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Reggio Calabria: venerdì il 5° incontro sul periodo napoleonico

Reggio Calabria: nell’ambito delle iniziative organizzate dal Circolo Culturale “L’Agorà” ed il Centro studi “Gioacchino e Napoleone”, continua la full immersion sul bicentenario napoleonico

Prosegue in remoto, a seguito dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e dei protocolli di sicurezza anti-contagio, l’attività associativa del Circolo Culturale “L’Agorà” e del Centro studi “Gioacchino e Napoleone”. Le due co-associazioni reggine, presiedute da Gianni Aiello, in occasione del bicentenario “1821-2021” hanno organizzato la XVIII edizione del “5 maggio”, ciclo di incontri sul periodo napoleonico. La quinta giornata sarà caratterizzata da temi alquanto eterogenei sulla figura e sul periodo storico di Napoleone Bonaparte. Si alterneranno nella nuova full immersion diverse esperienze su tale argomento con analisi che riguarderanno diversi ambiti disciplinari. Questi i temi che saranno oggetto di analisi nel corso del nuovo appuntamento: si inizierà con “La famiglia Bonaparte per un’unita’ italiana di stampo federale. inclusiva ed europea” a cura della ricercatrice Elena Pierotti. Dopo la morte di Napoleone Bonaparte nel 1821 i suoi eredi portarono avanti in maniera encomiabile i suoi valori. Non si trattò esclusivamente di cercare un posto al sole. Bonaparte come famiglia avevano assorbito i valori rivoluzionari francesi e nessuno più di loro poteva incarnarli. In Patria e fuori. In Italia tutto il risorgimento fu caratterizzato dal loro certosino impegno. I Napoleonidi non solo mazziniani transfughi e con Luigi Napoleone, poi Napoleone III, gli eredi di una tradizione imperiale francese prima che europea; i documenti che ho potuto rintracciare presentano verità diverse da questa. Tutti i Napoleonidi collaborarono attivamente, a partire dal primo Risorgimento; l’unione superò di gran lunga le divergenze familiari. Luciano in particolare, grazie anche all’impegno dei suoi figli di secondo letto, ebbe, soprattutto nel nostro Paese, un ruolo guida in quel periodo. Molto diverso dal fratello Napoleone, eppure vicino a lui nonostante le divergenze personali e politiche, egli di fatto si ritirò a vita privata in Canino, nell’alto Lazio, quando ancora il fratello imperatore regnava in Europa. Privilegiò le ragioni del cuore alla ragion di Stato con le seconde nozze, non gradite da fratello Napoleone che sognava per lui la corte spagnola. Ottenne il Feudo di Canino da papa Pio VII, che lo fece Principe di quel feudo e ufficialmente si dedicò agli scavi archeologici, la sua passione, fino alla morte avvenuta in Viterbo nel 1840. Eppure attraverso i suoi figli, guidò il primo Risorgimento. In Corsica Luciano ebbe largo seguito, organizzando un partito bonapartista Corso che mai come in quel periodo fu florido ed attivo. La Corsica non aveva accantonato l’idea paolista d’indipendenza. Vedeva nei Bonaparte la possibilità di poter essere inserita in un’orbita italiana attraverso la formazione di un Regno Italico federalista sotto l’egida papale, ma con un papato votato ad un ridimensionamento del suo potere temporale. Luciano Bonaparte, repubblicano, auspicava attraverso la sua amicizia con personaggi quali monsignor Bartolomeo Pacca, cui fu sempre legato, che ciò avvenisse, ed i suoi figli di secondo letto, soprattutto Carlo Luciano, si adoperarono per tale soluzione politica da mazziniani, spesso fuggiaschi. In tale veste condivisero questa possibilità assieme ai loro cugini, Luigi Napoleone compreso. Nel 1834 li troviamo in Benabbio, comune di Bagni di Lucca, ospiti del duca Borbonico Carlo Ludovico, il quale, fattosi protestante, voleva abbracciare e condividere valori europei. I sovrani restaurati della Penisola che non facevano Asburgo si avvicinarono ai Bonaparte, in sordina, e dettero loro la possibilità di guidare queste operazioni. In Lucca una marchesa da sempre amica dei Bonaparte, Eleonora Bernardini, lavorò in tale direzione. Era stata amica intima dell’Imperatrice Giuseppina, a partire dalla prima Campagna d’Italia; era rimasta con lei in corrispondenza per l’intera vita. Fu come una nonna per Napoleone III. Con Luciano e la contessa Lipona, ossia Carolina Murat, tenne sempre ottimi rapporti.

