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La vicenda di Giovanna Boda e l’ennesimo (ingiusto) pretesto per attaccare la Calabria

giovanna boda miur usr calabria Foto di Ciro Fusco / Ansa

Calabria come “la Regione che non si può toccare, dove neanche le riprese televisive dei grandi processi si possono fare”: così Nando Dalla Chiesa ha commentato all’interno di una lettera pubblicata sul Fatto Quotidiano

Nando Dalla Chiesa, noto scrittore e sociologo, ha definito quella relativa alla vicenda Giovanna Boda “la più italiana delle storie” e parlato della Calabria come “la Regione che non si può toccare, dove neanche le riprese televisive dei grandi processi si possono fare”. Il suo pensiero pubblicato questa mattina sulle pagine del Fatto Quotidiano in un articolo in cui si definisce amico della dirigente del Miur, coinvolta in un’inchiesta sul Ministero dell’Istruzione per corruzione, che ha tentato il suicidio e adesso i medici stanno tentando di salvare. Boda è “una donna a cui il mondo della scuola deve tantissimo e a cui deve tantissimo il movimento antimafia”, e per questo Dalla Chiesa ritiene inopportuno che La Verità abbia puntato il dito contro la dirigente. “Ho trovato una combinazione di particolari che mi hanno inquietato – si legge sullo scritto dell’accademico – . A partire dalla fine, in cui la dirigente del ministero viene accostata a Luca Palamara, solo perché, per conto del suo ministro dell’epoca Elena Boschi, gli dà un appuntamento, in un quadro del tutto estraneo all’indagine per tempi e per materia. Insomma, accostamento gratuito e voluto, spulciato chissà da chi e in che modo dalle voluminose intercettazioni del magistrato”.

Ma, al di là di queste considerazioni, sembra alquanto gratuito e fuori luogo l’attacco nel finale ai giornalisti calabresi che, con titoli più che normali, hanno riportato la notizia dell’inchiesta in cui è appunto indagata Giovanna Boda. Senza dubbio sarà la magistratura a proseguire con le indagini e a stabilire qual è la verità, piaccia o non piaccia ai giustizialisti ipocriti dei vari 5 Stelle o di Travaglio e Scanzi. Perché dunque attaccare per l’ennesima volta questa Regione, del tutto estranea con quanto accaduto, visto che Boda era stata nominata reggente dell’Usr Calabria soltanto da poche settimane mentre l’inchiesta risale ad ottobre? Perché continuare senza motivo a tirare in bello vecchi pregiudizi e retaggi di una visione sbagliata nei confronti del popolo calabrese e della sua terra? Una terra che sicuramente avrà i suoi problemi, le sue difficoltà, la sua mentalità per certi versi da cambiare, ma che non va tirata in ballo soltanto per il semplice gusto di insultarla. E’ già fin troppo martoriata.