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Ponte sullo Stretto, Prestigiacomo: “Tre campate? E’ un modo per prendere in giro i meridionali, il progetto già c’è”

Stefania Prestigiacomo Foto di Fabio Frustaci / Ansa

Le parole della deputata di Forza Italia Stefania Prestigiacomo in merito al Ponte sullo Stretto

Anche il deputato di Forza Italia Stefania Prestigiacomo, ministro dell’ambiente del governo Berlusconi, è intervenuta sul tema “Ponte sullo Stretto”. Per lei è assurdo che si continui a perdere tempo proponendo un altro progetto (quello a tre campate) quando quello a una sola campata è già pronto. “E’ ridicolo – dice in un’intervista a ‘Il Quotidiano del Sud’ – quello che sta accadendo sul te­ma del ponte sullo stretto. Un Paese che ha investito anni e soldi per la progettazione di una infrastruttura che si ritiene importante per cambiare il destino del Mezzogiorno, prende il progetto che oltre ad aver ricevuto autorevoli riconoscimenti a livello internazionale, è cantierabile, lo butta nel cestino perché un gruppo di studio dice che a tre campate è più bello”.

Ovviamente, qualora dovesse passare il progetto a tre campate, ripartirebbe tutto da zero e si allungherebbero nuovamente le tempistiche. Che tradotto significherebbe: nulla di fatto. “È grottesco – afferma la deputata – È un modo per prender in giro i meridionali e utilizzare gli otto miliardi del ponte diversamente, probabilmente nel Centro Nord. Questa idea di cambiare il progetto è una azione tombale per il ponte e per le speranze di sviluppo e di reale coesione territoriale della Sicilia. Se il governo avesse veramente intenzione di realizzare il ponte poterebbe sostenere il progetto esistente che è inattaccabile da ogni punto di vista e che ha superato l’iter di autorizzazioni previsto dalla legge che è stato lunghissimo e dettagliato sul piano tecnico, scientifico, ambientale ed economico, incluso il dibattito pubblico”.

E si aspetta una risposta dal Governo: “Vogliamo capire quali sono le reali intenzioni dell’esecutivo. Si è subordinato tutto al parere di una commissione istituita con determina di un direttore. Si tratta di un organo consultivo del precedente ministro, senza alcun rilievo giuridico, una commissione voluta dal ministro per aver un approfondimento. È evidente che siamo davanti ad una scelta che è esclusivamente politica. Se oggi si vuole fare il ponte lo si può fare solo con il progetto già approvato. Se invece non lo si vuole fare si può tornare ai nastri di partenza e ricominciare per non finire mai. Personalmente ­credo sia solo il modo per dirottare altrove gli otto miliardi necessari. Prima il tunnel ora le tre campate”.

Se va avanti il vecchio progetto, bisogna comunque rivederlo? Mi scusi, ci sono autorevoli pareri che sostengono il contrario. Il punto è che ci sono gli organi preposti, ripeto dalla legge, che certificano la validità dei progetti, non le commissioni di studio. A quegli organi bisogna fare riferimento come per tutte le altre infrastrutture. Se ne possono fare tante di commissioni di questo tipo, e lo dico con tutto il rispetto per le persone che ne hanno fatto parte, sicuramente molto qualificate”.

E infine conclude: “Ricordo che l’idea di istituire questa commissione è nata per sostenere il sì al tunnel ipotizzato dal governo Conte e per valutare se fossero possibili forme alternative al ponte. Ma non ha potuto che dire che il tunnel non si poteva fare. Come si sapeva già da più di venti anni. Ora siamo passati a più campate. Se passasse questa linea dovremmo attendere un’altra pandemia e un altro Recovery plan, ma non noi, i nostri figli o nipoti. Spero che a Palazzo Chigi si rendano conto del vicolo cieco che stanno imboccando”.