Così come con gli altri membri della famiglia Bonaparte. In particolare con Elisa, di cui era stata dama d’autour. Nel 1838 a Firenze i Principi francesi (i Bonaparte) si recarono per fare il punto della situazione, stanti le carte di Eleonora Bernardini. Troviamo nei documenti di quell’anno e degli anni successivi abboccamenti, anche di religiosi, come padre Gioacchino Prosperi di Lucca, un aristocratico amico di Luciano Bonaparte, divenuto non a caso il predicatore della Corsica. Le manovre politiche non andarono a buon fine (divisioni interne in ambito Vaticano, difficoltà nel Mediterraneo orientale per la potenza inglese, che si allontanò parzialmente da queste manovre per curare di più situazioni complesse altrove; lotte intestine tra i patrioti di diverso colore come Pier Angelo Sarti, un curatore lucchese di stampo mazziniano del British Museum che rientrò a Lucca definitivamente nel 1839 con la moglie inglese dopo aver pubblicato in proposito nel 1838 a Londra un librino per l’editore Thomas Brettell dal titolo “La Reggia dell’Invidia”. In ogni caso fino al 1848 1848 si lavorò alacremente per tale soluzione federalista. Luciano Bonaparte ed i suoi fratelli ebbero con questi patrioti rapporti anche privati. Per esempio col religioso Prosperi, che era cugino del musicista Luigi Boccherini, i rapporti furono altrettanto intimi che con la marchesa Bernardini, poiché era stato Luciano Bonaparte in Spagna, ai tempi del suo incarico come ambasciatore, l’ultimo mecenate protettore del grande Maestro. Si trattò, secondo un documento datato 29 marzo 1846, presente in archivio di Stato a Lucca, di attendere rinforzi economici e personali da Parigi e dal nord Africa. I Bonaparte finanziarono ampiamente questi movimenti e si spesero in prima persona. Purtroppo talvolta questa loro capacità è stata sufficientemente valorizzata. A tale proposito è doveroso mettere in risalto l’acume politico di questa famiglia, il suo lascito politico. La Lega italica dei fratelli Fabrizi pullulava di seguaci, sul piano delle idealità, del Grande Corso. Gli inglesi whig, a differenza di quanto accaduto con i tories, agevolarono i loro movimenti. Purtroppo a partire dagli anni cinquanta del XIX secolo i Bonaparte come tutti i patrioti della Penisola osservarono un pontefice che mise da parte le idealità per le quali aveva a lungo collaborato. L’Inghilterra, che nel Mediterraneo orientale dovette fronteggiare ripetuti attacchi, non sostenne più adeguatamente le vicende italiane. L’affermazione sempre più marcata del partito whig che aveva visto in Lord Holland un autentico sostenitore della causa bonapartista quale strumento per bloccare l’ideologia d’antico regime, pose la questione in termini più concreti rispetto ad un impegno confederale. Il testimone passerà a Lord Palmerston che sarà autenticamente votato a sostenere Casa Savoia, mentre le idealità federaliste passeranno sempre più in second’ordine. La Corsica perderà le sue priorità indipendentiste e l’affermarsi in Francia di Napoleone III non fermerà la partecipazione attiva dei Bonaparte alla causa nazionale Italiana, ma bloccherà del tutto autentiche possibilità federaliste. Non possiamo vedere nelle divisioni della Chiesa la sola responsabilità del fallimento del 1848. Col concorso di Napoleone III si rese comunque effettiva la realizzazione della Causa nazionale.A seguire “Napoleone Bonaparte e momenti napoleonici nelle raffigurazioni pittoriche” a cura di Gianni Aiello (presidente delle