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Reggina, il 7 giugno 2011 l’amaro 2-2 di Novara. Atzori: “orgoglioso di vedere Acerbi e Di Lorenzo in Nazionale 10 anni dopo, Reggio deve esserne fiera”

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Reggina, intervista a Gianluca Atzori: l’allenatore della semifinale playoff persa senza mai perdere una partita contro il Novara dopo lo 0-0 del Granillo e il 2-2 del Piola con il pari di Rigoni al 90°

Oggi è il 7 giugno 2021 ed esattamente dieci anni fa, il 7 giugno 2011, la Reggina sfiorava il ritorno in serie A che sfumava al 90° minuto della semifinale playoff sul campo del Novara, dove Rigoni inventava un euro-gol che pareggiava i conti (2-2) ed eliminava gli amaranto per la peggior posizione in classifica nonostante il doppio pareggio (al Granillo era finita 0-0) e il maggior numero di gol fatti in trasferta. Ai microfoni di StrettoWeb, mister Gianluca Atzori ricorda quella serata così triste e amara per i colori amaranto: “Di quella partita conservo una grande delusione, è uno dei miei ricordi più importanti e intensi. Mi ricordo benissimo le mie sensazioni a bordo campo, in panchina. Ero convinto che avremmo vinto perchè avevamo dominato la partita attraverso il gioco, ed ero orgoglioso di questo. Quella era una grande squadra che giocava a viso aperto grazie al coraggio di quei ragazzi giovanissimi. La più grande soddisfazione me la diede il Presidente Lillo Foti quando mi disse che mai la Reggina si era presentata in B con 14 ragazzi del Sant’Agata, e quell’anno stavamo vincendo il campionato con i ragazzi del vivaio del Sant’Agata. Per me è stata una grandissima attestazione di lode, perchè vedere i giovani che crescono seguendo le tue indicazioni è la più grande soddisfazione che un allenatore può avere. Quella sera eravamo andati in casa della corazzata Novara e al novantesimo vincevamo 1-2 con la forza del gioco. Mi ricordo che in panchina mi cullai un pochettino, dentro di me pensai che era fatta quando loro sono rimasti in dieci, poi l’espulsione di Colombo ha riportato la parità numerica in campo e credo che gli abbia dato la spinta per provarci, perchè altrimenti se fossero rimasti in inferiorità numerica non avrebbero neanche costruito quell’ultima palla gol. E’ un grande rammarico, è stata una delusione incredibile. Non so perchè, ma avevo la sensazione che quell’anno saremmo saliti in serie A, invece quella sera ho preso una mazzata tremenda. Sembrava si incastrassero tutte le coincidenze, invece quel tiro così fortuito, che anche se lo ripete dieci volte, nove volte manda la palla in tribuna, ci ha spezzato ogni sogno. E’ stata una delusione pazzesca“.

