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Reggio Calabria: il resoconto del quarto incontro sul periodo napoleonico

napoleone

Reggio Calabria: nell’ambito delle iniziative organizzate dal Circolo Culturale “L’Agorà” ed il Centro studi “Gioacchino e Napoleone”, continua la full immersion sul bicentenario napoleonico

Prosegue in remoto, a seguito dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e dei protocolli di sicurezza anti-contagio, l’attività associativa del Circolo Culturale “L’Agorà” e del Centro studi “Gioacchino e Napoleone”. Le due co-associazioni reggine, presiedute da Gianni Aiello, in occasione del bicentenario “1821-2021” hanno organizzato la XVIII edizione del “5 maggio”, ciclo di incontri sul periodo napoleonico. La quarta giornata sarà caratterizzata da temi alquanto eterogenei sulla figura e sul periodo storico di Napoleone Bonaparte. Si alterneranno nella nuova full immersion diverse esperienze su tale argomento con analisi che riguarderanno diversi ambiti disciplinari. Questi i temi che saranno oggetto di analisi nel corso del nuovo appuntamento: si inizierà con“La Duchessa Giovene di Girasole e l’Arciduchessina Maria Luisa Asburgo Lorena: storia di un incontro” a cura del Prof. Avv. Luciano Giovene di Girasole (già Presidente Vicario dell’Unione della Nobiltà Napoleonica). Nel saggio storico “Aneddoti e Profili Settecenteschi“ di Benedetto Croce la descrive come una bella Signora letterata, studiosa di fenomeni sociali, autrice di libri di pedagogia. Wolfang Goethe nel suo “Viaggio in Italia” venne ricevuto presso il Palazzo Reale di Capodimonte dalla duchessa Giulia Giovene di Girasole, ricordandone l’aspetto umano e quello altamente culturale. Il viaggiatore e letterato tedesco venne ricevuto il 2 giugno del 1787: Goethe si era fermato a Napoli sulla via del ritorno dalla Sicilia. Di quella occasione ricorda una […] conversazione erudita su Johann Gottfried Herder, Christian Garve e le scrittrici tedesche, e cercò da lui una conferma delle sue ambizioni letterarie[…] .La duchessa Juliane Giovane di Girasole (nata il 21 dicembre 1766 a Würzburg; morta nell’agosto 1805 a Ofen, nell’Austria imperiale; anche: Duchessa Giuliana Giovene di Girasole, nata Reichsfre i inJuliane von Mudersbach-Redwitz e altre grafie) è stata una scrittrice e dama di compagnia tedesca durante il secolo dei lumi. Nacque in una famiglia della nobiltà minore della Franconia imparentata con il principe vescovo Philipp von Schönborn a Würzburg in Augustinergasse. Già all’età di tredici anni, vivendo con la sorella della madre vedova, aveva parlato italiano come una fiorentina con l’abbé Vitale napoletano, che soggiornava a Würzburg con Franz Oberthür. Già in gioventù fu coinvolta nella pubblicazione della rivista femminile tedesca di breve durata “Pomona für Teutschlands Töchter” (1783/84) di Sophie von La Roche. Il 18 aprile 1786 sposò il Duca Nicola Giovene di Girasole. Alla corte napoletana dei Borboni, divenne dama di compagnia della regina Maria Carolina della casa d’Asburgo-Lorena.Si fece un nome con i suoi scritti sull’educazione e presso la corte viennese, nel 1795 ricevette il prestigioso incarico di Obristhofmeisterin, cioè di precettrice ed educatrice dell’arciduchessa Maria Luisa, la futura moglie dell’imperatore Napoleone Bonaparte. Maria Luisa imparò le lingue italiana e francese, le scienze naturali, compresa la mineralogia. Il 20 marzo del 1811 nacque a Parigi, Napoleone Francesco Giuseppe Carlo Bonaparte , figlio di Napoleone Bonaparte e della sua seconda moglie Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, futuro Re di Roma e Duca di Reichstadt. Quando Napoleone abdicò il 4 aprile 1814, nominò suo figlio quale suo successore come imperatore, ma seguito delle linee programmatiche scaturite dal Congresso di Vienna, quelle decisioni vennero rifiutate. Venne privata della dignità imperiale, di cui continuava a fregiarsi, e le fu dato il titolo di “Sua Maestà l’arciduchessa Maria Luisa d’Austria, duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla. Ritornando alla figura della Duchessa Giuliana Giovene di Girasole, la nobil donna tra il 1800 e il 1804 visse a Vienna con Josefine Deym.A causa della cattiva salute, si trasferì con la sua compagna contessa Révay a Buda, dove morì nella casa della famiglia Brunszvik nel 1805.

