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Reggio Calabria, il Coolap e il suo impegno sulla vertenza psichiatrica

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Reggio Calabria, il Coolap: “per conto dei lavoratori ci siamo battuti continuamente per risolvere la lunga vertenza psichiatrica che ha messo in ginocchio un intero comparto”

“In questi anni il Coolap, per conto dei lavoratori e per fronteggiare la trascuratezza generale, si è battuto e si batte continuamente per risolvere la lunga vertenza psichiatrica che ha messo in ginocchio un intero comparto. Noi, citando Basaglia, “abbiamo lottato facendo una rivoluzione silenziosa che si combatte giorno per giorno con l’obbiettivo di cambiare la testa della gente”. Con quanto dichiarato non vogliamo sembrare presuntuosi o non considerare l’impegno speso da parte di varie figure che ringraziamo”. E’ quanto scrivono per il Coolap Vincenzo Barbaro, Filippo Lucisano, Giuseppe Foti. “Ma siamo altresì consapevoli – prosegue la nota- di quanto fatto e che bisogna anche riconoscere che la spinta generatrice e caparbia che ha indotto tante figure istituzionali, politiche e sanitarie a muoversi e conseguentemente a stipulare ed a pubblicare la rete territoriale che dovrebbe (l’esperienza ci fa usare il condizionale) condurre al presunto cambiamento, è sorta da un lavoro costante, senza sosta e di lungo periodo che il Coolap (che è i lavoratori) ha svolto. Lo stesso impegno che da tempo dimostrabile ci spinge a far sì che vengano pagati i servizi resi e che ammontano ad oggi a cinque mensilità. Riteniamo che, senza paura di smentita, dovrebbero essere saldati senza indugio perché nel decreto del commissario Longo, lo stesso, dà mandato all’ Asp di Reggio Calabria “di porre in essere ogni azione utile a garantire la continuità delle cure per i pazienti psichiatrici allo stato non dimissibili e/o assistibili”, anche se la formula usata potrebbe lasciare spazio a facili e non contestuali interpretazioni. Noi teniamo ad avvalorare con forza questo punto, perché molti sacrifici sono stati fatti per tenere aperti le strutture e perché vogliamo confidare nel commissario Scaffidi che si è dimostrato persona di grande disponibilità.

Lo stesso sa benissimo che non ci può essere continuità di cura per i pazienti senza il pagamento del regresso dovuto che serve, appunto, a tenere aperti i servizi che si occupano di ciò e a dare anche sostegno economico a tante famiglie di operatori monoreddito e senza retribuzione da troppo tempo.
Portare avanti questa lunga lotta per i diritti, assistendo allo stesso tempo i nostri amici/pazienti, è stato per noi un dovere morale, ma anche un dispendio di tempo tolto alle nostre famiglie, di ferie e energie mentali. Non perdendo mai la speranza e cercando sempre di essere umili e all’altezza nel raccontare tante storie di umana fragilità e di esistenze mancate; per far comprendere a chi ci ascoltava la complessità di tali argomenti e l’urgenza di non far morire un importante servizio. La disabilità non è un palcoscenico, ma una condizione umana che dovrebbe interessare tutti ed essere tutelata sempre ed a prescindere, senza eccessivi paternalismi o personalismi, con una rete sociale solida e con fatti concreti. Abbiamo incontrato molte difficoltà in questi lunghi anni anche per la scarsa divulgazione e la totale assenza degli addetti ai lavori, persi più che altro nel loro narcisismo teatrale e poco pragmatico. Il “folle” è sempre stato visto in modo sbagliato, stigmatizzato e messo ai margini della società o addirittura usato nei convegni patinati per tornaconto personale. La diversità, anche la più stravagante, è da considerarsi una ricchezza e bisogna comprenderla senza preconcetti che non ne valorizzano la naturale libertà, a noi preclusa da schemi mentali rigidi che la società di oggi, del consumo e dell’apparire, richiede e ci propina come vita reale, facendoci perdere la bellezza dei rapporti umani.

Crescere in un ideale di perfezione è pericoloso perché non accetta e non riconosce la fragilità umana e non ci permette di comprenderla. Questo concetto noi lo abbiamo sempre avvalorato, difeso e divulgato, cercando di smantellare una mentalità burocratica che ha poca attinenza con il sociale.
Il covid ha messo a nudo tante fragilità, verità nascoste e una sanità non all’altezza, spiazzandoci e facendoci perdere le coordinate sociali di un “mondo della vita” che prima davamo per scontate. Per quest’ultimo punto ci spendiamo ininterrottamente da sempre per rendere visibile e per ribadire quanto sia importante e necessario avere dei servizi alla persona e di sostegno, come i nostri, cercando di difenderli pazientemente e facendo capire che non vogliono altro che migliorarci per dare un servizio sempre più adeguato e umano. Concludiamo ringraziando i colleghi che ci sostengono ed a loro ed a tutti i pazienti confermiamo il nostro presente e futuro impegno per far sì che il nostro trentennale operato e il diritto alla cura siano riconosciuti e siano tutelati nelle sedi opportune e nel modo giusto”, conclude la nota.