fbpx

Reggio Calabria: continua la full immersion sul periodo napoleonico organizzata Circolo Culturale “L’Agorà” ed il Centro studi “Gioacchino e Napoleone”

Reggio Calabria: prosegue in remoto, a seguito dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e dei protocolli di sicurezza anti-contagio, l’attività associativa del Circolo Culturale “L’Agorà” e del Centro studi “Gioacchino e Napoleone”

Prosegue in remoto, a seguito dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e dei protocolli di sicurezza anti-contagio, l’attività associativa del Circolo Culturale “L’Agorà” e del Centro studi “Gioacchino e Napoleone”. Le due co-associazioni reggine, presiedute da Gianni Aiello, in occasione del bicentenario “1821-2021” hanno organizzato la XVIII edizione del “5 maggio”, ciclo di incontri sul periodo napoleonico. La terza giornata sarà caratterizzata da temi alquanto eterogenei sulla figura e sul periodo storico di Napoleone Bonaparte. Si alterneranno nella nuova full immersion diverse esperienze su tale argomento con analisi che riguarderanno diversi ambiti disciplinari. Questi i temi che saranno oggetto di analisi nel corso del nuovo appuntamento: si inizierà con “Napoleone per l’Italia e per l’Europa: progetti rinviati a Waterloo” a cura del prof. Riccardo Scarpa. Il primo gradito ospite delle due co-associazioni reggine è il Gran Cancelliere dell’Ordine della Corona di Ferro, istituito da Napoleone I il 5 giugno 1805 a Milano e concesso dal Regno d’Italia del 1805, successivamente sovrano, oggi un’associazione storica cavalleresca patriottica. Essa intende promuovere i principî dell’iniziazione eroica attraverso la memoria cavalleresca, l’amore per la Patria, la conoscenza della sua storia, l’etica civile; premiare coloro i quali si distinguano per valore militare e civile, così come nelle scienze lettere e ed arti. L’Ordine prende il nome dall’antica Corona ferrea, con cui furono tradizionalmente incoronati i Re d’Italia e divenuta il più antico emblema nazionale. Tuttavia, nelle insegne la corona figura nella foggia raggiata solare disegnata dall’Appiani, su idea di Napoleone medesimo.A seguito della sconfitta di Napoleone I Buonaparte nel 1814 e del ritiro del Viceré Eugenio di Beauharnais, un comitato di reggenza trasferì il Regno d’Italia, per transizione, a Francesco I d’Austria, che lo ricevette col nome di Regno Lombardo Veneto. Napoleone, ritiratosi all’Elba, per contestare in via di fatto la transazione, esercitò la sua prerogativa regia sul regno nominando, nella persona del marchese Achille Fontanelli, un nuovo Gran Cancelliere dell’Ordine della Corona di Ferro, trasferendo al Gran Cancelliere la fons honorum del Sovrano del Regno, per mantenerne la tradizione, nella persona del Gran Cancelliere e suoi successori eletti dal Gran Magistero. La seconda relazione riguarda “L’abate Gioacchino Prosperi e la famiglia Bonaparte” a cura della ricercatrice Elena Pierotti, laureata in storia presso l’Università di Pisa, collabora con diverse riviste specializzate, ed è autrice di alcune pubblicazioni scientifiche. L’argomento trattato dalla ricercatrice toscana fu oggetto di discussione della tesi di laurea, presso l’ateneo della Torre pendente, su questo sacerdote. Diversi documenti, rinvenuti dalla stessa ricercatrice, attestano la provenienza bonapartista del religioso.