Foto di Simone Pizzi / StrettoWeb

Atzori ricorda quella stagione con la voce emozionata: “E’ stato un anno bellissimo. Io porto Reggio sempre nel cuore perchè calcisticamente è una città unica. Io ho giocato a Reggio, e poi ho allenato a Reggio. E come ho giocato a Reggio, non ho giocato da nessun’altra parte. E come ho allenato a Reggio, non ho allenato da nessun’altra parte. Reggio è un ricordo bellissimo, quella stagione è stata entusiasmante. L’ambiente veniva da un periodo molto complicato dopo la retrocessione dalla A e il fallimento della prima stagione in B, quella di Novellino partita con grandi aspettative poi non rispettate dal campo. Per me fu un ritiro difficilissimo da gestire perchè c’erano 33 calciatori, di cui alcuni messi fuori rosa dalla società che non poteva più sostenere il loro ingaggio senza il paracadute della retrocessione dalla A che c’erano l’anno prima quando Foti aveva allestito una grandissima corazzata. Assicuro che era un grande casino… C’era Brienza, Bonazzoli, altri big … per fortuna poi almeno Bonazzoli è rimasto. Io cercavo sempre di coinvolgere tutti, come ho sempre fatto, io non ho mai fuori rosa, ma quando dovevo lavorare tatticamente ero costretto ad escluderli. Era tutto in salita, ma la cosa che più ricordo è lo scetticismo intorno a quella squadra. Tutti ridacchiavano sotto i baffi, “ma dove devono andare con quest’organico”. Questo clima ci ha caricato, ci ha dato una grande spinta per dimostrare chi eravamo e cosa eravamo. Nel calcio le motivazioni fanno tutto. Poi mi è dispiaciuto molto perdere Missiroli a Gennaio, la seconda parte del torneo l’abbiamo fatta senza Simone che era un calciatore importantissimo per noi. E’ stato un grande rammarico non averlo a Novara. Ma anche se ci fosse stato Brienza avremmo vinto il campionato. Ormai è inutile, dopo dieci anni, vivere di rammarico: ricordiamo le cose belle, rimane una stagione bellissima fatta senza nulla, senza spese, a dimostrazione che se costruisci un gruppo omogeneo e motivato, porti i risultati. Invece l’anno prima, quando c’era una vera corazzata, senza le motivazioni giuste non si è andati da nessuna parte. La forza di un calciatore sta soltanto nelle motivazioni che ha dentro, il calcio è questo“.

Foto di Ketty D’Atena / StrettoWeb

Atzori li ricorda tutti, uno ad uno, i ragazzi di quella squadra. Da Puggioni, “un grande portiere“, a Rizzo e Viola, “penso avessero 20 anni, nessuno scommetteva un centesimo, sono stati padroni del centrocampo in tutti i campi“, ma anche e soprattutto un un giovanissimo Francesco Acerbi che a soli 22 anni, arrivato a fari spenti dalla serie C2, incantò l’Italia e si affermò come il centrale difensivo in assoluto più forte del torneo. In quella Reggina Acerbi giocò sempre: 42 partite stagionali, con due gol tra l’altro bellissimi contro Albinoleffe e Triestina, entrambi di sinistro da fuori. Dopo quella stagione, Acerbi non ha mai più giocato in serie B: ha militato sempre e solo in serie A prima al Chievo, poi al Milan, al Sassuolo e alla Lazio, siglando 17 reti da difensore in 292 partite nella massima serie, oltre ad aver collezionato tra Lazio, Milan e Sassuolo, 10 presenze e 1 gol in Champions League e 24 presenze in Europa League. Ha già indossato 14 volte la maglia della Nazionale e con la Lazio ha vinto una Coppa Italia e una Supercoppa italiana, entrambe nel 2019.

Foto di Danilo Di Giovanni / Ansa

Sapevo che sarebbe arrivato in Nazionale, a qualcuno lo avevo detto già allora. Ho percepito subito che quel ragazzo aveva qualcosa in più, glielo leggevi subito in faccia. Lui quando si allenava aveva il sangue negli occhi, aveva quella motivazione straordinaria che gli ha consentito di sfondare e che ha ancora per mantenersi a quei livelli. Per lui arrivare alla Reggina in B dal Pavia era un passaggio fondamentale: quando s’è ritrovato al Sant’Agata con una squadra così forte, ha visto il suo tramponilo. Era quello che voleva. E aveva fame, quanta fame! Voleva vincere il campionato, metteva in campo tutto, le giuste attenzioni, lo spirito combattivo. Oggi lo vedo giocare in Nazionale, alla Lazio, gioca nella stessa posizione dove lo facevo giocare io, nella difesa a tre e con quello stesso sangue negli occhi. Sapevo che sarebbe arrivato così in alto. Ha lavorato tantissimo per arrivare lì e se l’è meritato tutto, vi ho già raccontato di quel viaggio in aereo…“, ricorda Atzori.

