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Superlega, la resa di Agnelli: “non si può fare un torneo a 6 squadre. Resto convinto della bontà del progetto”

Foto di Roberto Bregani / Ansa

Superlega, Andrea Agnelli getta la spugna: dopo l’addio delle inglesi è impossibile formare un torneo con sole 6 squadre. Il presidente della Juentus resta però convinto della bontà del progetto

Essendo onesti e franchi, dico di no, è evidente che non si può. Resto convinto della bontà del progetto, ma non si può fare un torneo a sei squadre“. Anche Andrea Agnelli si arrende. Una breve battuta rilasciata a ‘Reuters’, quella del presidente della Juventus, che sancisce di fatto la fine della neonata Superlega. L’addio delle 6 big inglesi (Manchester City, Manchester United, Liverpool, Chelsea, Arsenal e Tottenham) ha dato il colpo di grazia alla già fragile stabilità del progetto. Eppure poche ore prima, in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport, il presidente della Juventus non aveva completamente chiuso la porta al torneo, nonostante le difficoltà.

Superlega, Andrea Agnelli: i 5 punti che sottolineano la bontà del progetto

Prima di rispondere alle domande, partendo da quello che è stato detto e scritto, ritengo che alcuni punti fermi debbano essere chiariti“. Una sorta di sfogo che merita di essere letto poiché riassume gli elementi di ciò che avrebbe dovuto essere e non sarà.

  • “Uno: nessuna minaccia ai campionati domestici. Anzi, la ferma volontà da parte del gruppo delle dodici società di continuare a partecipare alle competizioni nazionali, sia al campionato, sia alle coppe. Quindi totale adesione a quella che è la tradizione”.
  • “Due: fin dalla costituzione della SLCo, la Superlega, si è incoraggiato il dialogo con le istituzioni, nel nostro caso Fifa e Uefa”.
  • “Tre: quello che stiamo facendo è perfettamente legale, stiamo esercitando una libertà prevista dal trattato dell’Unione europea, e questo aspetto lo considero particolarmente importante”.
  • “Quattro: il calcio sta vivendo una crisi enorme di appeal che investe le nuove generazioni. Hanno inciso gli stadi chiusi da un anno. Per chi ha figli di dieci, quindici, vent’anni la disaffezione è più che palpabile: i giovani si interessano ad altre cose. Evidentemente – e qui entriamo in una sfera macroeconomica – questo triste fenomeno ha subìto un’accelerazione a causa della pandemia”.
  • “Cinque, è forse il punto-chiave, quella che stiamo cercando di organizzare è la competizione più bella al mondo”.

Superlega, Andrea Agnelli: “il calcio non viene snaturato”

A chi parla di un sistema elitario, pronto a snaturare il calcio trasformandolo in uno sport per soli ricchi, Andrea Agnelli risponde: “che non è assolutamente così. La nostra volontà è creare una competizione che possa portare benefici all’intera piramide del calcio, aumentando sostanzialmente quella che è la solidarietà distribuita agli altri club. Una competizione, lo sottolineo, che rimane aperta e prevede cinque posti a disposizione degli altri club. Per merito sportivo o su invito? Questo fa parte del dialogo che abbiamo richiesto alle istituzioni. il maggiore problema dell’industria del calcio è la stabilità. Le riforme delle manifestazioni nazionali e internazionali sono temi che ho sentito rilanciare nel corso di ogni campagna elettorale di ogni presidente federale e di enti regolatori internazionali. Una volta arrivati a occupare posti di responsabilità, gli stessi pensano però al mantenimento delle posizioni di privilegio e di monopolio. La crisi non è soltanto finanziaria, ma di fidelizzazione. I più giovani vogliono i grandi eventi e non sono legati a elementi di campanilismo. La mia generazione lo era molto di più. Alcuni dati: un terzo dei tifosi mondiali segue almeno due club e spesso questi due presenti tra i fondatori della Superlega. Il dieci per cento è affascinato dai grandi giocatori, non dai club. Due terzi seguono il calcio per quella che oggi viene chiamata ‘fomo’, fear of missing out, paura di essere tagliati fuori. E adesso la percentuale più allarmante: il 40 per cento dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni non prova alcun interesse per il calcio. Serve una competizione in grado di contrastare quello che loro riproducono sulle piattaforme digitali, trasformando il virtuale in reale. Attraverso Fifa crei la tua competizione, quella competizione va riportata nel mondo reale. Tralasciamo gli effetti della concorrenza dei vari Fortnite, Call of duty eccetera, autentici catalizzatori dell’attenzione dei ragazzi di oggi destinati a essere gli spender di domani“.