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Scuole aperte da due mesi, contagio azzerato e mpanicati zittiti: i fatti dicono chi aveva ragione

scuola classe liceo scientifico leonardo da vinci reggio calabria Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Coronavirus, sulle scuole dopo mesi di panico e psicofobia i dati affermano l’unica verità: non sono la causa delle ondate epidemiologiche, non sono il luogo del contagio, non alimentano la diffusione del virus anche se sono tutte regolarmente aperte

Sono passati due mesi da quando, dopo le restrizioni legate alla paura di una nuova ondata di contagi che poi non c’è mai stata, il Governo ha deciso di riaprire le scuole di ogni ordine e grado in tutt’Italia, superiori comprese, togliendo a Regioni e Comuni la possibilità di chiuderle indiscriminatamente e ponendo fine al raccapricciante teatrino di Sindaci e Governatori che, per raccogliere il becero consenso delle mammine mpanicate, disponevano improbabili chiusure che puntualmente venivano poi annullate dalle sentenze del TAR in accoglimento dei disperati ricorsi dei genitori normodotati, costretti a rivolgersi ai tribunali per vedere affermati diritti costituzionali, servizi essenziali e basilari regole di civiltà.

In nome della paura della pandemia, le frange più grette e ignoranti della popolazione hanno ceduto alla schizofrenia e, ciò che è peggio, molti politici e pubblici amministratori hanno tentato di intercettare il loro consenso adottando scelte volte a speculare su quelle paure e raccogliere l’apprezzamento di disagiati in preda al panico. La Campania di De Luca, la Puglia di Emiliano e la Calabria di Spirlì sono state le Regioni d’Europa in cui durante la pandemia le scuole sono rimaste chiuse più a lungo, ben oltre il resto d’Italia e gli altri Paesi continentali, con conseguenze devastanti in termini di formazione e di socialità per un’intera generazione. Il governatore campano ha addirittura epitetato le mamme che avrebbero cresciuto i bambini vogliosi di tornare in classe con “latte al plutonio“, mentre quello facente funzioni calabrese ha evocato i “bambini nelle bare” qualora si fosse tornati in classe di presenza.

E invece, dopo due mesi di scuole tutte riaperte e di conseguente ritorno alla mobilità, alle attività mattutine in classe e pomeridiane nello sport, la situazione epidemiologica è migliorata in modo eccezionale. Il contagio si è azzerato e gli mpanicati si sono zittiti. Gli studenti degli ultimi anni si stanno preparando agli esami; quelli degli altri vivono l’ultima settimana di scuola in presenza e si accingono a salutare compagni e prof. dopo due mesi di normalità ritrovata senza alcun rischio per la sicurezza della salute pubblica.

Era già stato così lo scorso anno, in quei lungimiranti Paesi europei (Germania, Francia,Paesi Bassi, Danimarca, Polonia, Svizzera, Austria, Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca e – seppur parzialmente – anche il Regno Unito) che già a fine aprile 2020, mentre l’Italia era ancora tutta in pieno lockdown e il governo ConteSperanza faceva ricorso contro il compianto governatore calabrese Santelli che voleva riaprire i locali con i tavolini all’aperto (come deciso quest’anno da Draghi), riaprivano le scuole regalando ai loro studenti un finale di anno scolastico di presenza mentre l’Italia rimaneva indietro. Anche in quel caso, in nessuno dei Paesi che aveva riaperto le scuole dopo la prima ondata c’era stato un peggioramento del contagio: morti, ricoverati e nuovi casi diminuivano settimana dopo settimana mentre le lezioni si svolgevano di presenza, e allora non c’erano neanche le mascherine.

I fatti dimostrano chi aveva ragione: non è la scuola il luogo del contagio, non è la scuola la causa delle curve epidemiologiche, non sono gli alunni con la loro promiscuità a portare il virus a genitori e nonni. Dopo un anno e mezzo dall’inizio della pandemia, si sono moltiplicati gli studi scientifici che dimostrano come il Sars-CoV-2 non colpisce i bambini, che non si ammalano di questa patologia e non sono vettori del contagio, in quanto ne entrano in contatto soltanto in forma lievissima e da asintomatici o, raramente, paucisintomatici, quindi molto difficilmente possono contagiare persone più esposte ai rischi delle complicazioni che sono gli anziani e i malati cronici.

La riapertura delle scuole a inizio aprile e il costante calo della curva epidemiologica nei due mesi successivi è la dimostrazione fattuale che non serve chiudere le scuole per limitare la pandemia, e che le scuole possono rimanere regolarmente aperte anche nelle fasi di forzata convivenza sociale con il virus. Perchè non peggiorano la situazione. La coincidenza tra la riapertura dello scorso settembre e l’inizio della seconda ondata a ottobre si è rivelata quindi soltanto una banale casualità, per un virus che ha un andamento stagionale e che quindi, a prescindere da ogni tipo di attività e restrizione, ogni anno inizia a circolare ad ottobre e scompare a maggio. Come accade da sempre per tutti gli agenti patogeni della famiglia dei Coronavirus che colpiscono l’apparato respiratorio.

Con buona pace dei terroristi del Covid e dei loro fanatici seguaci.