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Vaccini, l’ad di Pfizer ottimista: “in autunno il ritorno alla normalità. Il Covid diventerà come un’influenza»

Albert Bourla Foto di Gian Ehrenzeller Ansa

Vaccini, parla l’ad di Pfizer: “in autunno il ritorno alla normalità. Il Covid diventerà come un’influenza. In un paio di mesi non ci sarà più un problema di disponibilità dei vaccini”

Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer in un’intervista al Corriere della Sera, sottolinea: “abbiamo uno degli strumenti più potenti che siamo mai stati creati nella medicina, un vaccino con almeno il 95% di efficacia. Con l’RNA messaggero, noi abbiamo una tecnologia che si può adeguare molto rapidamente se compare una variante. Con altre tecnologie lo si può fare nel giro di mesi, perché bisogna ottenere il virus, coltivarlo e fare i test. Con la tecnologia mRNA invece lavoriamo su file di computer. Non appena la sequenza del virus è stata resa nota abbiamo ricevuto il file da un laboratorio e da lì abbiamo sviluppato un vaccino. È tutto altamente digitalizzato, automatizzato. Per quello gli errori umani sono rari. E sapendo che possiamo riprendere rapidamente controllo di qualunque variante e che abbiamo un’efficacia del vaccino almeno al 95%, credo che questa diventerà come un’influenza. Ci vaccineremo e vivremo pienamente le nostre vite. Certo, questa è solo la mia stima. Le cose possono cambiare. Ma sulla base di tutto quel che ho visto, questo è lo scenario più probabile”.

Vaccino AstraZeneca

Foto Ansa

“Stiamo programmando di aumentare drasticamente le nostre forniture – prosegue– ai Paesi europei nelle prossime settimane. In questo trimestre consegneremo oltre quattro volte di più di quanto abbiamo fatto nel primo trimestre: 250 milioni di dosi, dopo averne date 62 fino a marzo. E siamo in discussioni per fare di più. Ho fiducia che ci riusciremo. Certo, c’è sempre la possibilità che qualcosa vada storto, come si vede dai problemi che stanno avendo altre aziende. Qualche questione può sempre sorgere, quando hai a che fare con la manifattura complicatissima di prodotti biologici. Ma sono ottimista, ho fiducia, perché finora abbiamo prodotto tantissimo ed è andata a buon fine quasi nel 100% dei casi. Non ci sono stati lotti da buttare. Il nostro processo produttivo si è dimostrato stabile e affidabile. Finora siamo sempre stati in anticipo sulla tabella di marcia. Nel nostro stabilimento di Puurs, in Belgio, entro maggio programmiamo di raggiungere il ritmo di circa 100 milioni di dosi prodotte al mese. Con miglioramenti significativi e continui a seguire nei prossimi mesi. Se ce ne danno l’opportunità, Pfizer e BioNTech sono pronte a fornire all’Europa centinaia di milioni di dosi in più nel 2022 e nel 2023, prodotte nei nostri impianti europei. La nostra rete ha la capacità di produrre più di tre miliardi di dosi l’anno prossimo”. “Si può tornare alla normalità? Lo vediamo dall’esempio di Israele –afferma convinto- Certo, Israele è un Paese piccolo, con i confini chiusi. I movimenti in entrata e in uscita sono limitati e la popolazione vive in uno stato di guerra quasi continuo, dunque sa come rispondere rapidamente a una crisi. Ma lì siamo riusciti a dimostrare al mondo intero che c’è speranza. Quello era il senso dello studio sui dati israeliani. Sapevamo che l’euforia dopo i primi vaccini sarebbe venuta meno quando, mese dopo mese, la gente vede che la vita non cambia molto. Ma in Israele si vedono i veri effetti del vaccino: quando copri una parte importante della popolazione, diventa possibile tornare quasi alla vita di prima. Il punto è quando si riesce a vaccinare la gente. Ma dal nostro punto di vista, sono ottimista: consegneremo numeri importanti di dosi”.

vaccino calabria

Foto di Ernesto Guzman / Ansa

Nei nostri studi –rimarca– vediamo che l’effetto di prevenzione dei vaccini è molto alto. Ne abbiamo conferma anche nei dati da Israele, che ha usato solo il nostro vaccino e su milioni di persone riporta un’efficacia del 97%: anche più alta che nel nostro studio. I dati israeliani danno anche un’efficacia al 90% negli asintomatici. Questo è estremamente importante, perché i portatori asintomatici di solito sono i grandi diffusori. Abbiamo per la prima volta la prova da una popolazione così numerosa, come appunto Israele, il nostro vaccino controlla anche le infezioni. In più all’85% il campione israeliano è di casi della variante inglese, che è la più trasmissibile ed è quella che sta invadendo il mondo. Ma appunto il vaccino l’ha fermata”, continua l’ad di Pfizer. Per quanto riguarda la variante sudafricana, “abbiamo appena finito uno studio su 46 mila individui e siamo pronti a presentare i risultati finali. Nel campione 800 persone erano in Sudafrica, dove appunto c’è una delle varianti più difficili, ma anche in quel caso l’efficacia è stata al 100%. Per ora non vediamo nessun indizio che le varianti conosciute producano una perdita della protezione dal nostro vaccino”. Sull’efficacia del vaccino, Bourla, evidenza: “abbiamo i primi risultati a sei mesi dalla vaccinazione. A quel punto la protezione è ancora molto alta. Non come nei primi due mesi, che è del 95%. Scende progressivamente, ma rimane ancora molto al di sopra dell’80% di efficacia. È una buona notizia. Sembra che fare un richiamo sarà necessario, ma non possiamo parlare prima di vedere i dati e al momento li abbiamo solo su sei mesi dopo le prime somministrazioni”.