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La Calabria, i giovani e il lavoro: la testimonianza di chi ce l’ha fatta, ‘inventandosi’ un mestiere e puntando sulla propria terra

E se il futuro dei nostri giovani fosse proprio la Calabria? Restare qui è una scelta coraggiosa, ma se fatta con metodo e organizzazione potrebbe diventare la scelta migliore da fare

Non è un luogo comune: per scommettere sul proprio futuro in Calabria ci vuole coraggio. Il nostro è uno di quei territori dalle migliaia di potenzialità, ma anche dalle altrettante difficoltà da affrontare. Sono sempre di più i giovani e i meno giovani che decidono di andare via e le motivazioni sono tante: “Non c’è lavoro”, “Non c’è futuro”, “Per quello che voglio fare non posso stare qui”, “Che futuro posso dare ai miei figli restando qui?”. Eppure coloro che, in questo senso, pensano ‘fuori dal coro’, sono sempre di più. Per fortuna.  Ed è proprio la storia di una di queste persone che vogliamo raccontarvi; tra mille esempi e storie di chi lascia la propria terra col cuore spezzato per andare a lavorare al Nord, noi vi raccontiamo di chi invece è rimasto, rimboccandosi le maniche e facendo l’unica cosa da fare in un luogo come la Calabria dove il problema lavoro è atavico: si è cucito addosso un mestiere e ci si è buttato a capofitto, notte e giorno.

Lui si chiama Vincenzo Virgiglio ed è di Rosarno. Fino al 2018 Vincenzo aveva svolto diversi lavori, tutti temporanei, tutti saltuari, nulla che davvero lo entusiasmasse. Poi, in quell’anno, ha deciso di puntare su una delle sua passioni: la scrittura. Scrivere sui social, parlare agli altri, comunicare per lavoro, è stato fin da sempre uno dei suoi sogni nel cassetto. E in questo contesto che, iniziando quasi per gioco, Vincenzo si è buttato in un mondo che lo aveva sempre affascinato e incuriosito, quello dei Social Media Manager. “All’inizio era davvero solo un gioco. Lo facevo a titolo di favore, per dei conoscenti. Ho iniziato da autodidatta ma mi sono reso conto fin da subito che c’erano delle potenzialità di crescita incredibili. Ho ottenuto un successo che per me era grande e insperato – ci racconta Vincenzo -. Riuscivo a far ottenere ai miei clienti parecchie interazioni. Il tornaconto economico, nel quale non speravo, mi ha piacevolmente sorpreso, sebbene fosse ancora irrisorio. Ho creato una pagina Instagram che si chiamava “Meraviglie Calabresi” e ho iniziato a condividere lì i post delle attività che seguivo. All’inizio mi ero concentrato su bar ristoranti, pizzerie, chiedendo solo un contributo minimo mensile, con due o tre pubblicazioni a settimana su questo profilo. Ero contento dei risultati: in quel periodo ricordo la grande gratificazione personale, sebbene dal punto di vista economico ancora non avevo grandi risultati, perché non lo volevo io. Non mi sentivo pronto a chiedere di più”.

Ad un certo punto, però, mi sono detto ‘ci provo’. Ho seguito una serie di corsi appositi, perché senza formazione in questo lavoro non si arriva da nessuna parte, e ho iniziato a capire in cosa consistesse il vero e proprio lavoro. Ho dovuto combattere con la mentalità di chi non sapeva nemmeno di cosa parlassimo. Era una professione che pochi, qui, conoscevano. All’inizio sono andato a bussare a molte porte, chiedevo alle attività che conoscevo; poi piano piano, dopo mesi di attività, hanno iniziato a contattarmi gli esercenti, i professionisti. Ho iniziato a farmi un nome. Già dopo il primo anno erano le persone stesse a chiamarmi. La soddisfazione più grande è stato l’essere partito da zero. Mi sono ritrovato a dover imparare tutto, perché non era una cosa che io avevo mai fatto, ma una semplice passione. La teoria è importante ma poi è stata la pratica ad insegnarmi bene il mio lavoro. Ho acquisito competenze personali. Grazie agli studi ho plasmato la mia professionalità”, precisa con orgoglio.

