fbpx

Donato Rotilio, da Montebello in tutto il mondo con il cuore amaranto: “Ho fatto mio figlio per scommessa dopo lo spareggio, lo volevo chiamare Reggina ma non me l’hanno consentito all’anagrafe” [L’INTERVISTA]

  • Bologna-Reggina 4 Aprile 2004 - Stadio Dall'Ara di Bologna
    Bologna-Reggina 4 Aprile 2004 - Stadio Dall'Ara di Bologna
  • Con nonna Maria
    Con nonna Maria
  • Con Carminello
    Con Carminello
  • Scritta
    Scritta "Reggina" in strada - 22 maggio 1999, tappa Gran Sasso vinta da Pantani
  • Con Luigi Radice, allenatore del Torino, durante lo spareggio con la Virescit
    Con Luigi Radice, allenatore del Torino, durante lo spareggio con la Virescit
  • Reggina-Virescit, 12 giugno 1988, Perugia
    Reggina-Virescit, 12 giugno 1988, Perugia
  • Stadio San Siro, stagione 1999-2000
    Stadio San Siro, stagione 1999-2000
  • Il suo garage
    Il suo garage
/

L’intervista di StrettoWeb al tifoso amaranto Donato Rotilio, colui che ha sfoggiato il plaid amaranto al Giro d’Italia: è l’uomo che c’è “dietro” lo storico striscione “Montebello Jonico”

50 anni di Reggina. 50 anni di storie, trasferte, aneddoti. Dall’inferno dei dilettanti ai campi polverosi della vecchia C2 fino ad Olimpico e San Siro. Donato Rotilio, 63enne nativo di Montebello, è l’uomo dietro lo storico striscione con il nome del paesino jonico. Lo ha fatto conoscere a tutta Italia e a tutto il mondo: dalle reti Rai a quelle Mediaset e non solo. Reggio Calabria e la Reggina ovunque, un po’ come domenica, dove ha orgogliosamente sfoggiato il plaid amaranto alla tappa del Giro d’Italia di Campo Felice.

Lo chiamo, ho voglia di conoscere la sua storia, e lui si trova proprio al Giro, di nuovo: “Sto aspettando la partenza della tappa qui all’Aquila”, mi dice. “Ho la tuta della Reggina, la scritta e la mascherina amaranto presa a Reggio. Ci sentiamo dopo?”. Tifoso Reggina Donato Rotilio (1)In teoria ci accordiamo per un orario, ma in pratica non lo rispettiamo, perché la mia voglia di sapere e la sua di raccontare ci fanno dimenticare l’appuntamento. Risultato? Passa mezz’ora e il signor Donato riesce a sintetizzare – nei limiti del possibile – 50 anni di calcio vissuti dal suo punto di vista: quello del vecchio sport romantico fatto di passione e senza limitazioni. E così finiamo per parlare e l’appuntamento del pomeriggio va a farsi strabenedire.

“Per ieri volevo fare le cose in grande – dice – Avevo pensato ad una scritta gigante prima della galleria, come avevo fatto anni fa sul Gran Sasso quando ha vinto Pantani: la frase ‘Forza Reggina’ per terra in bianco. Conservo ancora degli striscioni giganteschi che ho portato ovunque in Italia, come quella ‘Montebello Jonico’. Seguo la Reggina da 50 anni”.

Tifoso Reggina Donato Rotilio (1)

Il suo garage

E’ entusiasta ed euforico, quando racconta, il signor Rotilio. 50 anni di storia in immagini, con una frase abbastanza eloquente: Ho 10 chili di foto e due armadi pieni di tute, palloni e gadget di ogni tipo! Sono tornato a Teramo la scorsa stagione dopo 30 anni. In ogni spareggio storico sono stato insieme ad Amato con gli striscioni che hanno fatto la storia. A Gualdo Tadino ho recuperato una maglia di Belmonte, una delle tante divise che conservo ancora. Poi sono stato con Carminello a Pescara e a Chieti”.

