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Reggio Calabria, le riflessioni di Lorenzo Fascì (Movimento per la Rinascita del PCI) sulla sanità calabrese

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Reggio Calabria, le riflessioni di Lorenzo Fascì: “la sanità Calabrese è commissariata da oltre 10 anni. Ed il commissariamento non ha prodotto una migliore qualità sanitaria; tutt’altro; ha rappresentato un tappo ad una migliore risposta sanitaria”

“Siamo abituati ad una rappresentazione della Sanità della nostra Provincia molto negativa. Quasi tutte le reti televisive nazionali non perdono occasione di descrivere le negatività del nostro sistema sanitario. Tuttavia non è vero in assoluto. Ovviamente parliamo di sanità pubblica in quanto riteniamo che la sanità debba essere pubblica e quella privata solo sussidiaria al sistema pubblico. In questo nostro viaggio proviamo a partire dal GOM – l’ospedale HUB della nostra Provincia. Il nostro Ospedale presenta punti di eccellenza molto importanti. Il GOM di Reggio Calabria può vantare un Centro di Cardiochirurgia tale da garantire una offerta sanitaria importante e di livello ed anche in questo caso tale di consentire la migrazione sanitaria verso la nostra città interrompendo la emigrazione di concittadini verso altri ospedali del Nord ed a frenare la emorragia di risorse che solitamente vengono versati ai più famosi ospedali del Nord Italia“. E’ quanto scrive in una nota per la Segreteria Regionale del Movimento per la Rinascita del P.C.I. e l’Unità dei Comunisti, Lorenzo Fascì. “Identica importanza riveste la Divisione Ematologica di Reggio Calabria (divisione comprendente il CTMO e la Banca del Cordone) – prosegue- altro centro di eccellenza tale da arginare la migrazione sanitaria: il CTMO è uno dei 5 centri ematologici nazionali che ha in atto la sperimentazione delle CAR-T (procedura avanzata nella cura delle leucemie) raggiungendo, peraltro, i risultati più qualificati; al recente congresso GTMO è emerso che il CTMO – Laboratorio “Banca del Cordone” del GOM di Reggio Calabria ha eseguito più di 100 trapianti nel 2020 a fronte di traguardi medi di una decina di trapianti annui negli altri CTMO italiani; e soprattutto la Divisione Ematologica (nelle sue articolazioni sopra ricordate), a dispetto di altri ragguardevoli Centri Ematologici, costituisce il fulcro di un nuovo orizzonte: l’IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico). Un percorso iniziato tempo fa con la richiesta di accreditamento rivolta all’inizio alla struttura del Commissario alla sanità Calabrese; il Commissario dell’epoca (Cotticelli) ha creduto nella proposta ed ha inviato il progetto al Ministero della Salute. Ebbene di recente, il Ministero della Salute (di concerto con il MEF) ha espresso parere favorevole chiedendo alla struttura Commissariale se la proposta è coerente con il Piano Regionale e Provinciale Sanitario. Da poco si avuto anche questo ulteriore parere di coerenza per cui lo sviluppo della Divisione in IRCCS è oggi in fase avanzatissima. L’avvio dell’Istituto in capo al CREO (Centro Regionale Emato-Oncologico) farà sì che la nostra città diventerà un attrattore di esperienze sanitarie importanti e porterà il nome della nostra città a livelli nazionali – finalmente – per qualità sanitaria portando l nostro GOM a competere con le migliori esperienze Nazionali ed Europee.

