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Superlega, il calcio come lo conosciamo non esiste più: è un bene o un male? Funzionamento, vantaggi e dubbi del nuovo format

La Superlega cambia il concetto di calcio: un torneo dal grande appeal, ma quanti dubbi sulla sua messa in atto. Il pallone cambia in bene o in male?

Nella notte fra il 18 e il 19 aprile è stata scritta un’incredibile pagina della storia del calcio. Una rivoluzione sopita da tempo, della quale si vociferava attraverso rumor che sembravano pura utopia. Del resto, un meccanismo secolare come quello del pallone appariva difficile da cambiare completamente scuotendo le sue fondamenta. Eppure ieri notte, 12 club già definiti ‘ribelli’, ‘rivoluzionari’, ‘scissionisti’ hanno deciso di fondare la Superlega, una nuova competizione che raccoglie le squadre più forti d’Europa affiancandosi alle attuali Champions League ed Europa League. Neanche a dirlo, con UEFA e FIFA è guerra aperta, come molti giornali in tutto il mondo hanno titolato questa mattina. In questo articolo spiegheremo il funzionamento del nuovo torneo, analizzandone vantaggi e dubbi.

Superlega, il format: l’èlite del calcio strizza l’occhio all’Eurolega

Il format della nuova competizione strizza l’occhio all’Eurolega di basket: l’èlite dello sport racchiusa in una competizione che prevede un grosso numero di squadre presenti ‘di diritto‘ (le 15 big nel calcio, 11 nel basket), più alcuni slot ‘meritocratici‘ in base ai risultati della passata stagione (5 nel calcio, 5 nel basket). Differisce, per ora, solo la mancanza delle due wild card assegnate dall’Eurolega.

Ricapitolando:

20 club partecipanti di cui 15 Club Fondatori (ad oggi Bayern Monaco, Borussia Dortmund e PSG si sono chiamate fuori, sono 12 i club fondatori, ndr)e un meccanismo di qualificazione per altre 5 squadre, che verranno selezionate ogni anno in base ai risultati conseguiti nella stagione precedente.

Partite infrasettimanali con tutti i club partecipanti che continuano a competere nei loro rispettivi campionati nazionali, preservando il tradizionale calendario di incontri a livello nazionale che rimarrà il cuore delle competizioni tra club.

• Inizio ad agosto, con i club partecipanti suddivisi in due gironi da dieci squadre, che giocheranno sia in casa che in trasferta e con le prime tre classificate di ogni girone che si qualificheranno automaticamente ai quarti di finale. Le quarte e quinte classificate si affronteranno in una sfida andata e ritorno per i due restanti posti disponibili per i quarti di finale. Il formato a eliminazione diretta, giocato sia in casa che in trasferta, verrà utilizzato per raggiungere la finale a gara secca che sarà disputata alla fine di maggio in uno stadio neutrale.

Superlega, i vantaggi: coppe più appetibili, tutele economiche e grande spettacolo

Foto di Matteo Bazzi / Ansa

Il primo vantaggio è senza dubbio legato alla spettacolarità del torneo. I top club del calcio mondiale riuniti, ‘di diritto’, in una competizione che a differenza dell’attuale Champions League prevede sicuramente 18 partite a testa sicuramente spettacolari, alle quali si vanno ad aggiunge quarti, semifinali e finale. Ci si è lamentati spesso della presenza di squadre come Ferencvaros, Qarabag, Apoel, Bate Borisov, Zilina che subiscono valanghe di gol e se raccolgono 1 punto passano anche alla storia. Di contro, ci si è anche lamentati dell’assenza di squadre come Milan, Roma, Napoli, Arsenal, Tottenham rimaste fuori per una stagione storta, un ultimo turno di qualificazione non andato come ci si sarebbe aspettato, magari proprio in favore di una delle squadre ‘materasso’ citate in precedenza.

Senza contare che la formula con 2 gironi da 10 squadre, rende più difficili calcoli e ‘biscotti’ per assicurarsi la qualificazione, riducendo anche la possibilità che su 18 partire da giocare (e non 6) passi alla fase eliminatoria una squadra capace di un fortunato upset nei confronti di una big. Verrebbe dunque tutelato il patrimonio culturale delle squadre storiche del calcio e le grandi emozioni che suscitano, dando anche la possibilità a 5 altre realtà di consolidare il proprio status (ad esempio l’odierna Atalanta) guadagnandosi l’opportunità di avere un posto nell’èlite del calcio insieme e non al posto di una grande.

