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Ponte sullo Stretto, lo studio sul progetto a campata unica dimostra che si può fare: il moto del suolo alla posizione dei piloni per uno scenario sismico reale

ponte sullo stretto

Uno studio, volto a valutare il carico sismico che ci si potrebbe aspettare ai siti dei piloni del ponte, realizzato sul progetto di oltre 10 anni fa, dimostra che il ponte a campata unica si può fare

Il Ponte sullo Stretto di Messina è tornato nel dibattito politico nazionale dopo la relazione presentata dal Gruppo di lavoro tecnico che – su incarico del Ministero dei Trasporti – ha valutato gli eventuali scenari delle varie idee per collegare Calabria e Sicilia con un “attraversamento stabile”, focalizzandosi in modo particolare su due tipi di ponti (sospeso o a più campate) e due tipi di tunnel (sotterraneo o sottomarino). Ma già dieci anni fa, il progetto definitivo per il Ponte sullo Stretto di Messina era stato approvato dopo decenni di studi, analisi e iter burocratici, tanto che la società appaltatrice ribadisce che per quel progetto, il ponte sospeso a campata unica, “i lavori possono iniziare domani mattina”. Nel corso della fase di studio e progettazione di quel progetto, era stato commissionato anche uno studio per valutare il carico sismico che ci si potrebbe aspettare ai siti dei piloni del ponte.

Dal punto di vista sismologico, la più grande difficoltà nel problema è rappresentare il processo di dislocazione (rottura) sul piano di faglia con grande dettaglio, poiché la distanza più breve tra un pilone e il punto più vicino sulla superficie di faglia è di soli 3-5km”, avevano scritto gli autori dello studio dal titolo “Low-Frequency Seismic Ground Motion At The Pier Positions Of The Planned Messina Straits Bridge For A Realistic Earthquake Scenario”.

ponte sullo stretto di messina

Foto di Projectmate / Ansa

Nello studio, che risale al 2008, gli autori hanno rappresentato la faglia causativa con un denso reticolo di sottofaglie. Per modellare l’evento del 1908, nello studio è stato ipotizzato un terremoto Mw = 7, con una faglia rettangolare di 40X20km e uno scorrimento di tipo inverso (reverse dip-slip). Il lato superiore orizzontale del triangolo è ad una profondità di 3km e l’angolo settentrionale del rettangolo si trova proprio tra i piloni. Nello studio, gli autori hanno messo a confronto un insieme di spettri di risposta di velocità orizzontale (PRV) ottenuti dai loro calcoli con un PRV di riferimento considerato come un limite superiore ragionevole per il possibile moto del suolo vicino ai piloni.

I risultati dello studio suggerivano che “il moto sismico del suolo sotto la Torre Sicilia sovrasta quello sotto la Torre Calabria e che il PRV medio è generalmente sopra il riferimento 1. L’utilizzo di avanzati modelli di faglia e del mezzo, che tengano conto anche degli scatter naturali dei singoli PRV dovuti ad eventi con gli stessi parametri di sorgente, fornisce una base solida per le stime ingegneristiche deterministiche del futuro moto sismico del suolo, avevano concluso gli esperti.

ponte sullo strettoNei giorni scorsi un nuovo studio frutto di una collaborazione internazionale tra il Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche ed Ambientali dell’Università di Catania ha definito con enorme precisione la faglia del terremoto del 1908, che non interessa direttamente né l’area dello Stretto interessata dalla costruzione del Ponte, né la zona in cui sorgerebbero i due piloni, in quanto si trova più a Sud, al largo di Reggio Calabria e poi sulla costa di Catona dove risale l’omonimo torrente fino all’entroterra aspromontano. Secondo gli autori dello studio si tratta di “un’ulteriore rassicurazione per la realizzazione del Ponte”.

Dagli studi emerge, dunque, che è possibile determinare in maniera attendibile le stime del moto sismico del suolo, un aspetto molto importante nella realizzazione del Ponte sullo Stretto. E’ pertanto naturale adeguare gli scenari sismici definiti nel 2008, sfruttando i più recenti e notevoli progressi compiuti nella definizione della pericolosità sismica. Spesso la sismicità dell’area, infatti, viene utilizzata come “alibi” per giustificare posizioni contrarie alla realizzazione del ponte stesso, quando la stessa può essere definita mediante scenari attendibili e verosimili utilizzando al meglio le conoscenze acquisite.