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Ponte sullo Stretto, il geologo Bruno Copat: “quello sospeso è l’unica soluzione praticabile, la relazione ribadisce l’indispensabile esigenza di realizzarlo”

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Ponte sullo Stretto, l’esperto Bruno Copat commenta la relazione e stronca l’ipotesi del collegamento a più campate: “quello sospeso è l’unico praticabile”

Leggendo i commenti sui social e sui quotidiani emerge una forte critica al rapporto. Io non sarei così negativo, cambiamo punto di osservazione. La relazione conclude, l’indispensabile esigenza del collegamento stabile. Questo è il punto e su questo dobbiamo ragionare“. Il noto e stimato geologo dell’Università di Catania, Bruno Copat, commenta con considerazioni professionali la relazione del gruppo di lavoro incaricato dal Ministero dei Trasporti a valutare l’utilità e la fattibilità del Ponte sullo Stretto di Messina. “Anche se prima di leggere il rapporto il Cancelleri, sottosegretario per caso, si è premurato di abbandonare il tunnel e di sposare il ponte a tre campate, ritengo questo positivo. Egli con forza Ci dice,che da questo momento ci vorranno solo 10 anni per realizzare il ponte. Ma torniamo alla relazione, scartati il collegamento con il ponte di Archimede e il tunnel. Rimangono in competizione il ponte a campata unica e il ponte a tre campate, con due piloni e con le fondazioni immorsate nella sella dello Stretto” (vedi immagine sotto):

sella dello stretto di messinaE’ inutile che vi ricordi che dopo 3 anni di studi multidisciplinari coordinati dal G.P.M. l’Accademia dei Lincei in un convegno conclusivo svoltosi a Roma il 4-6 Luglio 1978, riassumendo tutte le criticità, conclude che la soluzione di un ponte in unica campata è la sola praticabile. Così come viene stabilito da tutti gli studi successivi, sino alla stesura del Progetto Definitivo. Le conclusioni della relazione MIT considera l’ipotesi di ponte a tre campate, sponsorizzato dai disfattisti il MIT e recita:

relazione ponte mit

“Più prossima ai centri abitati? Falso dalle fig. 52 e 53 della relazione si ricava, (non vi sono planimetrie leggibili) che la pila a terra, lato Messina è spostata di circa 2 Km ad ovest da quella progettata per la campata unica, con ridicola riduzione dei raccordi. Si legge nella relazione “per le avanzate tecnologie di opere a notevole profondità”, spero proprio che non si riferiscano alle metodologie di perforazione di pozzi petroliferi che oggi è possibile eseguire a profondità di oltre 500 metri. Per le tecnologie consolidate di fondazioni a mare si hanno due esempi: il primo per il ponte Akashi, in questo le pile sono fondate a -110 metri su una morfologia sub pianeggiante con due cilindri di 70 metri di diametro, per 80 di altezza, ancorati al fondo. Ed il Çanakkale bridge dello Stretto dei Dardanelli le fondamenta delle torri si trovano a – 40 metri di profondità su cassettoni larghi 74 metri, lunghi 83 metri, alti 20 metri e pesanti 50.000 tonnellate posizionati su 368 pali di ferro con un diametro di 2,5 metri piantati sul fondo del mare, su una marna calcare molto consistente. Secondo le conclusioni “il ponte a tre campate ha come punto di forza la minore altezza dei piloni (280m invece di 380 m)”, si omette che dal livello del mare bisogna aggiungere almeno altri -110, per ancorare la base del pilone al fondo marino, senza considerare poi, i lavori necessari per consolidare la base d’appoggio delle pile, su un fondale irregolare e tormentato“, conclude Bruno Copat.