“Tutti i cavalcavia del centro Italia hanno visto il colore amaranto e il logo della Reggina, non ho più il lenzuolo del matrimonio, racconta ridendo in riferimento alla stoffa consumata per preparare gli striscioni. Un amore vero, che va oltre le semplici parole ed è invece fatto di aneddoti simpatici oltre questo, come quello legato alla nascita del figlio. “Allo spareggio di Perugia avevo fatto una promessa: se la Reggina va in B faccio un figlio, dopo 8 mesi è nato, prima dell’altro spareggio, quello di Pescara. L’ho fatto per scommessa. Gli volevo mettere due nomi: Daniele Reggina, ma non me l’hanno accettati all’anagrafe…”. Un altro episodio è legato a quello del suo matrimonio: “Il giorno in cui mi sono sposato inauguravano la nuova Curva Nord. Io sono andato a farmi la foto dentro il Granillo lasciando tutti gli invitati in sala, che poi aspettavano il mio ritorno per mangiare a San Lorenzo”.

Come non dimenticare invece le “botte” prese a Terni nella partita che ha sancito il ritorno in A: “Avevo messo lo striscione di Montebello Jonico al ‘Liberati’, poi c’è stata l’invasione di campo e ci hanno preso a botte con le cinghie. Ero al fianco del presidente Foti e ricordo la frase dell’arbitro: ‘o uscite fuori o sospendo la partita'”.

Tifoso Reggina Donato Rotilio (1)

Bologna-Reggina, 4 Aprile 2004 – Stadio Dall’Ara di Bologna

Rosso fosforescente: l’ha sfoggiato a Bergamo, a Milano, durante Italia-Turchia. E’ lo striscione di Montebello Jonico, che rivendica con onore: “Sono io, sempre io. L’ho portato ovunque. L’hanno fatto vedere in tutte le tv. Ho conosciuto così anche tanta gente in Calabria, che si univa a me nelle trasferte perché vedeva quello striscione. La gente del posto aspettava me e mi diceva: ‘portalo con te, ogni volta che lo vediamo in tv ci si apre il cuore”. Per non dimenticare il Papa: “Quando è morto Giovanni Paolo II, al funerale, ero con la tuta con la scritta Reggina dietro. Siamo entrati così al Vaticano, ci hanno visto in tutto il mondo. Ricordo il vecchio fotografo di Reggio Diara, lo vedevamo e gli chiedevamo le foto. Grandi stadi ma anche trasferte come Messina, Acireale, Cisterna di Latina. Conservo una marea di ricordi, davvero tanti”.

Era piccolino quando ha la Reggina è salita per la prima volta in Serie B con il presidente Granillo: “Le mie primissime al Comunale sono con mio padre, che mi portava spesso. Erano i tempi di Pianca e Tivelli, me lo ricordo come adesso, segnava gol in rovesciata. Mi ricordo i tempi di Jacoboni“.

Legato alla Reggina, il signor Donato, e ovviamente anche alla sua terra. E’ nato a Montebello ma ha lasciato appena maggiorenne la Calabria per lavoro. Ci ritorna, però, ogni estate: “Io sono un carabiniere, facevo servizio alla compagnia di Villa San Giovanni e poi mi hanno mandato all’Aquila. Ma se mi cacci il mare della Calabria…”.

Tifoso Reggina Donato Rotilio (1)

Stadio San Siro, stagione 1999-2000

La chiacchierata si chiude con una nota di amarezza per le differenze tra quel calcio e quello attuale: “E’ finito tutto – afferma – Io entravo con striscioni e non solo, c’erano meno limitazioni. All’Olimpico il primo anno di A eravamo in 8 mila. A San Siro, vedendo quanti tifosi reggini c’erano, Prisco disse: ‘non ho mai visto una squadra ospite così seguita'”. Lo sento al telefono, ma già dal solo tono di voce capisco l’orgoglio e la felicità con cui racconta il passato. Con la speranza che con la riapertura degli stadi possa tornare a sfoggiare il vessillo amaranto ovunque.