fbpx

Elezioni Regionali Calabria, dietrofront clamoroso di Nicola Irto: “Non mi candido più, non ci sono le condizioni”

irto calabria Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Nicola Irto non si candida più a Governatore della Calabria in vista delle elezioni regionali in programma nei prossimi mesi: un’uscita di scena clamorosa e inaspettata dell’esponente del Pd

Nicola Irto esce di scena e confessa che non si candida più a Governatore della Calabria in vista delle elezioni regionali in programma nei prossimi mesi. L’esponente del Pd, che da diverso tempo porta avanti le sue idee in ottica candidatura, ha ammesso un dietrofront che ha del clamoroso, perché inaspettato e improvviso: “Per mesi ho lavorato al mio programma di governo per cambiare la Calabria, coinvolgendo giovani, società civile, imprenditori, mondo universitario – ha scritto su Facebook – Adesso, però, ho dovuto prendere atto che non ci sono le condizioni per andare avanti e l’ho scritto ad Enrico Letta, si legge nel post a cui il politico ha allegato il link della sua intervista concessa a L’Espresso in cui comunica le motivazioni di questa scelta.

“Appare di continuo una volontà di mettere in discussione le decisioni prese da molto tempo dal partito democratico calabrese e dagli alleati di centrosinistra: ma continuando a perdere tempo si lascia terreno alla destra e a De Magistris – spiega Irto – Rinuncio quindi all’incarico e chiedo a Enrico Letta di trovare una soluzione per non continuare a svilire la dignità degli elettori e dei militanti del Pd in Calabria. Il Pd deve cambiare, non solo per poter mettersi in gioco alle elezioni, ma con una nuova generazione che c’è, anche se viene vissuta con fastidio da chi pensa solo a fare carriera: ma non possiamo ridurci ai feudi, dobbiamo essere una comunità aperta. Non possiamo solo pensare con chi ci alleiamo: il Pd deve dire cosa vuol fare, se vuol parlare agli elettori”, dice ancora.

La Calabria è allo stremoprosegue l’ormai ex candidato reggino parlando dei problemi della sua terra – per gli atavici problemi strutturali e per l’ulteriore anno di pandemia, eppure sembra non importare a nessuno. A volte mi sembra di essere l’unico che cerca di dare una visione di futuro, a pensare sia indispensabile un quadro netto di progetti, chiarezza per attuarli. Non basta infatti vincere, bisogna governare, altrimenti torniamo alle sabbie mobili, che poi sono la storia anche di questa terra: la melma dove si impantanano le coalizioni senza identità”.

E quindi va più nel dettaglio delle motivazioni: “Ho visto stallo e tatticismo. E ho anche visto che c’è un trasversalismo, in pezzi del centrosinistra calabrese, dovuto ad interessi comuni con pezzi del centrodestra. Ho steso un programma in questi mesi, l’ho condiviso con il vero motore della regione: studenti, imprenditori, terzo settore, professionisti. Sarebbe stato bello concentrarsi su questo. Ma nessuno vuol discutere di contenuti: solo di tattica, credendo di prendere un voto in più. E intendiamoci: allargare la coalizione è una cosa giusta e intelligente, ma non possiamo condannarci a muoverci con il bilancino. La Calabria ha bisogno di iniziare a correre verso il futuro, con un governo chiaro che provi a realizzare ciò che dice“, conclude.