La Duchessa Giuliana Giovene di Girasole nei suoi scritti ha ripreso le questioni dell’Illuminismo, come nel rispondere alla domanda del premio: “Quali mezzi permanenti ci sono per condurre gli uomini al bene senza forza esterna? (1785): 1) “proteggere dalle false nozioni sul bene morale”, 2) “far conoscere le vere nozioni”, 3) “facilitare l’esecuzione del bene”. Nella sua risposta, “l’educazione, la religione e il governo” sono i tre poteri attraverso i quali questi mezzi possono essere messi in atto. Tradusse gli “Idilli” di Salomon Gessner in italiano (Würzburg, 1785) e si cimentò nel suo stile con un poema da Ovidio.La Duchessa Giuliana Giovene di Girasolevenne insignita dell’Ordine della Croce della Stella. Il 16 gennaio 1794, fu annunciata la decisione del re prussiano sulla sua ammissione all’Accademia Reale Prussiana delle Scienze; fu il secondo membro femminile lì e rimase tale per i successivi cento anni. Prima di allora, era già diventata membro onorario dell’Accademia Reale Svedese delle Scienze di Stoccolma. A seguire il tema “Napoleone Bonaparte: anno 1815” a cura della ricercatrice Elena Pierotti che presenta,con questa relazione, le vicende dell’ultimo Napoleone Bonaparte, partendo da un documento che ha rintracciato alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Si tratta di una lettera datata 1° gennaio 1815 scritta da un patriota giacobino toscano, Lorenzo Pierotti. La lettera, spedita da Empoli a Pisa, in Duomo, all’abate Ranieri Zucchelli che era un ex compagno di studi di Lorenzo, fa riferimento alla naturalizzazione e/o aiuto ad un patriota di stanza in Piemonte, poiché i riferimenti tutti a quel territorio. Lorenzo Pierotti infatti invoca e sostiene di mediare col conte Lazzari per conto dell’amico Ranieri, che non ha motivo di temere. Se la mediazione non dovesse funzionare, sarebbe quello che Lorenzo chiama “il buon pastore d’Amico” a mediare. La collezione, che proviene dalla collezione di Pelagio Palagi, l’architetto candivano che negli anni trenta del XIX secolo ristrutturerà per conto di Carlo Alberto di Savoia tutta Torino, compresa la palazzina di Stupinigi, rimanda ai riferimenti Piemontesi. Il conte Lazzari è dunque Fabrizio Lazzari, Gand amico di Carlo Alberto di Savoia, che con lui negli anni giovanili fu impegnato in relazioni giacobine, per poi divenire il suo ministro dell’Interno negli anni trenta del XIX secolo. Fabrizio Lazzari è per parte materna nipote del generale piemontese napoleonico Rege De Gifflenga, che in quel periodo era ancora in corrispondenza con Eugenio, il figlio acquisito di Napoleone Bonaparte, che ebbe un ruolo importante nell’organizzare l’allontanamento dell’ex Imperatore francese dall’Isola d’Elba. Ciò avvenne esattamente due mesi dopo la data riportata sulla lettera. Lorenzo Pierotti è il nome del quadrisavolo del padre della ricercatrice, la cui famiglia è lucchese. Ritroviamo il nome di Lorenzo in una pubblicazione del dottor Tori di Lucca dove un Lorenzo omonimo giacobino chiese in Lucca un sussidio al Direttorio ottenendolo. La famiglia della ricercatrice e dunque del patriota in quel periodo aveva proprietà in Benabbio, nel comune di Bagni di Lucca, dove negli anni trenta del XIX secolo il duca borbonico Carlo Ludovico ospitò in incognito alcuni membri della famiglia Bonaparte fuggiaschi, quando militavano nelle file mazziniane. Tra questi Carlo Luciano Bonaparte e suo fratello nel 1834. Era questi figlio di secondo letto di Luciano Bonaparte, che all’epoca si era ritirato a Canino, nell’alto Lazio. Nel 1837 sempre da documentazione rintracciata nello stesso luogo du ospitato anche Luigi napoleone Bonaparte, futuro napoleone III, come rifugiato mazziniano. Il Duca lucchese all’epoca sosteneva i patrioti di ogni colore politico. Sempre in Benabbio ,ai tempi del Principato baciocchiano di Elisa Bonaparte, sorella di Napoleone I°, ci furono vari soggiorni dell’allora sovrana lucchese nel paesino collinare, e precisamente visite ad un teatro locale con i due fratelli musicisti Paganini, che erano suoi ospiti. Il Lorenzo “lucchese” cui fa riferimento la ricercatrice era amico dell’agente murattiano, anche lui lucchese, Giuseppe