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Reggina, come gioca Alfredo Aglietti: il (quasi) nuovo allenatore amaranto ai raggi X

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Reggina, Alfredo Aglietti (allenatore) ai raggi X: come gioca quello che si appresta a diventare, salvo clamorosi ribaltoni, il nuovo tecnico amaranto

Qualcuno lo ha definito “normalizzatore”. E’ forse uno degli aggettivi meno “eclatanti” ma più rassicuranti per un allenatore, specie nel calcio moderno. Quando si ripresenta l’annoso dualismo tra integralisti ed elastici, apriti cielo. Ognuno a difendere le proprie idee. Ma il calcio attuale insegna che è più facile adattare il proprio modo di giocare agli elementi a disposizione – preservando comunque le idee – anziché il contrario. Anche questo sport cambia e si evolve, come tutto. E, in questo enorme vortice di continui mutamenti, Alfredo Aglietti si pone – appunto – come un “normalizzatore”. L’ex bomber degli amaranto, salvo clamorosi ribaltoni, si appresta a diventare il nuovo allenatore della Reggina. L’incontro di ieri (il primo) con il ds Taibi è servito a gettare le basi di quello definitivo di lunedì, utile a formalizzare l’accordo per procedere alla firma e all’ufficialità. E, prima di queste, c’è il tempo necessario per andare a scoprire l’Aglietti allenatore, visto che quello uomo lo conosciamo abbastanza bene da queste parti.

Perché normalizzatore, per tornare al discorso di prima? Perché è colui che non stravolge, è colui basa il suo gioco su concetti semplici e pratici, è colui che si adatta alle caratteristiche dell’organico. Un po’ simile a Baroni, da questo punto di vista, è dunque anche per questo finito nella lista dei suoi successori dopo l’addio col tecnico fiorentino. Alfredo Aglietti è un allenatore non emergente e non troppo vecchio, anagraficamente e calcisticamente, ma esperto al punto giusto (allena in B da circa 10 anni) e legato comunque a concetti non troppo integralisti. Le sue idee, come detto, le ha. Se lui è stato in pole da subito, e se davvero si vuole perseguire la strada della continuità (come da affermazione del presidente Gallo), non è un caso il modulo. Elastico, ma con la predominanza della difesa a 4. Anche qui come Baroni, anche qui in base alle caratteristiche della rosa. La difesa a 3 la si è vista a sprazzi solo ad Empoli, dieci anni fa. Poi, sempre e solo 4, con diverse varianti. 4-3-3, 4-1-4-1, 4-3-1-2, 4-4-2 (quest’anno al Chievo). La predilezione è per un centrocampo composto da quantità e corsa ma in grado di garantire anche la quantità, con l’utilizzo di un trequartista oppure di due ali e di una prima punta forte fisicamente e brava nel gioco aereo. E’ un allenatore, e basta guardare qualche sua partita (anche i due Reggina-Chievo dell’ultima stagione), che ama giocare il pallone, non sprecarlo. Sfrutta la costruzione dal basso e il ruolo fondamentale degli esterni alti e bassi. Gli ultimi anni, nelle due sponde di Verona, chi lo ha visto parla però di pecche nella finalizzazione (come ad esempio a Reggio Calabria).