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Si dice arancino o arancina? Risolviamo il dubbio che divide la Sicilia e fa venire l’acquolina a tutta l’Italia

Si dice arancino o arancina? Scopriamo le origini etimologiche (e non solo) dello street food più buono e ‘polemico’ che ci sia

Il Sud italia è una terra allegra, gioiosa e spensierata. Scherzi e battute sono all’ordine del giorno, ma su una cosa si è maledettamente seri: il cibo. In Sicilia, ad esempio, esiste dall’alba dei tempi uno scontro che potremmo paragonare alla ‘Civil War’ della Marvel, due fazioni che dovrebbero stare dalla stessa parte (in quanto siciliani) si scontrano su una pronuncia di fondamentale importanza: si dice arancino o arancina? No, non si tratta di una semplice vocale. Il dilemma dell’arancino/a è qualcosa di più, è la spaccatura che divide la Sicilia in due capitali, Palermo e Catania, con diverse pronunce e anche forme differenti. La bontà però, almeno quella, è comune. Dunque, qual è la pronuncia corretta? Proviamo a scoprirlo risalendo alle origini.

Le origini storiche: l’arancino/a era… un dolce!

Le origini dell’amato street food siculo potrebbero risalire addirittura alla dominazione araba della Sicilia (IX – XI secolo). Gli arabi usavano appallottolare del riso allo zafferano e poi condirlo con carne d’agnello prima di mangiarlo. Secondo il ‘Liber de ferculis’ di Giambonio da Cremona, tutte le polpette tonde del mondo arabo prendevano il nome dal frutto al quale potevano essere assimilate: dunque in Sicilia il termine è stato associato alle arance che da sempre sono uno dei tesori culinari dell’isola. Eppure, l’arancino appare nei libri soltanto nella seconda metà del XIX secolo, dunque le sue origini sarebbero molto meno antiche. E qui si fa la prima scoperta. Potreste non essere pronti, sedetevi: l’arancino/a era un dolce! Il ‘Dizionario siciliano-italiano’ di Giuseppe Biundi (1857) parla infatti di “una vivanda dolce di riso fatta alla forma della melarancia”. Per altro anche la ricetta per come la conosciamo oggi (riso, pomodoro, carne e piselli) è sicuramente più recente rispetto alla dominazione araba della Sicilia poiché il pomodoro nel Sud Italia venne coltivato solo a partire dall’Ottocento. È dunque molto probabile che l’arancino/a fosse inizialmente un dolce a base di riso e con il passare del tempo si sia trasformato inizialmente in un piatto salato e poi nel manicaretto che conosciamo oggi.

Arancino, con la ‘O’: Catania, forma a punta e pronuncia dialettale

La pronuncia arancino, usata a Catania dove per altro si usa la forma a punta (ispirata dall’Etna?), è una forma che deriva dal dialetto siciliano. Il frutto dell’albero di arance è l’aranciu, che in italiano diventa arancio. Alla distinzione italiana attuale fra nome dell’albero al maschile e nome del frutto al femminile si arriva nella seconda metà del Novecento. In molte regioni si continua ad utilizzare la parola arancio al posto di arancia.

Secondo la Crusca: “la prima attestazione nella lessicografia italiana di arancino si trova nel Dizionario moderno del Panzini (edizione 1942), che registra la forma maschile, contrassegnandola come dialettale siciliana. Questa denominazione, dunque, è quella che riportano i dizionari dialettali, i dizionari italiani (basterà citare il GDLI e il GRADIT), e che è stata adottata dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali nella lista dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani (arancini di riso: Regione Siciliana, Prodotti della gastronomia, 188); è la forma che il commissario Montalbano ha portato nei libri e in televisione (Andrea Camilleri, Gli arancini di Montalbano, 1999) e di conseguenza nella competenza di tutti gli italiani”.

Arancina con la ‘A’: Palermo, forma sferica e pronuncia italiana

La pronuncia arancina invece, tipica di Palermo e che indica la forma a palla, è assimilabile alla forma derivante dall’italiano. Come detto in precedenza, nella lingua italiana è stata introdotto il femminile per indicare il frutto. Il prestigio del codice linguistico corretto potrebbe aver avuto una certa influenza su un grande centro urbano come Palermo che ha adottato la variante femminile tanto per l’arancia quanto per l’arancina. Per la zona ragusana e siracusana, secondo la Crusca: “potrebbe invece aver influito il fatto che la forma dialettale più diffusa per indicare il frutto non è aranciu ma partuallu/partwallu (cfr. AIS, carta 1272): la radicale diversità dell’esito locale può aver fatto sì che quando si è assunto il termine italiano per indicare il frutto lo si sia fatto nella forma codificata arancia, da cui arancina”.

Quindi… si dice arancino o arancina?

La sfida sembra concludersi in pareggio, ed è giusto così. Non esiste una reale forma in grado di predominare sull’altra: arancino è la forma dialettale, arancina è la forma italiana. La conferma arriva anche dall’Accademia della Crusca, massima autorità in materia linguistica che mette al bando inutili campanilismi: “il nome delle crocchette siciliane ha sia la forma femminile sia la forma maschile, determinata dall’uso diatopicamente differenziato”. Dunque, basta arrovellarsi il cervello dietro una semplice pronuncia: ogni secondo perso a litigare è un morso in meno ad un arancino/a buono in tutte le sue forme (e generi).