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Fassina (Leu): “la mia preoccupazione è che si voglia riproporre l’agenda che c’era prima del covid, mentre noi avremmo bisogno di una reale discontinuità”

Parlamento italiano

Fassina (Leu): “la mia preoccupazione è che si voglia riproporre l’agenda che c’era prima del covid, mentre noi avremmo bisogno di una reale discontinuità. Nel Def approvato ad aprile in Parlamento la previsione per la spesa sanitaria in rapporto al pil diminuisce anche rispetto al 2019, allora non ci siamo proprio”

Stefano Fassina, deputato di Leu, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sulle riforme. “Abbiamo le condizioni per evitare i rischi e costruire prospettive migliori di quelle che avevamo prima del covid –ha affermato Fassina-. E’ un lavoro molto difficile perché, dietro la retorica che il covid cambia tutto, in realtà ci sono molte posizioni gattopardesche: cambiar tutto per non cambiare nulla. Il termine riforme nel corso degli ultimi 30-40 anni è diventato una copertura di interventi che peggiorano le condizioni dei lavoratori, basti pensare al Jobs act e alla Buona scuola. La mia preoccupazione è che si voglia riproporre l’agenda che c’era prima del covid, mentre noi avremmo bisogno di una reale discontinuità. Nel Def approvato ad aprile in Parlamento la previsione per la spesa sanitaria in rapporto al pil diminuisce anche rispetto al 2019, allora non ci siamo proprio. Poi vedremo che succederà con il Recovery, però questo è lo scenario. Siamo riusciti a far stralciare dall’ultima versione del Pnrr una parte sulla concorrenza che era un precipitato ideologico del liberismo anni 90. Vedo enorme trasformismo, la retorica che cambia tutto che dobbiamo fare le riforme, ma dietro le quali c’è l’agenda liberista che ha dominato fino a ieri. La retorica sul fatto che abbiamo imparato la lezione del covid rischia di rimanere solo retorica. I rapporti di forza nella fase pre covid si sono ancora più sbilanciati dalla parte dei più forti, gli stessi che hanno contribuito a mandare a casa Conte. Dietro quella retorica ci sono interessi fortissimi che vogliono utilizzare le risorse del Pnrr per rafforzare lo schema di prima e continuare a massacrare i lavoratori. Verificheremo cosa intende Draghi quando insiste sulle riforme. Quando abbiamo approvato la risoluzione sul Pnrr abbiamo scritto in modo specifico che per quanto riguarda le riforme la parola spetta innanzitutto al Parlamento, il punto è che le riforme sono le condizioni da rispettare per avere i finanziamenti, noi abbiamo detto che prima che quelle riforme diventino condizionalità devono arrivare in Parlamento”.