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Messina, un passo indietro nel tempo: le “Quattro Fontane” riportano all’epoca spagnola in Sicilia

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Si tratta di un omaggio alla felice posizione della città siciliana dello Stretto: storia e caratteristiche delle Quattro Fontane

Le Quattro Fontane sono delle opere monumentali della città di Messina realizzate su disegno dell’architetto romano Pietro Calcagni del XVII° secolo e costituivano prima del terremoto del 1908 un apparato scenografico collocato nel quadrivio fra le cinquecentesche strade Austria (oggi via I Settembre) e Cardines. Il quadrivio è ispirato ai fasti barocchi di epoca spagnola atti a celebrare la potenza del Regno di Sicilia e l’importanza delle città principali dell’isola: la magnificenza è ravvisabile infatti nei Quattro Canti di Piazza Vigliena a Palermo, nei Quattro Canti di Catania, nei Quattro Canti di Paternò. Si tratta di un omaggio alla felice posizione della città siciliana dello Stretto, vero e proprio crocevia di rotte commerciali, alla posizione strategia per la difesa dell’intero bacino del Tirreno, all’amenità del territorio affacciato e declinato su due mari. I manufatti presentano raffigurazioni di delfini, cavallucci marini, conchiglie, buccine, tritoni e mascheroni idrofori.

  • La prima di queste veniva realizzata, il 24 aprile 1666, dal fiorentino Innocenzo Mangani che la scolpiva all’angolo del palazzo Saccano (dopo il 1783 assunse il nome di palazzo Fiorentino) ed era ubicata di fronte all’ingresso della chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini. “A 24 aprile 1666 giorno del sabato santo, al tocco delle campane, diè principio a correre una delle quattro fontane della strada Austria dirimpetto a S. Giovanni dei Fiorentini, essendo le altre tre principiate, ma non finite” (CDG AIII 408).
  • La seconda, nel mese di settembre 1717, la scolpiva Ignazio Buceti (dopo il 1783 assunse il nome di palazzo Caruso) all’angolo della chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini. “In settembre 1717 si finì parimente […] una delle fontane nel quadrivio della strada Nuova, ed è appunto quella attaccata alla chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini, ove si vedono scolpite in cima le armi del duca di Savoja” (Gallo AIV 108);
  • La terza veniva completata prima del mese di maggio 1742, in occasione delle Feste secolari della Madonna della Lettera, da un ignoto marmoraro che la scolpiva nel secondo cantonale destro all’angolo del palazzo La Scala (dopo il 1783 assunse il nome di palazzo Pellegrino);
  • La quarta veniva completata prima del mese di maggio 1742, in occasione delle Feste secolari della Madonna della Lettera, da un ignoto marmoraro che la scolpiva nel secondo cantonale sinistro all’angolo del palazzo Capece-Minutolo ed era ubicata di fronte al fianco sinistro della chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini. “[Nel 1742] si finirono parimente di lavorare le quattro bellissime fonti nella incrociatura della strada Cardines e Austria, due delle quali si finirono di tutto punto in questa contingenza, giacché le altre due erano di già compiute, e nel muro laterale d’una di quelle fonti, che è quella del palazzo del duca della Montagna Reale [Capece-Minutolo] si pose la seguente iscrizione: “Anno. Ærœ. Vulg. MDCCXLII. Recentiores. Fontes. Posuit. Mercatorum. Ordo. Messanam. Regni. Caput.Regentib. PP. P. Joseph. Garcia. Ramos. Trib. Milit. Arcis. Castellazzo. Prœfecto. Francisco. Granata. Karolo. Magisi. Joseph. Crisafi. Barone. Fucellini. Johanne. Arezzo. Andrea. Minutolo. Ex Princip. Collareale” (Gallo, AIV 302).

In basso, dei mascheroni idrofori versavano acqua in vasche circolari per la fruizione dei messinesi fino al 25 luglio 1854, quando una delibera del governo cittadino ne ordinò la rimozione a causa della poca cura da parte della cittadinanza per prevenirne un ulteriore danneggiamento. Successivamente il terremoto del 1908 provocò notevoli danni alle sculture. I pezzi che furono smontati vennero sistemati nella chiesa di Santa Maria degli Alemanni, in attesa di essere ricomposti e ricollocati nell’attuale incrocio tra Via I Settembre e Via Cardines (antica ed importante arteria cittadina della quale oggi ne resta una breve parte), in uno spazio molto più ridotto di quello originario. Le fontane, distrutte dal terremoto, sono state ristrutturate e due di esse sono state inserite nel contesto cittadino; le altre due, restaurate con il materiale recuperato, si trovano all’interno del Museo regionale.