Foto di Cesare Abbate / Ansa

Pochi giorni prima di quella semifinale playoff dal ricordo entusiasmante seppur dal finale amaro, mister Atzori faceva esordire in campionato un giovanissimo Giovanni Di Lorenzo appena 17 enne. Era il 29 maggio 2011 e nell’ultima partita di campionato sul campo del Sassuolo il difensore, cresciuto al Centro Sportivo Sant’Agata nel vivaio della Reggina, giocava egregiamente per tutti i 90 minuti. Di Lorenzo in tre sole stagioni di serie A, dal 2018 al 2021 (la prima con l’Empoli, le ultime due col Napoli) ha collezionato 106 presenze siglando 11 reti e 14 assist. Con il Napoli ha vinto la Coppa Italia 2020, secondo trofeo della sua carriera dopo il Torneo Internazionale Sanremo vinto con la Reggina Primavera nel 2009. In europa ha 8 presenze (e 2 assist) in Champions League, e 8 presenze (con 1 assist) in Europa League, tutte con il Napoli. Adesso Acerbi e Di Lorenzo si sono ritrovati a Coverciano perchè fanno parte entrambi della Nazionale di Roberto Mancini per gli Europei 2021: anche Di Lorenzo ha già vestito la maglia azzurra, 7 volte.

Anche per lui – spiega ancora Atzori – si vedeva subito che c’erano valori importanti. Dal Sant’Agata arrivava una generazione di talenti straordinari, avevamo i fratelli Viola, Barillà, Missiroli, Rizzo, ma c’erano anche Adejo, Cosenza, Maita, Castiglia, Giosa… Vedere che tanti di loro hanno avuto carriere così importanti mi rende orgoglioso. Quei ragazzi a Reggio mi hanno seguito e mi hanno ascoltato. Avere dei giovani che la domenica mettono in pratica ciò che gli spieghi durante la settimana è stata la mia soddisfazione più grande. Li seguo ancora oggi con grande attenzione, mi fa enormemente piacere adesso vederli in Nazionale. I tifosi reggini devono essere orgogliosi di questi ragazzi e di quella stagione. E’ vero che poi il Presidente ha avuto problemi economici ed è saltato tutto, ma la Reggina per come ha lavorato nel settore giovanile e per come è stata brava a portare in prima squadra quei ragazzi, ha reso fiero e orgoglioso un intero territorio. E sono sicuro che oggi a Reggio, in provincia e in tutta la Calabria ci sono tanti ragazzini che hanno voglia di seguire lo stesso percorso, che sognano di fare come Acerbi e Di Lorenzo, che vogliono emulare i grandi. Adesso c’è una nuova società importante e ambiziosa, e secondo me è strategico andare a scovare sul territorio e trovare questi talenti che hanno bisogno degli strumenti giusti per emergere, quelli che al Centro Sportivo Sant’Agata ci sono sempre stati e ci sono ancora“.

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Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

E anche Atzori crede che Aglietti sia l’allenatore giusto per la Reggina: “Alfredo conosce molto bene Reggio, conosce la città e i tifosi. Sa cosa vuole la gente dalla propria squadra, credo che riuscirà a trasmettere ai calciatori il suo senso di appartenenza e la sua regginità. Ha già dimostrato un grande attaccamento a quei colori da calciatore, facendo tanti gol importanti e regalando dei sogni straordinari. Spero che trasmetta questo a tutti perchè per la Reggina parla la storia ed è giusto che i calciatori che indossano quella maglia lo sappiano. La Reggina deve provare a vincere sempre, Alfredo lo sa e si ritrova in un ambiente che non è tranquillo come Chievo, Novara, o Empoli. Reggio è passionale, è una piazza tosta, importante. Ma lui la conosce molto bene, ha una grande esperienza in serie B, gode di grande fiducia della piazza, credo che sia stata una scelta azzeccata e che anche sotto il profilo tattico, di come mette la squadra in campo, possa fare molto bene con la Reggina. Gli auguro il meglio“.