Tra l’altro l’attuazione del progetto coinvolgerà altre Istituzioni tutte qualificate: il CNR – epidemiologico reggino, l’Università Mediterranea. Insomma si tratta di un percorso virtuoso che non avrà effetti positivi solo all’interno del GOM ma si riverbererà positivamente anche sull’intera comunità reggina ed addirittura potrà costituire il punto più alto per consentire alla sanità calabrese di superare il Commissariamento. Non è un caso che vari Ministeri (Salute, Economia e Finanze; questi sì che meritano il plauso) hanno ritenuto di attribuire tale riconoscimento alla Divisione Ematologica di Reggio Calabria (divisione appunto comprendente il CTMO e la Banca del Cordone): è merito di anni di alta qualificazione nelle malattie ematologiche che ha preso avvio tanti anni orsono con il compianto prof. Alberto Neri e poi proseguito nel tempo con la stessa serietà professionale fino ad oggi. Altro che Presidente della Giunta Regionale che si è appropriato di opera di altri. Va tutto bene, quindi? Tutt’altro. Una goccia non fa il mare diceva un vecchio detto popolare; ed è così. Le poche eccellenze ora descritte da sole rischiano di scomparire se il resto dell’organizzazione ospedaliera non funziona. E allora, occorre ripensare l’atto aziendale in modo da rendere più organica con la nuova realtà l’attività di altri reparti che svolgono funzioni oggettivamente interconnesse in modo da implementare ed arricchire reciprocamente le esperienze in campo e le altre che si avvieranno. A fronte di queste eccellenze abbiamo organici insufficienti. Vanno completate le procedure per le stabilizzazioni (a partire dai tanti infermieri, professionali e non) e garantire il turn over. Il COVID ha fatto emergere in tutta la sua evidenza la carenza dell’organico. Occorre ottimizzare un sistema sanitario che in molti casi non funziona. Più volte in passato abbiamo con forza posto l’accento sulla esigenza di aumentare il personale. Manca personale infermieristico, personale tecnico, mancano biologi, chimici, e personale medico. A fronte di una simile carenza, purtroppo, la struttura Commissariale, lo scorso anno (DCA del 24.03.2020) ha previsto un incremento di organico pari a 0! Eppure eravamo in piena pandemia e vi era la possibilità di implementare il personale con procedure straordinarie andando oltre le procedure ed i vincoli di stabilità. Nulla è successo anche dopo, per cui ad oggi non vi è la possibilità di aumentare gli organici. Chi vi deve provvedere? Anche provvedendo a destinare risorse adeguate per rinnovare le tecnologie esistenti. Il tutto dentro una struttura ospedaliera non più adeguata ai bisogni della cittadinanza. Da tempo si sta attuando un piano di trasferimento dalla vecchia struttura ospedaliera al Morelli. In parte sono stati trasferiti dei Reparti ma ancora mancano interi padiglioni e non si prevede la conclusione della nuova struttura prima di un quinquennio. Peraltro, il riposizionamento del polo sanitario sconta un ritardo gravissimo: l’Amministrazione comunale non ha ancora ridefinito un riassetto urbanistico che rimoduli la zona sud della città per adeguare trasporti, logistica, collegamenti ma anche infrastrutture di servizio a corredo e supporto del nuovo Polo sanitario, con il rischio che azioni di speculazione fondiaria ed edilizia deturpino ulteriormente la zona in mancanza di un criterio regolatore dal punto di vista urbanistico-ambientale che manca a tutt’oggi. Peraltro, nella zona che coinvolge i quartieri popolari di Sbarre e Modena – una volta portato a regime il trasferimento – si determinerà una presenza molto rilevante di persone (personale, parenti degli ammalati) e nuove attività connesse che comporterà un ripensamento di tutto l’assetto urbano della zona. Quindi, occorre con urgenza che l’Amministrazione Comunale ripensi l’assetto della zona sud attuando politiche infrastrutturali mirate. Ed arriviamo al tema più scottante: i Commissariamenti. La sanità Calabrese è commissariata da oltre 10 anni. Ed il commissariamento non ha prodotto una migliore qualità sanitaria; tutt’altro; ha rappresentato un tappo ad una migliore risposta sanitaria.

Oggi – anzi ormai da oltre un decennio – a gestire la sanità Calabrese abbiamo: la struttura del Commissario di concerto con il Dipartimento della Salute della Regione Calabria. Nella sostanza tale gestione duale ha provocato solo confusione e ritardi nelle decisioni. La gestione bifasica non ha migliorato la Sanità; spesso determina maggiore lentezza nelle scelte; i Commissariamenti conducono geneticamente solo – o quanto meno in via principale – una attenzione alla spesa pubblica. Per anni abbiamo dovuto osservare l’attuazione del meccanismo squilibrato tra uscita ed entrata: ad ogni 3 dipendenti posti in quiescenza se ne poteva assumere 1; poi il gap si è ridotto: ogni 2 uscite, 1 assunzione. E così, via via nel corso del decennio passato si sono svuotati i reparti; tutti gravemente penalizzati vista la cronica assenza di personale. Quindi, diciamo basta con i Commissariamenti; diamo avvio ad un grande piano assunzionale; proviamo a riportare nella nostra regione – ed ancor meglio nella nostra Provincia – i tanti medici\biologi\chimici che sono stati costretti a trasferirsi al Nord o addirittura in altri Stati Europei. Traguardo oggi ancor più praticabile visto che il cammino dell’IRCCS appena avviato consentirà di arricchire il nostro GOM di esperienze internazionali; di portare nuova tecniche chirurgiche e terapeutiche e, soprattutto di frenare la migrazione dei cervelli. Ecco, quindi, il Commissario alla Sanità Regionale deve, da subito, rimodulare lo strumento di programmazione Sanitaria Regionale sapendo che l’IRCCS a Reggio Calabria obbliga a ragionare sapendo che qui sta nascendo un Polo utile ad innescare un meccanismo di valorizzazione di tutta la sanità Calabrese; per questo l’azione del Commissario deve supportare; seguire; dare impulso; coadiuvare la novità sanitaria in cammino. Università e CNR: non siamo ancora alla conclusione del percorso; semmai il viaggio che ha avviato l’autorizzazione all’IRCCS è appena iniziato. Occorre ora costruire e costruire insieme; il chè significa che, oggi, più che mai diventano importanti i centri di eccellenza scientifica: appunto l’Università Mediterranea ed il CNR, mettendo a disposizione la capacità di ricerca scientifica insita nelle 2 istituzioni – che sappiamo essere di grande rilievo – a servizio dell’Istituto di Ricerca; sia nella prima fase di strutturazione concreta, sia nel prosieguo. Diciamo al sig. Rettore (ma anche al Responsabile del CNR) – non è più tempo di dedicarsi solo alla didattica ma bisogna porsi in una posizione di interconnessione dove ognuno dà la propria esperienza a servizio del nuovo corso pronto a riceverne gli effetti positivi che, sicuramente, camminando insieme, verranno a beneficio di tutti ma soprattutto ed in primo luogo avranno una ricaduta sull’intera comunità reggina e calabrese. Basti pensare che – forse – è (o meglio sarà) l’unico Istituto di Ricerca nel centro sud”, conclude la nota.