Padre Gioacchino Prosperi, patrizio di nascita, ebbe i suoi natali a Lucca nel 1795 ed ivi deceduto nel 1873, apparteneva ad un ambiente familiare legato ai napoleonidi. Il religioso lucchese fu un sacerdote bonapartista rosminiano e visitò la Corsica a lungo, su incarico del Duca Carlo Ludovico di Borbone Parma, visitando proprio quegli ambienti bonapartisti isolani che auspicarono un inserimento dell’Isola nell’orbita italiana. Tutto questo si evince dalle carte – spiega Elena Pierotti. Ciò che più stupisce tuttavia non è tanto la collaborazione fattiva dei cattolico liberali con le frange mazziniane, cui anche alcuni napoleonidi appartennero, fra i quali Carlo Luciano Bonaparte ed il fratello di questi, ospiti del duca borbonico in Benabbio come rifugiati nel 1834 (il Duca borbonico sosteneva patrioti di ogni colore); ma la collaborazione fattiva in epoca napoleonica, a partire dalla prima campagna d’Italia, tra lo stesso Imperatore Napoleone I e i cattolici liberali locali. Perché, verrebbe da chiedersi? Ho cercato di rispondermi andando alla ricerca delle origini stesse della famiglia Bonaparte, e dei suoi legami pregressi con gli ambienti toscani, vista la provenienza originaria di questa famiglia, prima ancora di stabilirsi in Corsica. E di legami se ne trovano: un matrimonio celebrato quando ancora i Bonaparte dimoravano a Sarzana, tra i Calandrini, riformati ginevrini di origini lucchesi e gli stessi Bonaparte; una lettera del generale Corso Pasquale Paoli a padre Ghelsucci dei Chierici Regolari della Madre di Dio, inviata in Lucca, dove si parla di un generale Corso, amico del Paoli, da poco deceduto, che il religioso lucchese padre Ghelsucci, visti i toni della lettera, conosceva; questo quando Pasquale Paoli non si era ancora allontanato dagli ambienti bonapartisti isolani. Un giovanissimo Napoleone che raggiunge lo zio sacerdote in San Miniato per poter ottenere quel titolo nobiliare che gli era necessario per entrare all’Accademia militare di Brienne, che lo zio poteva fargli ottenere; e San Miniato era diocesi di Lucca. Tutte situazioni che consentono una ricostruzione degli avvenimenti più particolareggiata di come la storiografia ufficiale ci ha abituato ad osservare. Il mio intervento non vuole certamente essere esaustivo circa tali avvenimenti, ma solo un modo per avvicinare chi ascolta ad un diverso approccio verso la figura dell’Imperatore e della Sua famiglia, più personale; volto a cercare sempre nuove risposte a situazioni che solo in superficie appaiono ormai sclerotizzate, prive di novità, anche rilevanti. Il terzo intervento in scaletta riguarda “L’eredità sociale del periodo napoleonico” a cura di Andrea Guerriero (cultore di storiografia economica). Frequentemente l’immagine di Napoleone Bonaparte è abbinata a quella del grande condottiero ed ai suoi successi militari con le grandi strategie di guerra combattuta, che portarono la Francia a dominare su tutti i campi di battaglia d’Europa. Ma un altro aspetto non meno importante contraddistingue il periodo napoleonico, si tratta di quello politico-amministrativo, in cui Napoleone Bonaparte dimostrò pienamente le sue capacità di statista. L’impegno profuso nell’organizzazione burocratica e amministrativa, insieme alle incisive riforme dei codici ebbero un effetto straordinario sul territorio francese e su quello degli altri stati europei gravitanti nell’orbita della Francia napoleonica. Napoleone Bonaparte, oltre che dei fatti d’arme si occupava direttamente e personalmente delle riforme politico amministrative, sia della Francia che degli altri Stati e territori di nuova acquisizione. L’obiettivo principale fu quello di dover organizzare in modo uniforme dal punto di vista istituzionale e amministrativo i territori soggetti all’Impero francese, in modo diretto che indiretto, lasciando in quei territori, le tradizioni, la religione e la lingua in uso, ma sempre sotto l’influenza francese, un insieme di stati su cui veniva esercitata una forma di protettorato da parte della Francia. Dal punto di vista amministrativo il fulcro dell’azione politica napoleonica furono i prefetti, figura di alto funzionario statale, mutuato dall’esempio di pubblica amministrazione, dato dalla Roma antica repubblicana ed imperiale, di cui il corso ne era un profondo cultore, il prefetto era un dirigente di nomina centrale, che ricopriva un ruolo fondamentale nella gestione politica dei territori, le cui vaste attribuzioni andavano dall’applicazione delle leggi, alla leva militare, alla tutela dell’ordine pubblico, all’impulso della vita economica, all’invio di rapporti informativi al potere centrale su un insieme di dati relativi alla zona statale da loro amministrata. Un altro punto basilare dell’organizzazione del nuovo stato, furono i codici, che normavano tutti gli aspetti della vita dei cittadini francesi e dei territori degli altri stati politicamente controllati. Il codice napoleonico era una sintesi fra diritto romano e quello consuetudinario, garantiva formalmente diritti, quali l’uguaglianza di tutti i cittadini innanzi alla legge, la libertà della persona ed il diritto di proprietà individuale e di fare impresa. Venivano aboliti i privilegi per nascita, e fu riformato il diritto di famiglia con l’introduzione del matrimonio civile, il divorzio e l’anagrafe della popolazione, furono varate norme più eque sulle eredità familiari, insieme a questo fu emanato il codice del commercio, i codici di procedura civile e penale, tutto il sistema descritto fu trasferito nei territori dell’impero, ed ebbe un influenza straordinaria, anche negli altri stati Europei non sottoposti al diretto dominio francese. la cultura e l’istruzione furono gli altri importanti impegni di Napoleone Bonaparte, l’organizzazione dei musei delle biblioteche e delle fonti storico archivistiche.

