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Reggina, la commovente lettera di un tifoso: “Aglietti, grazie per quell’incredibile autografo dopo l’espulsione di 26 anni fa”

reggina aglietti vecchio stadio comunale

Reggina, la toccante testimonianza di un tifoso che ricorda un episodio particolare di 26 anni fa

Il ritorno di Alfredo Aglietti alla Reggina, stavolta come allenatore, ha entusiasmato i tifosi amaranto. Uno di loro, Giovanni Romeo, ha inviato a StrettoWeb una lettera-testimonianza che pubblichiamo di seguito:

Buon pomeriggio a tutta la Redazione di StrettoWeb,

vi scrivo dopo aver letto i vostri articoli, sfogliato le foto e osservato i video della presentazione del nuovo allenatore amaranto Alfredo Aglietti. Ho letto anche la vostra bella intervista a Mimmo Praticò, quelle dei giorni scorsi a Lillo Foti e Franco Iacopino, le bellissime riflessioni di Cicciù sull’arrivo del mister. Senza alcuna pretesa, vorrei proporvi una mia testimonianza personale che in questi giorni mi torna in mente in continuazione e che ho piacere a condividere con tutti i vostri numerosi lettori.

Quando Aglietti giocava nella Reggina ero molto piccolo: durante la stagione della promozione in serie B del 1995 avevo solo 6 anni, non ricordo i nomi e le tattiche della squadra ma mi rimbomba ancora in testa il coro della Curva, che allora era la Curva Nord, “dài Aglietti facci un gol, dài Aglietti facci un gol, dài Aglietti facci un gol, faccelo per noi” che canticchiavo ogni domenica per tutta la sera dopo che mio padre mi accompagnava a vedere la partita nella tribuna coperta del vecchio stadio Comunale, quella in cui dovevamo lottare con i pilastri della copertura per non perdere i tocchi nevralgici della gara.

Oltre alla canzoncina dei tifosi, di Aglietti ricordo un episodio particolarissimo che è ad onore del vero uno dei pochi ricordi della mia infanzia che dopo tanti anni riesco a conservare indelebili nella mia memoria, a testimonianza di quanto siano grandi le emozioni che il calcio e la Reggina riescono a trasmettere a noi tifosi e appassionati. Non ricordo ovviamente la partita, ma credo che Aglietti fosse stato espulso, oppure forse sostituito, ma credo espulso perchè ricordo proprio questo particolare, che era molto arrabbiato e stava uscendo dal campo. Io avevo 6 anni ed ero in tribuna coperta, e insieme ad un altro piccolo gruppo di bambini, potevamo essere otto, nove, una decina al massimo, quando abbiamo visto Aglietti arrivare verso il nostro settore per guadagnare la strada degli spogliatoi, ci siamo avvicinati e siamo riusciti a raggiungerlo, potevamo vederlo da vicinissimo, parlargli, toccarlo. Era un calcio d’altri tempi, oggi impensabile. Io me lo ricordo benissimo, come se fosse oggi, enorme per me che avevo 6 anni e per guardarlo in faccia dovevo volgere la testa verso il cielo, così grande e tutto completamente sudato.

In campo continuava la partita, ma a noi non interessava più nulla, eravamo accanto al nostro campione che era lì con noi, proprio lui a cui la curva dedicava quel coro personalizzato. Era incupito, arrabbiato, e noi bambini nella nostra spensierata ingenuità abbiamo pensato bene di… chiedergli l’autografo! Non era ancora tempo di smartphone e selfie: l’autografo era il più prezioso ricordo di un incontro con un personaggio famoso e un calciatore. Ma la cosa più bella fu che Aglietti così grande, così sudato e così arrabbiato, si fermò con noi e non se ne andò finchè non finì di fare l’ultimo autografo. Neanche un bambino è rimasto senza. Ricordo ancora quel pezzo di carta, conservato gelosamente nel mio cassetto accanto il letto. Sembrava uno scarabocchio, di quanto velocemente lo aveva fatto, comprensibilmente visto il momento. Ma altri calciatori facevano scarabocchi sempre, anche quando li beccavi in momenti molto più tranquilli. La prossima volta che torno a casa mia a Reggio farò una foto e ve lo manderò in redazione, affinchè lo possiate pubblicare. Adesso purtroppo non è con me, perchè vivo fuori città. Ho quasi 33 anni e ho vissuto dal vivo gli anni più belli della Reggina a Reggio, la serie A durante le scuole medie e superiori, le foto (quelle con il rullino che poi si dovevano sviluppare) e gli autografi con grandi campioni del calibro di Andrea Pirlo, Roberto Baronio, Possanzini e poi Mozart, Paredes, ovviamente Ciccio Cozza, ma anche Nakamura, Amoruso, Di Michele, Bonazzoli, fino ad Acerbi. Ma quel ricordo di Alfredo Aglietti è il più bello in assoluto che è mai rimasto nel mio cuore, quell’autografo la reliquia a cui sono più legato. Perchè mi ricorda un calcio che non c’è più, romantico e genuino, fatto di gesti che da bambino mi hanno fatto innamorare di questo sport. Sapere che Aglietti è di nuovo “a casa”, nella mia casa, nella sua casa ricordo di tanti episodi belli, mi riempie di gioia non solo da tifoso della Reggina, ma anche da uomo appassionato e speranzoso che quel calcio sia ancora vivo nei valori e nei principi dei suoi protagonisti a fronte della triste deriva del Dio denaro che ha sostituito ogni principio umano, come vediamo ogni giorno dalle scelte dei vari Donnarumma, Conte etc. etc.

Grazie Aglietti, per quel gesto di 26 anni fa e per essere sempre rimasto l’uomo vero che sei. 

E grazie a StrettoWeb se vorrete pubblicare questa mia testimonianza.

Giovanni Romeo“.