Foto di Ian Langsdon / Ansa

Inoltre, l’altra competizione europea parallela, sperando ne resti soltanto una e unisca le migliori squadre restanti fra Champions ed Europa League, sarebbe sicuramente un torneo meno blasonato, ma molto più livello e ugualmente competitivo, Ne farebbero parte squadre del calibro di PSG e le francesi, Bayern Monaco, Borussia Dortmund e le tedesche, oltre a: Napoli, Roma, Atalanta, Lazio, Porto, Benfica, Ajax, PSV, Fenerbahce, Besiktas, Zenit, Shakthar, Celtic (alcune delle quali dovranno occupare gli slot ‘meritocratici’ della Superlega). Dunque la corsa per la competizione europea parallela, che potremmo chiamare ‘Nuova Champions League’, sarebbe comunque allettante per delle squadre che nell’attuale Champions League farebbero per lo più una comparsa, sperando di non prendere troppi gol agli ottavi contro la big di turno.

Per quanto riguarda i tornei nazionali invece, la Superlega porta con sè molte più partite e dunque la necessità di trovare slot utili nel calendario. Si potrebbe pensare ad una riformulazione della snobbata Coppa Italia, ma anche a mettere in atto la tanto decantata riduzione del numero di partecipanti della Serie A a 18 squadre, eliminando quei club che salgono e scendono di categoria senza un reale progetto. Dunque anche il campionato di Serie A si livellerebbe verso l’alto con un’idea che, al di là della Superlega, è già stata presa in considerazione da molti presidenti del massimo campionato italiano.

Superlega, il dubbio della meritocrazia: è un calcio solo per ricchi?

L’idea della Superlega ha fatto storcere il naso, per usare un eufemismo, a molti. Si è parlato di morte del calcio, di competizione per ricchi, di favoritismo verso i top club. A dar fastidio ai tifosi è l’apparente assenza di meritocrazia. I club più forti, blasonati e più ricchi invitati per ‘diritto’, i più piccoli che potrebbero arrivare nell’èlite solo dopo essersi qualificati sudando sul campo, in base ai risultati della passata stagione. Accessi comunque ridotti all’osso, appena 5 slot disponibili. Un sistema che si scontra con l’idea di un calcio che premia il Leicester di turno, piccolo club che spodesta le grandi e corona il sogno di vincere la Premier League, o il Porto di Mourinho che sale sul tetto d’Europa contro ogni pronostico: robe da film o PlayStation, divenute dolci realtà.

Foto di Roberto Bregani / Ansa

Inoltre va anche chiarito il risvolto che la Super League avrà sui campionati nazionali. I club fondatori assicurano sia la loro presenza che la centralità delle varie Serie A, Liga, Premier League, ma la posizione di UEFA e FIFA, in netto contrasto con la nuova competizione,  è stata chiara: alle squadre che intenderanno partecipare sarà vietato giocare in qualsiasi altra competizione a livello nazionale, europeo o mondiale, e ai loro giocatori potrebbe essere negata l’opportunità di rappresentare le loro squadre nazionali. È inoltre possibile una sanzione economica di 50 miliardi nei confronti dei club ribelli. Non è concepibile una Serie A senza Juventus, Milan e Inter, così come una Premier League senza 6 squadre. I campionati perderebbero di appeal e l’impatto in termini economici sarebbe un vero e proprio salasso.

Discorso simile per le competizioni europee: Champions League ed Europa League dovranno cambiare necessariamente formato, specialmente l’attuale EL che si ridurrebbe ad una mera competizione destinata alla ‘periferia’ del calcio europeo, con match molto meno interessanti rispetto al già criticato format attuale. Da chiarire i criteri di qualificazione alla Champions League (probabilmente le 3 big italiane saranno escluse a prescindere pur arrivando fra le prime 4), per non ridurre unicamente i campionati alle lotte scudetto e salvezza. Inoltre senza giocatori convocabili, le competizioni per Nazionali perderebbero di valore fino a scomparire. Problemi comunque sorti più per le minacce dell’UEFA che per la creazione della Superlega che va soltanto regolamentata nelle zone d’ombra impossibili da coprire con un singolo comunicato.