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Festa di San Filippo d’Agira a Limina: il “rapimento”, l’Ottava e quella tradizione legata all’Islam [FOTO]

Festa nel Comune di Limina nella giornata dell’11 maggio, si omaggia San Filippo d’Agira: tutte le usanze e le tradizioni di una celebrazione molto sentita

L’11 maggio è un giorno speciale per il Comune di Limina, situato in provincia di Messina, si festeggia infatti San Filippo d’Agira. Si tratta di una tradizione non molto antica, ma che nasconde leggende e significati particolari: per alcuni abitanti del luogo simboleggerebbe il furto leggendario del Santo da parte dei liminesi a danno dei casalvetini (di Casalvecchio Siculo, paesino situato nella parte opposta della vallata) e da qui nasce la consuetudine che, qualora un santo venisse “rapito”, diventava proprietà dei “ladri”, una volta all’interno della chiesa del paese di questi; per altri, invece la festa ha un significato meno fantasioso e si pensa che secoli orsono Passo Murazzo ospitasse una comunità cristiana e che San Filippo vi sia passato, prima di giungere nel paese di Limina.

Limina: le usanze e la processione della statua di San Filippo d’Agira

san filippo d'Agira a Limina

Instagram @Antonio_Tama

La mattina del giorno 11 maggio la statua del santo, del peso di circa 700 kg, viene portata in spalla, a passo sostenuto e senza soste, sino in località Murazzo, distante dal paese circa 6 km, dove si svolge un piccolo mercato che con le sue bancarelle multicolori rende ancor più festosa la vallata. Oggi, purtroppo, i campi non sono più sostentamento per la maggior parte delle famiglie, come allora, dunque questa usanza è ormai andata perduta. Dell’antico mercato rimangono soltanto le bancarelle di dolciumi, vestiti, giochi per bambini. Una volta giunto sul piazzale antistante il piccolo Santuario, i “portatori” corrono in posizione opposta rispetto alla statua, facendo quindi compiere una sorta di “balletto” con movimenti rotatori: in molti trovano un legame col Sufismo, corrente mistica della religione islamica, mentre altri vedono simbolicamente la benedizione del santo ai suoi fedeli, altri ancora vedono ciò come un atto simbolico di esorcismo; i “giri” in senso orario richiamerebbero gli angeli, quelli in senso antiorario scaccerebbero i demoni all’inferno. Finiti i giri, il santo viene introdotto nel santuario e si dà l’avvio a numerose messe. Nel pomeriggio la statua viene riportata a Limina. Giunti in paese il santo viene ripreso a spalla e a passo veloce percorre alcune vie, non prima di aver fatto però il famosissimo “a ddutta” (la lotta) che evocava la liberazione dell’isola dai demoni. Questo è un altro “ballo” e simboleggia la lotta che in vita il santo sostenne contro i demoni. Il santo, a suon di musica, viene fatto procedere di corsa avanti e indietro, senza girare la “Vara” di modo che il santo quando va indietro procede “di spalle”.

Il giorno successivo, 12 maggio, si svolge la processione per le vie del paese in ricordo del giorno della sua morte. Oggigiorno la festa è religiosissima, seppur non a carattere penitenziale. Tuttavia non è sempre stata così. Un tempo la processione era di mattina, nel pomeriggio, invece, aveva in passato luogo una tradizione, chiamata in lingua siciliana, nella parlata locale, a ddutta (lotta), cioè una vera e propria contesa che vedeva protagoniste due fazioni, i “Mastri”, artigiani, sarti, ma anche muratori, e i “Picurara”, ovvero i pecorai, in cui facevano parte anche altri allevatori di bestiame, contadini e operai. Il santo, posto in una vara più piccola e leggera, veniva conteso da una parte e dall’altra come una sorta di tiro alla fune. In questo disordine, spesso venivano riportati dei feriti, ecco perché era facilmente prevedibile il disappunto della Chiesa e delle Forze dell’Ordine, i quali in seguito a diversi tentativi ebbero la meglio su questa secolare tradizione.

L’Ottava: una tradizione molto sentita per i liminesi

san filippo d'Agira a Limina

Instagram @Antonio_Tama

Proprio l’Ottava costituisce il momento principale della festa a San Filippo d’Agira. Solitamente la piazza della chiesa Madre si è ritrovata colma di gente e di ragazzi con le magliette rosse che iniziavano a dare spallate al portale. I fedeli così, in prossimità delle 17, l’ora che nella tradizione cristiana coincide con l’inizio delle tenebre, invocano Filippo il sacerdote venuto dall’est nel IV secolo per evangelizzare la Sicilia e creare presidi bizantini da Messina ad Agira, dove poi morì. Quel sacerdote, che soprattutto era esorcista, viene raffigurato scuro proprio per via della sua lotta contro il diavolo. Una lotta che l’Ottava liminese la rappresenta. Una volta in piazza, San Filippo ha raggiunto i punti terminali del paese, quello più alto, a Calvario, e il più basso, a Durbi, facendo tre giri in senso antiorario attorno ad una croce, antico retaggio cristiano con cui si ricacciava il diavolo fuori dalla dimensione umana. Poi, il ritorno in paese, con le “corse”, che rappresentano l’inseguimento al demonio di San Filippo, e i “giretti”, il roteare negli slarghi centrali, per celebrare la vittoria di Cristo sul demonio attraverso il suo sacerdote. Infine, il “passaggio”, attraverso le vie del paese a raccogliere il ringraziamento dei fedeli, fino a notte.

San Filippo tornerà ora per le vie del piccolo Comune il 16 agosto, in quella che è una celebrazione “dedicata” agli emigranti e che è proceduta, nei giorni precedenti, dalle processioni del patrono, San Sebastiano, e della Madonna delle Preci, a cui è dedicata la chiesa del 1392, realizzata a ridosso del quartiere ebraico e che aveva proprio una funzione di evangelizzazione della comunità ebraica liminese, rimossa poi a seguito delle disposizioni spagnole nei decenni susseguenti.