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Reggina: “Non si fa la rivoluzione, l’hanno detto in televisione”

gallo reggina Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

E’ partita l’operazione “Reggina 2021-2022”. Lo slogan? “Non si fa la rivoluzione”

“Non si fa la rivoluzione, l’hanno detto in televisione”. Frankie hi-nrg mc ed Enrico Ruggeri? No, Luca Gallo. Lui pure lo ha detto in televisione, a Reggina Tv esattamente. “Non si fa la rivoluzione”, ma non ditelo a Che Guevara. Qui si parla di calcio. E, a suo modo, si fa la storia. Già se n’è scritta un pezzo, ma siamo solo all’inizio. La B conquistata, i playoff sfiorati dopo un girone d’andata negativo, le notti insonni e lo stomaco chiuso. Ma ora il presidente, lo ha detto, guarda al futuro nuovamente con fiducia, è tornato a dormire e – appunto – “non farà la rivoluzione”.

“Questa estate non ci sarà la campagna acquisti della scorsa. E’ importante mantenere le basi del gruppo attuale e attorno a questo si costruirà l’organico della prossima stagione”, ha detto il numero uno amaranto al canale ufficiale del club al termine di Reggina-Frosinone. E, quindi, un primo importante punto è stato già fissato. Chiaro. Eloquente. Triplice fischio dell’ultima partita della stagione e un minuto dopo inizia il primo minuto della successiva. Il segnale di ripartenza, ma sulla base della continuità. Ma soprattutto, a meno di cambi repentini e clamorosi, il segnale di un taglio “parziale” col passato. Due estati fa fu rivoluzione, l’estate scorsa fu qualcosa a metà, quella che verrà non lo sarà.

Ovvio, ci sarà il tempo dei saluti (arrivederci o addio), delle riunioni, delle strette di mano. Non avverrà tutto oggi. La base è stata tracciata, ma servono i protagonisti. A partire dall’allenatore per finire all’organico. E se su Baroni occorrerà sedersi a un tavolo per “fare gli accordi in due”, come ha affermato sempre Gallo, sulla rosa le valutazioni sono di più ampio raggio. Se per il presidente si partirà da un’ossatura di squadra, per il ds Taibi si dovranno aggiungere a questi “5-6 nuovi innesti di categoria, tra cui un attaccante italiano con la garanzia della doppia cifra”, mentre Baroni ha già tracciato una linea guida “sul tipo di calcio che piace a me e che parte dai giocatori dinamici, che riescono a portare intensità”.

Insomma, al segnale del primo “scatenate l’inferno”, si potrebbe affermare restando in ambienti romani. Più che altro, però, al segnale del primo – il presidente – occorre coniugare gli altri due tasselli, per incastrare al meglio ogni idea e parere.

Quindi: no rivoluzione, ma con 5-6 innesti e un calcio dinamico e intenso. Quest’ultimo punto, ovviamente, con la conferma di Baroni, che già a gennaio ha gettato le basi per un’ossatura importante. Ossatura da definire, però, sulla base del futuro di alcuni elementi non di proprietà. Da Delprato a Dalle Mura passando per i vari Folorunsho, Rivas (c’è il riscatto e il controriscatto), Edera, Orji, per non dimenticare chi è stato poco utilizzato e tornerà alla base e chi è di proprietà ma potrebbe comunque andar via, come per esempio i fuori lista. E’ partita l’operazione “Reggina 2021-2022”. Lo slogan? “Non si fa la rivoluzione”.