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Il modello Genova per realizzare il Ponte sullo Stretto, Rospi: “Calabria e Sicilia schiacciate da una battaglia ideologica”

ponte sullo stretto

Il Presidente di Popolo Protagonista ha spiegato l’importanza dell’infrastruttura e portato come esempio il Ponte di Genova

“Il Ponte sullo Stretto va fatto, ma le problematiche della Calabria e della Sicilia non possono continuare ad essere schiacciate dalla battaglia ideologica tra “sì” e “no”. E’ quanto afferma il Presidente di Popolo Protaginista, Gianluca Rospi, che torna con alcune riflessioni sul Recovery Plan, in particolare sul collegamento stabile tra Scilla e Cariddi e sull’azione del modello Ponte di Genova, del quale a suo tempo fu il relatore in Parlamento. “Parlare di Ponte sullo Stretto – avanza nella disamina riportata da Affari Italiani – significa innanzitutto parlare del completamento di una delle più importanti reti TEN-T europee: il corridoio scandinavo-mediterraneo, da Helsinki alla La Valletta, unico che taglia l’Europa da Nord a Sud. Il Ponte di Messina è parte di un piano strategico, che considera lo sviluppo complessivo del Mezzogiorno: penso, ad esempio, al portare l’Alta velocità fino a Palermo e allo sviluppo sinergico dei porti di Gioia Tauro e di Taranto”.

“Dopo quaranta anni di progetti – ribadisce Rospi – la discussione è ancora ferma alla tifoseria. Il Ponte sullo Stretto non è così nient’altro che l’emblema delle dinamiche distorte che da decenni paralizzano il nostro Paese. E no, non basta dire che le priorità sono altre: perché le ragioni che impongono la realizzazione dell’opera sono reali, solide e motivate; se non cambiamo le domande, difficilmente avremo diverse risposte”. A tal proposito, il deputato ha ricordato come: “l’unico caso in cui il nostro Paese è stato in grado di realizzare un’opera strategica in un periodo di tempo “accettabile” (24 mesi), è rappresentato dal cantiere del Ponte Morandi. Il “Modello Genova”, di cui fui relatore, è oggi considerato un modello di efficienza: ciò significa che, con le giuste variazioni, inserendo principi che garantiscono la libera concorrenza tra le imprese e semplificando l’iter autorizzato in fase progettuale, potrebbe essere replicato su scala nazionale per realizzare tutte le opere pubbliche e infrastrutturali previste nel PNRR”.

“La mozione che ho depositato a fine aprile, insieme ai colleghi di Cambiamo – ha spiegato – impegna il Governo verso una concreta sburocratizzazione e semplificazione. L’obiettivo è ridurre i tempi delle procedure autorizzate, semplificare le procedure di gara e snellire le incombenze burocratiche che ostacolano i lavori. I fondi del Recovery – ha concluso Rospi – sono un’occasione unica: per questo dobbiamo intervenire per evitare che le catene della burocrazia blocchino i progetti di rilancio del Paese”.