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Troppo grassa per fare la commessa. La storia di Fabiola da Crotone: il peso delle parole sulla bilancia dell’ignoranza

Troppo grassa per essere assunta come commessa: la storia di Fabiola, da Crotone un brutto episodi di body shaming in ambito lavorativo

Soddisfatti tutti i requisiti, iniziata la prova (non retribuita), per altro costretta anche a fingersi una cliente per dileguarsi più in fretta in caso fossero arrivati i controlli, una ragazza di Crotone, al suo primo giorno di lavoro, si è vista negare l’opportunità di continuare perchè… troppo grassa. Fra i requisiti per poter fare la commessa in un negozio di casalinghi, evidentemente, si deve rientrare in una certa categoria di peso. Non sia mai che fra il reparto detersivi e quello per l’igiene personale, non si debba improvvisare una sfilata di alta moda con tutte le top model mancate che hanno trovato lavoro all’interno del negozio. La ragazza non era stata evidentemente avvertita.

Fabiola (il nome della 24enne) al termine della giornata di lavoro ha fatto per la prima volta la conoscenza del datore di lavoro. L’uomo, squadrandola da capo a piedi, le ha fatto notare come a causa del suo peso non fosse adatta al lavoro, sottolineando la presenza di faticose scale da percorre: barriere architettoniche insormontabili, composte da gradini (tanti gradini, migliaia probabilmente…) che la ragazza in questione avrebbe avuto difficoltà a percorrere. Una sorta di scalata in cima all’Everest che segna la differenza fra una commessa taglia 38, notoriamente la stessa taglia degli sherpa, e una taglia 52. Pensiero che ovviamente comprende il fatto che Fabiola non abbia mai incontrato una rampa di scale nella sua vita. La ragazza ha dunque concluso il suo turno di lavoro ed ha salutato con educazione affidando poi ai social il suo pensiero.

Essendo una persona educata e molto imbarazzata dallo sguardo e dalle affermazioni del proprietario, ho anche finito il turno di lavoro. Sento tante persone dire.. Voi giovani non volete lavorare, non vi accontentate, non fate sacrifici… bhe posso dire che tanti ragazzi come me cercano di realizzarsi e si accontentano andando a lavorare per 50 euro. Sarei curiosa di sapere se questo “signore” o chi come lui avrebbe mandato suo figlio a lavorare in un negozio dove si ricevono insulti e ci si fa il culo per 300 euro. Sentirsi ricchi e potenti, denigrando, offendendo, sfruttando e rubando soldi a dei giovani ragazzi che vorrebbero solo costruirsi un futuro. Questa è la vostra generazione, la generazione dei “signori”. Non so a cosa vi serva questa disumanità“.