due co-assoziazioni organizzatrici). La varie raffigurazioni quali pitture o incisioni narrano le vicende di Napoleone Bonaparte e del contesto storico in cui egli visse. Il grande corso viene raffigurato in diversi momenti della sua vita politica, amministrativa e militare, dati questi che alimentano la leggenda dell’uomo e del soldato. Le prime rappresentazioni visive certe sono datate intorno alla data del 1795 e nelle stesse Napoleone Bonaparte viene raffigurato come giovane capitano d’artiglieria o nel periodo di Brienne, per poi svilupparsi in un continuo crescendo, grazie anche ai risultati delle prime vittoriose battaglie, per passare poi alle varie fasi storiche di Napoleone Bonaparte, come ad esempio il dipinto che ne documenta l’Incoronazione di Napoleone a Imperatore celebrata nella Cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Di particolare interesse il docu-film, realizzato dal Museo Medagliere dell’Europa Napoleonica, che verrà inaugurato proprio nel corso della nuova giornata napoleonica organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro studi “Gioacchino e Napoleone”. La voce narrante che funge da guida all’interno del sistema museale castiglionese è della direttrice del MMEN Franca Maria Vanni, che ne illustra il percorso didattico del Museo Medagliere dell’Europa Napoleonica, mentre la parte grafica del docufilm è curata da Luca Lunghi segretario del MMEN. Il Museo Medagliere dell’Europa Napoleonica è il primo museo italiano completamente dedicato alla medaglistica dell’Età Napoleonica. All’interno delle varie sale è esposta una collezione unica nel suo genere composta al momento da più di 1000 esemplari che ripercorre la storia europea negli anni che vanno dalla Rivoluzione francese alla restaurazione dopo la caduta e morte di Napoleone.

L’ultima sezione della collezione raccoglie poi le medaglie coniate dopo la morte di Napoleone a Sant’Elena (con una ricca sezione dedicata alla medaglie coniate nel 1840 quando le sue spoglie mortali poterono tornare a Parigi per la definitiva sepoltura) costituendo parte integrante del processo della sua mitizzazione e glorificazione che ancora oggi lo rende uno dei personaggi storici più seguiti ed ammirati. Il “Museo Medagliere dell’Europa Napoleonica” che conta oltre 900 medaglie, esemplari originali coniati in vari paesi europei dal 1789 al 1840, ha fra i pezzi più importanti troviamo esposti: un paio di medaglie coniate con il piombo delle sbarre delle prigioni della Bastiglia, fatte coniare all’epoca dall’impresario incaricato della demolizione della prigione reale per essere donate ai rappresentanti del popolo seduti nell’assemblea nazionale. In ultimo, ma non per ordine d’importanza la presentazione di un saggio storico, in due volumi, “Gli assedi italiani di Napoleone“ a cura degli studiosi Livio Simone e Massimo Zanca. La pubblicazione in argomento fa parte di una collana di volumi totalmente edito dall’Associazione Napoleonica d’Italia. L’Associazione è stata fondata a Padova nel 1993 su iniziativa di alcuni studiosi coordinati dal Prof. Mauro d’Agnolo Vallano, raggiungendo in poco tempo la ragguardevole cifra di ben 400 soci. L’Associazione, oltre alle rievocazioni storiche, organizza anche conferenze e seminari, ma cura anche la pubblicazione di volumi scientifici dedicati alle battaglie napoleoniche in Italia. Tenuto conto dei protocolli di sicurezza anti-contagio e dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data dal 21 maggio.