Il campo dell’istruzione, con esclusione di quella elementare che rimase al clero, fu riformato, con l’istituzione dei licei di stato, destinati formare i quadri dirigenti del nuovo stato, gli studi erano severi con un modello meritocratico, il sistema a livello locale era affidato al controllo dei prefetti. Anche l’università fu organizzata in modo severo con un criterio meritocratico, con i migliori professori, e l’obiettivo di formare laureati che potessero essere classe dirigente, capace di guidare la Nazione. Oltre alla sua straordinaria storia di grande statista e di uomo di cultura, Napoleone Bonaparte ha lasciato in eredità una società nuova, non più costretta dai privilegi di classe, ma aperta all’uguaglianza; una nuova legislazione che esalta i diritti civili; un nuovo sistema educativo, basato su scuole ed università efficienti, ed un importante attenzione alla cultura. Napoleone Bonaparte ci ha lasciato anche, un idea di Europa unificata, entro la quale ognuno potesse muoversi, studiare, lavorare, fare impresa e capirsi senza barriere, praticando l’idea di fratellanza e libertà. Dunque, l’organizzazione amministrativa attuale degli stati odierni, i nostro stile e qualità della vita, il complesso delle norme sociali avanzate costruite negli ultimi due secoli, il principio regolatore dello stato nell’interesse della collettività, rappresentano l’eredità di quel periodo storico di cambiamento sociale rappresentato dall’età napoleonica. Concluderà Gianni Aiello (presidente delle due co-associazioni organizzatrici reggine) sul tema “Francobolli e Napoleone”. La struttura postale italiana è la continuazione di quella serie di riforme attuate durante l’amministrazione napoleonica nella Penisola che trasformò quel servizio da privato a pubblico. Infatti quelle prestazioni erano garantite, prima delle riforme, dalle classi elitarie del periodo, poi furono assicurate dallo Stato, apparvero le prime postazioni dislocate, garantendo così un servizio capillare su tutto il territorio nazionale. Tanti sono i francobolli che sono stati dedicati a Napoleone Bonaparte ed alla sua epopea storica, tante sono le emissioni che lo ricordano e che hanno interessato tutte le Nazioni del mondo, tanta è la fama di questa importante figura della storia. Tenuto conto dei protocolli di sicurezza anti-contagio e dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme Social Network presenti nella rete, a far data dal 14 maggio.