“Non posso dire di non aver riscontrato delle difficoltà – racconta ancora Vincenzo – perché essere un social media manager a Milano o Roma è molto diverso: in Calabria non c’è l’ottica del mettersi in mostra e attendere i frutti, qui si pretende subito di vendere. Non basta curare i profili social: devi riuscire a creare pubblico, dare risultati immediati. Vicino a me, in questi anni, c’è stata sempre la mia fidanzata, che ha creduto in me e mi ha dato forza, sebbene all’inizio sia stata dura, perché molti non comprendevano cosa io facessi con precisione: per tutti io stavo semplicemente a ‘giocare con il telefono in mano’. Solo con i primi risultati hanno capito le effettive potenzialità di questo bellissimo lavoro.  A giocare a mio favore c’è stato il fatto che che qui c’era un territorio vergine, perché la figura del Social Media Manager c’è ma non è ben radicata. Ho avuto la determinazione di far crescere il mio nome e non andare a lavorare per altri, ed è stata una scelta vincente”.

Vincenzo non voleva lasciare la sua terra, dunque, e non voleva arrendersi all’accettare qualsiasi lavoro gli capitasse: ha voluto realizzare un sogno, partendo da zero.

E’ stato un crescendo – ci racconta ancora -, sono arrivato da zero a trenta attività. Con il lockdown dello scorso anni, ovviamente, i profili che seguivo sono diminuiti perché erano più di 40”. Il Covid ci ha cambiati, ha cambiato le nostre abitudini e il lavoro di Vincenzo, in questo senso, ha subito delle modifiche: “Nessuno, oggi, va più in giro per negozi a fare shopping – spiega -, ora si va sui social e si trova la pagina del negozio e spesso si acquista direttamente da lì. Io dico sempre ai miei clienti “La tua pagina è il tuo biglietto da visita”. Presentandoti male sui social è come se stessi presentando male la tua persona. La potenza dei social oggi è molto più forte di quella di un sito web, perché è più immediato. Lavoro molto sulla brand identity, dando un’identità ad un marchio e ad un logo. E’ necessario creare forte identità dell’azienda, per dare degli imput forti e trasmettere i valori dell’azienda. Io punto tutto su quello, e funziona”.

“Ormai sono giunto a tre anni di attività e la cosa di cui vado più fiero è che ho delle realtà rimaste con me fin dall’inizio, nonostante io non abbia mai messo vincoli ai miei clienti: possono rimanere con me per quanto tempo vogliono loro, perché se il cliente è contento e si trova bene è lui stesso che decide di rimanere. Durante il lockdown mi sono ritrovato, come dicevo, da 47 attività a zero. In quei mesi, dunque, ho deciso di dare una mano a chi era fermo. Dal 9 marzo al 4 maggio ho lavorato gratuitamente per coloro che erano miei clienti e anche per attività che non erano con me, magari per una semplice locandina da postare sui social, o per l’asporto nel caso di ristoranti, bar e pizzerie. Certo, non posso negare che sia stata anche una strategia di marketing interna che mi ha permesso di crescere ulteriormente, ma ho approfittato di quel periodo anche per approfondire gli studi”.

Oggi, Vincenzo, è non solo soddisfatto, ma anche in piena attività e con mille idee in testa. “Ho un progetto molto complesso che sono sicuro riuscirò a realizzare: oggi ci sono molti aiuti pensati appositamente per i giovani che vogliono avviare un’attività in proprio ed è il momento più giusto per chi vuole puntare su se stesso, quindi la mia idea è quella di creare un servizio per soddisfare la richiesta di questi potenziali clienti a 360°, attraverso un business plan serio, perché l’improvvisazione, come ho già detto, non porta da nessuna parte. C’è bisogno di creare qualcosa che possa diventare grande nel tempo, a piccoli passi. Dunque collaborerò con altri professionisti, come commercialisti – grazie ai quali i giovani potranno ricevere finanziamenti – ma anche avvocati, per un supporto legale. Insomma, la mia agenzia fornirà ai giovani un piano aziendale completo che li accompagnerà passo passo nel mondo del lavoro e dell’imprenditoria, partendo dall’inizio e creando una partita IVA, o gestendo la contabilità, oltre che ovviamente occuparsi dei profili social.

Il messaggio che voglio lanciare a tutti i miei corregionali è quello di non aver paura, perché il lavoro arriva dagli investimenti, e prima o poi tutto torna. Non si può lavorare con una mentalità chiusa e legata a vecchi canoni. Chi vuole crescere deve investire, deve emergere e avere la giusta visibilità, e i social sono il mezzo più veloce ed efficace per fare tutto questo”.

Un messaggio quello di Vincenzo Virgiglio, di cui la nostra regione ha più bisogno che mai, e che porta una ventata di freschezza in mezzo alla sfiducia di troppi. Il futuro dipende solo da noi e dalle azioni che, una alla volta, riusciamo a compiere per costruire una solida professione.