevuto tantissimo sotto tutti i punti di vista.
Un grande abbraccio a tutti. GRAZIE”.
Giovanni Spanò