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Un altro Kallon approda in Serie A, la storia di Yayah: la fuga dalla Sierra Leone, l’esordio col Genoa e quel cognome nostalgico per la Reggina

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Yayah Kallon ha ricordato agli appassionati l’ex Inter Mohamed, ma i due non sono parenti: il cognome ha generato nostalgia per i tifosi della Reggina, che il “loro” Kallon lo soprannominarono “Mimmo”

Ci sono storie che non passano inosservate, che rendono il calcio uno sport romantico e sentimentale. Di esempi se ne potrebbero fare tanti, ma per seguire un ordine temporale, quello di Yayah Kallon ne è un esempio perfetto. Il classe 2001, seconda punta della Primavera del Genoa, ha fatto ieri il suo esordio in Serie A nella trasferta di Cagliari. La sua avventura è sicuramente molto particolare perché Kallon è arrivato in Italia con un barcone, dopo aver percorso a piedi tutta l’Africa per otto mesi (senza poter chiamare casa dopo i primi due), prima di partire per l’Europa. A 14 anni è dovuto fuggire dalla Sierra Leone per evitare un destino tragico, come raccontato ai canali ufficiali rossoblù: “nel mio paese in Sierra Leone c’è un gruppo terroristico che rapisce i bambini per trasformarli in soldati e i miei genitori avevano paura che potesse succedere anche a me così hanno deciso di farmi partire. E’ stata dura, non volevo ma era la cosa migliore da fare”. Il viaggio è stato lungo e difficile: “all’inizio ero da solo poi lungo il percorso ho incontrato ragazzi di tanti paesi, dalla Costa d’Avorio al Senegal al Mali ed anche se non parlavamo la stessa lingua abbiamo fatto gruppo. Il momento peggiore è stato sicuramente il periodo in Libia. Lì non c’erano regole e incontravi ragazzini che giravano armati. Per pagarmi la traversata via mare ho lavorato, dalla pulizia nelle case al muratore e quando sono riuscito a raccogliere i mille dinari che servivano mi hanno rapinato così ho dovuto ricominciare da capo”. Anche Paolo Bordonaro, procuratore di Kallon, ha raccontato della terribile esperienza del viaggio, per fuggire ad un destino ancor peggiore: “quattro ore di viaggio rinchiuso in un bagagliaio di un’auto con altri quattro ragazzini da Bengasi a Tripoli con la possibilità di respirare attraverso alcuni buchi nella carrozzeria. Mi ha spiegato che ci metteva la bocca sopra per respirare. Per sei mesi non ha parlato con la madre che lo pensava morto e nel frattempo anche il fratello è stato rapito”. Da Lampedusa arriva a Scicli e dunque a Genova prima e in Piemonte poi. Il provino con l’Entella non è andato bene, ma i dirigenti del Grifone hanno avuto l’occhio lungo e decidono di portarlo nelle giovanili. Fino alla chiamata di ieri in Serie A.

Yayah Kallon non è parente di Mohamed, ex Reggina e Inter

Il suo nome ha attirato subito l’attenzione di molti appassionati perché riporta alla mente un protagonista del calcio nostrano degli anni Novanta e Duemila: “quel” Kallon, Mohamed, vestì anche la maglia della Reggina, anche lui di nazionalità sierraleonese, ma non sono legati da alcun vincolo di parentela. Sono circa 70.000 in Sierra Leone che hanno infatti come cognome Kallon. Insomma, nonostante i due siano soltanto omonimi, l’accostamento è subito fatto. Messosi in luce nel campionato nazionale, Mohamed fu acquistato dall’Inter nel 1995, quando Yayah non era neppure ancora nato, e fu girato in prestito al Lugano. Poi passò al Bologna, esordendo in Serie A il 19 ottobre contro il Parma. In autunno, la formazione felsinea lo cedette in prestito al Genoa. Successivamente fece ritorno in massima categoria ben figurando con le maglie di Cagliari, RegginaVicenza. I tifosi calabresi lo ricordano ancora con molto piacere, fu soprannominato “Mimmo” e risultò essere tra i goleador (11 reti in 30 partite) della prima storia stagione in massima serie del club amaranto, marcatore addirittura nella sfida d’esordio contro la Juventus (1-1 al Delle Alpi), e la sua maglia numero 2, insolita per un attaccante, è nostalgia pura. Nell’estate 2001 rientrò all’Inter, con cui non aveva mai giocato finora. Durante la prima stagione in nerazzurro, tra campionato e Coppa UEFA, realizzò 15 gol in 40 presenze contribuendo al terzo posto in Serie A e al raggiungimento della semifinale europea. Tanti dunque i suoi ricordi nel campionato italiano, adesso Yayah tenterà di seguire le sue stesse orme, perché a nemmeno vent’anni ha già raggiunto un gran bel traguardo, trovando il riscatto dopo un’infanzia e un’adolescenza molto complicata. Ora però la strada è stata spianata, il futuro è tutto da scrivere!