Binda, ossia di colui che tratta la resa per conto di Re Gioacchino Murat qualche mese dopo con Lord Bentick a Genova. Poiché quest’ultimo sempre nel 1815 dovrà, intercettato, e fuggire per questo a Londra, e l’intercettazione avvenne proprio quando questi passò da Lucca, diretto a Genova, la ricercatrice ne deduce che Lorenzo abbia potuto fungere da vettore di raccordo e fiducia sia per Eugenio de Beauharnais che per Gioacchino Murat. E che dunque il sogno della creazione di due Regni in Italia, sotto egida francese, uno al nord retto da Eugenio, ed uno a su retto da Murat, potesse essere ancora attuale in quel 1° gennaio 1815, nonostante alcuni storici abbiano sempre sostenuto che si trattasse di una possibilità ventilata ma in quel momento ormai naufragata. La ricercatrice non ha elementi sufficienti per dichiarare con certezza che queste relazioni siano assolutamente indiscutibili, tuttavia ritiene molto poco plausibile l’omonimia tra il Lorenzo della lettera, che scrive da Empoli, ed il Lorenzo lucchese. Visti i coinvolgimenti giacobini in Lucca, la ricercatrice avanza l’ipotesi che Lorenzo fosse finito ad Empoli e che semplicemente da lì avesse scritto la lettera da indirizzare all’amico pisano. Lo storico calabrese Mario Spizzirri (Delegato per la Calabria della Società Italiana di Storia Militare) interverrà su “L’esercito napoleonico” . La scuola militare francese ha avuto una buona tradizione in tali ambiti a partire da Luigi XIV che ebbe a riorganizzare quei quadri militari di 70.000 uomini e che successivamente venne considerato il più grande esercito d’Europa e uno dei più potenti del mondo. Le cose cambiarono nel periodo di Luigi XVI e nel 1789 molti militari simpatizzarono con le masse e la stragrande maggiora delle Gardes Francaises, il più grande reggimento della Maison militaire du roi de France e la guarnigione di Parigi rifiutarono di obbedire ai loro ufficiali nelle prime fasi della Rivoluzione francese. L’esercito venne riorganizzato nel 1792 assumendo la denominazione di Armée révolutionnaire française (esercito rivoluzionario francese) che si distinse durante la guerra di coalizione antifrancese. Dopo una difficile fase iniziale caratterizzata da disorganizzazione e sfiducia nei vecchi generali, le armate rivoluzionarie, guidate da capi giovani e aggressivi, salvarono la Repubblica, respinsero gli attacchi delle potenze continentali e raggiunsero brillanti vittorie espandendo il potere francese nei Paesi Bassi, in Renania e in Italia. È la volta dell’Armata d’Italia che dal 27 marzo 1796 al 16 novembre 1797: ebbe come guida innovativa il giovane Napoleone Bonaparte, e delle altre Armate di istanza negli altri territori europei. Pur se non in condizioni logistiche ottimali, l’Armata d’Italia si distinse con una lunga serie di vittorie messe in atto alle innovazioni strategiche da parte del suo condottiero. L’Armata d’Italia venne formalmente sciolta e trasformata il 20 giugno 1801 in corps de troupes françaises dans la Cisalpine, quindi il 14 febbraio 1802 prese la denominazione ufficiale di troupes françaises dans la République italienne. Così come nell’esercito rivoluzionario che in quello napoleonico era in vigore la leva di massa (coscrizione obbligatoria). Quasi due milioni e mezzo di giovani prestarono servizio negli eserciti francesi che combatterono in giro per l’Europa all’inizio del XIX secolo agli ordini di Napoleone. La maggior parte di loro entrava nella fanteria, che marciò in lungo e in largo per il continente, dalla costa atlantica fino alla sterminata Russia zarista.Il sistema di reclutamento imperiale traeva origine dalle leve di massa sviluppatesi durante la rivoluzione, in particolare dalla legge Jourdan (1798). In base al principio che “ogni francese è un soldato”, questa aveva reso possibile arruolare ogni anno, obbligatoriamente e per sorteggio, migliaia di giovani non sposati tra i 20 e i 25 anni di età. Il sistema funzionò in modo adeguato nonostante le esenzioni, la corruzione o il pagamento di sostituti da parte delle classi agiate, e permise di reintegrare le file della Grande Armée a mano a mano che le conquiste procedevano e cresceva la necessità di uomini.

