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Ponte sullo Stretto: lettera aperta a tutti i progressisti

ponte sullo stretto

Di Kirieleyson. Dall’età della regione sono un progressista: credo cioè nel progresso sociale ed economico; sentire parlare per strada tante lingue diverse o sentire odore di kebab ritengo non sia un attentato alla nostra cultura, ma un accrescimento di essa; ritengo cosa normale per un paese civile fornire assistenza a chi ne ha bisogno, siano essi cittadini italiani o solo poveri disgraziati che non hanno avuto la fortuna di nascere in Italia. Ed ancora credo che ognuno sia libero di crearsi i legami che ritiene più adeguati a alle proprie preferenze e che possa crearsi una famiglia.

Infine, penso che il sovranismo di oggi, oltre a rappresentare le convinzioni della parte più reazionaria della Società, continui ad essere affetto da una forte miopia storica, non essendo in grado di guardare al di là di un palmo dal proprio orticello.

Con ogni evidenza, sono di sinistra.

Tutto ciò premesso, sono assolutamente favorevole alla costruzione del ponte sullo Stretto e rimango perplesso quando constato, come riportato in un recente sondaggio, che i meno favorevoli al Ponte dichiarano essere proprio di “sinistra”.

Infatti, al di là del fatto che il Ponte sarebbe un’opera bellissima, è ovvio che sarebbe anche straordinaria per il nostro territorio, oltre che un vanto per l’Italia intera.

Allora mi domando: cosa c’entra un’opera pubblica di rilevanza storica con la fede politica?

Poi però mi torna in mente che in Italia abbiamo rinunciato ad avere le Olimpiadi a Roma, perché ci sarebbe stato uno spreco di soldi, che c’è gente che odia la TAV perché sarebbe inutile ed altri ancora che vedono con diffidenza moltissime opere pubbliche, o perché a realizzarla si modificherebbe l’ambiente o sol perché si farebbe un favore alle grandi imprese.

In pratica c’è tanta gente per la quale, a fronte di giustificazioni spesso solo ideologiche ed erroneamente ritenute “di sinistra” il non fare sarebbe sempre meglio del fare.

A costoro propongo una riflessione.

Ci pensate se, ai tempi degli antichi Romani, i no-tutto di turno avessero avuto voce in capitolo per scongiurare la costruzione di strade, ponti ed acquedotti, con la motivazione che si sarebbe “rovinato” l’ambiente o che i costruttori edili o i venditori di vettovaglie o i ladruncoli di cantiere ci avrebbero guadagnato?

Il progresso ha dei costi: per costruire strade e ferrovie spesso si devono tagliare migliaia di alberi e bisogna anche modificare profondamente l’ambiente, ma è anche vero che si rendono possibili le comunicazioni e egli scambi tra i popoli, contribuendo in modo decisivo all’evoluzione di un paese, cioè al progresso. Così è stato, per i paesi che si sono evoluti, fin dall’antichità.

Non varrebbe la pena, o gente progressista,  distogliersi da quella particolare ed inspiegabile predisposizione all’autolesionismo che la sinistra ha da tempo sviluppato e fare una riflessione priva di pregiudizi, permeata di senso pratico e non lasciare alla destra, come fu fatto cinquanta anni fa, ai tempi della rivolta di Reggio, il ruolo di cavalcare da sola l’onda della volontà di evoluzione di tanta gente e che potrebbe contribuire, in modo forse determinante, al progresso economico dell’Area dello Stretto?