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Reggio Calabria: processo “Eyphemos”, l’annullamento con rinvio dell’ordinanza dispositiva della custodia cautelare in carcere nei confronti di Domenico e Francesco Modaffari

Reggio Calabria: processo “Eyphemos”, l’annullamento con rinvio dell’ordinanza dispositiva della custodia cautelare in carcere nei confronti di Domenico e Francesco Modaffari. La soddisfazione degli avvocati

Le Sezioni unite della Suprema Corte di Cassazione ritornano, dopo sedici anni di oscillazioni interpretative, sulla struttura del reato di partecipazione ad una associazione mafiosa di cui all’art. 416-bis del codice penale. In particolare, in accoglimento del ricorso in Cassazione presentato dall’avvocato Pier Paolo Emanuele e dall’avvocato Luca Cianferoni, con la fattiva collaborazione dell’avvocato Alessandro Serraino , nell’interesse di Modaffari Francesco e Modaffari Domenico, imputati nel processo “Eyphemos”, che si sta celebrando dinanzi al Tribunale collegiale di Palmi, le Sezioni Unite si sono pronunciate sul persistente contrasto giurisprudenziale rimesso loro dalla Prima sezione penale della Corte di cassazione in ordine alla sufficienza o meno della “mera” affiliazione rituale ad una c.d. “mafia storica” al fine di poter essere ritenuti associati di mafia. Nell’ambito del processo in questione, infatti, i due ricorrenti vengono indicati come affiliati alla ‘ndrangheta locale da terzi soggetti, senza tuttavia risultare mai coinvolti direttamente in alcuna azione concreta, così come mai protagonisti di alcuna conversazione intercettata. In ragione di ciò, i legali dei Modaffari ricorrevano in cassazione rivendicando la insufficienza della semplice affiliazione rituale ai fini della configurabilità di una condotta di partecipazione alla mafia.

La questione giungeva così alle Sezioni Unite penali, le quali, nella giornata del 27 maggio c.a., aderendo alle argomentazioni difensive dirette a inquadrare il reato in questione nello schema del pericolo concreto (e non astratto o presunto), nel ribadire appunto il principio secondo il quale la condotta di partecipazione si sostanzia strutturalmente nello “stabile inserimento” di taluno nella compagine organizzativa dell’associazione mafiosa, hanno di fatto escluso che la affiliazione possa costituire, di per sé sola, una condotta partecipativa, ribadendone cioè – “nel rispetto del principio di materialità ed offensività della condotta” – la potenziale valenza soltanto in chiave indiziaria, da valutare di volta in volta, “sulla scorta di consolidate e comprovate massime di esperienza e degli elementi di contesto” del caso concreto, quale indice rivelatore di “una offerta di contribuzione permanente” al sodalizio mafioso in termini di “serietà ed effettività”. Ne è conseguito l’annullamento con rinvio dell’ordinanza dispositiva della custodia cautelare in carcere nei confronti dei due Modaffari. In attesa del deposito della motivazione e del successivo giudizio di rinvio dinanzi al Tribunale del riesame di Reggio Calabria, si segnala l’importanza di una decisione così rilevante nel contesto applicativo di una fattispecie di reato costantemente al centro del dibattito dottrinale e giurisprudenziale per le sue innegabili implicazioni teoriche e ricadute applicative.