Nel 1805, l’Armée révolutionnaire française venne riorganizzata nella Grande Armata, conosciuta anche come Grande Armée ed ottenne delle vittorie epocali sugli eserciti avversari e tali operazioni vennero elaborate sul campo direttamente da Napoleone Bonaparte. Un elemento che creò attorno all’Imperatore grande entusiasmo fu la concreta valorizzazione delle ambizioni personali dei soldati tramite promozioni per meriti conquistati in battaglia e la concessione di medaglie importanti come la prestigiosa Legion d’onore. Inoltre, i soldati che avevano combattuto per la Francia furono costantemente onorati dallo Stato e, malgrado possedessero un grado minimo di istruzione, non fu loro preclusa la carriera militare. Furono attuate delle norme tra le più moderne dell’Europa dell’epoca a favore dei veterani in base alle quali anche coloro che fossero stati feriti avrebbero avuto l’opportunità di continuare ad essere alloggiati agli Invalides. Agli orfani e alle vedove di caduti in battaglia fu riconosciuto il diritto all’assistenza di Stato e ai feriti una pensione. La già ricca giornata di studi sia per la qualità e l’originalità dei contenuti che per la valenza dei relatori, sarà ulteriormente impreziosita da un docu-film realizzato dal Marengo Museum, situato nella frazione di Spinetta Marengo, nel comune di Alessandria è il museo dedicato alla battaglia di Marengo. Il combattimento ebbe luogo il 14 giugno 1800 nel corso della seconda campagna d’Italia, durante la guerra della seconda coalizione, tra le truppe francesi dell’Armata di riserva, guidate dal Primo console Napoleone Bonaparte, e l’esercito austriaco, comandato dal generale Michael von Melas. Lo scontro si svolse a est del fiume Bormida nei pressi dell’attuale Spinetta Marengo, nel territorio della Fraschetta, nell’odierna provincia di Alessandria. L’area museale è ubicata all’interno di Villa Delavo, dove ebbe origine nel 1847 ed è il più antico museo napoleonico al mondo. La struttura museale, edificata nel 1846 a cura del farmacista Giovanni Antonio Delavo, ospita in diverse sale diversi reperti e cimeli dell’epoca, oltre a diverse postazioni multimediali. Al suo esterno vi è il parco della villa, con il monumento funebre dedicato ai caduti della battaglia che ospita alcuni resti dei 2.000 soldati morti solo nella giornata del 14 giugno 1800, insieme a quello del generale Louis Charles Antoine Desaix. Nella stessa area vi è una colonna alta 4 metri con in cima un’aquila napoleonica dell’epoca, ed una Piramide, edificata nel 2009 e che rappresenta il simbolo. Napoleone Bonaparte, alcuni anni dopo la conclusione della battaglia di Marengo, emanò un editto per dare ordine di costruire una piramide, sullo stile di quelle egizie, a imperitura memoria della sua vittoria e dei caduti in battaglia, primo fra tutti il generale Louis Charles Antoine Desaix, vero protagonista della vittoria. Testimonianze storiche raccontano che la piramide fu costruita per circa un terzo del suo volume grazie ai fondi del Genio francese, ma la sua edificazione fu interrotta per cause sconosciute, e i materiali di costruzione furono dispersi. Ogni anno viene organizzata una rievocazione storica della battaglia di Marengo costituita da movimenti di truppe in costume, con la partecipazione dei club napoleonici italiani e francesi. Ritornando al docu-film si ricorda che lo stesso è stato realizzato da M.F. studios di Matteo Forcherio, illustrato dallo storico militare Paolo Palumbo che illustra la struttura museale . Il video documentario è stato fornito alle due co-associazioni organizzatrici dall’Azienda Culturale “Costruire Insieme”, grazie anche alla sensibilità del suo presidente Cristina Antoni, in occasione del Bicentenario Napoleonico. Tale video documentario verrà inaugurato proprio nel corso della nuova giornata napoleonica organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” e dal Centro studi “Gioacchino e Napoleone”.Tenuto conto dei protocolli di sicurezza anti-contagio e dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data dal 19 maggio.