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Stretto di Messina, “il traghettamento dei treni è insicuro”: i cittadini diffidano il Ministro Giovannini, “dire no al Ponte significa continuare a mortificare questa terra”

Traghetto treno

Rete Civica per le Infrastrutture nel Mezzogiorno insieme a tanti cittadini calabresi e siciliani hanno posto un quesito, sotto forma di diffida, al Ministro Giovannini e a Rete Ferroviaria Italiana: “chiunque abbia effettuato la traversata conosce le condizioni in cui i passeggeri sono ospitati”

Il Ponte sullo Stretto è l’opportunità di sviluppo che servirebbe al Meridione d’Italia per risollevarsi dalla crisi e ridurre il gap infrastrutturale col resto d’Europa, ma il rischio è che per l’ennesima volta Sicilia e Calabria restino con un pugno di mosche in mano. Successe già nel 2012 che un governo di tecnici, quello di Monti, mettesse la parola fine ad un progetto studiato e approvato sotto tutti i punti di vista dai maggiori esperti. Il Recovery Fund sarebbe potuta diventare l’occasione buona per aprire scenari inediti e al passo coi tempi per tutto il Sud a livello trasportistico. Da Salerno a Reggio Calabria la linea ferroviaria diventerebbe ad alta velocità e, superato a 300 km/h il breve tratto di mare tra Piale e Margi, una nuova linea ferroviaria raggiungerebbe CataniaPalermo concludendo quel corridoio del Ten Network che parte da Oslo, arriva in Danimarca, passa dalla Germania all’Austria e arriva in Italia dal Brennero, per poi da Verona scendere la penisola. L’infrastruttura si potrebbe certamente realizzare, tra l’altro, con soluzioni innovative legate alla tecnologia ‘green’ in linea con la traiettoria che l’Unione Europea vuol tracciare per l’economia dei prossimi decenni. Tra le prime a muoversi, ad esempio, è stata la Francia che ha deciso di tagliare le emissioni super inquinanti degli aerei cancellando tutti i voli a breve percorrenza che collegano due città del proprio territorio tra le quali esiste già la possibilità di uno spostamento via treno. Una soluzione molto più sostenibile e dal minore impatto ambientale in un momento in cui la pandemia ha influenzato le nostre abitudini e imposto di cambiarle per adattarci a delle nuove. E’ anche per questo motivo che centinaia di cittadini hanno dato mandato allo Studio Legale “RVASSOCIATI Rizzo&Vadalà” per presentare una diffida a Rete Ferroviaria Italiana, inviata anche al Ministro per le Infrastrutture Enrico Giovannini, al Prefetto di Messina, all’Autorità Portuale ed alla Capitaneria di Porto, per conoscenza anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Premier Mario Draghi.

Lo spostamento in treno dalla Calabria e alla Sicilia (o viceversa) è reso molto difficoltoso senza la presenza un collegamento stabile come il Ponte. L’accusa rivolta dai cittadini ai ministri Enrico Giovannini e Roberto Cingolani è quella di “non aver dedicato qualche ora a verificare di persona l’opportunità di proporre opzioni mortificanti per chi le subisce da tanti decenni”. I sottoscrittori diffidano R.F.I. alla rigorosa e costante osservanza delle norme in tema di sicurezza della navigazione, della salute dei passeggeri e del loro equipaggio, nonché delle misure antincendio, sulle navi utilizzate per l’attraversamento dei convogli ferroviari dello Stretto di Messina; chiedono altresì, alle altre Istituzioni, ciascuna per le rispettive competenze e responsabilità, di verificare se siano state predisposte le dedotte misure di sicurezza ed antincendio.

“Rfi, Prefetto, Capitaneria di Porto, Autorità di Sistema portuale e il Ministro delle infrastrutture e dei Trasporti possono garantire che il traghettamento dei convogli ferroviari attraverso lo Stretto di Messina si svolga nel rispetto delle norma di sicurezza?

E’ la domanda che la Rete Civica per le Infrastrutture nel Mezzogiorno insieme a tanti cittadini – con il patrocinio dello studio legale Rizzo e Vadalà – ha posto alle Autorità competenti, al fine di comprendere se le centinaia di passeggeri che, ogni notte, attraversano lo Stretto chiusi dentro gli scompartimenti dei treni, a loro volta imprigionati nella pancia dei gloriosi Ferry boat, possono viaggiare sereni. Un quesito che, sotto forma di diffida, è stato inviato, per conoscenza, anche al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Paradossalmente, a dare origine alla reazione popolare è stato proprio il Ministro Giovannini, secondo il quale, la soluzione dell’antico problema poteva essere quella di … lasciare tutto inalterato (opzione zero) o potenziare le caratteristiche di un servizio in via di eliminazione in tutta l’Ue.

Una proposta – sostengono i firmatari della diffida – quasi certamente dovuta alla scarsa conoscenza di un problema che meriterebbe di essere trattato con minore sufficienza e superficialità. In Europa sono solo due i bracci di mare in cui i treni passeggeri vengono imbarcati su navi traghetto ma, a differenza di quanto avviene in Sicilia, durante la navigazione i passeggeri scendono dai convogli e si recano sui ponti superiori. Mentre, di notte, il traghettamento viene interrotto o deviato su percorsi più sicuri. In entrambi i casi, inoltre, ponti e tunnel sommersi stanno per sostituire definitivamente una modalità considerata antiquata, lenta e pericolosa. Il che rende inattuale la proposta del Ministro.

Chiunque abbia effettuato la traversata conosce le condizioni in cui i passeggeri sono ospitati all’interno dei vagoni. Riesce difficile credere che, in caso di pericolo, persone di ogni età e condizione, che riposano nelle cuccette e nei WL possano rapidamente balzare giù dai letti, rivestirsi, percorrere i corridoi dei vagoni, aprire le pesanti porte, scendere altissimi scalini, individuare le vie di fuga, incunearsi tra vagoni posti a pochi centimetri l’uno dall’altro, accalcarsi sulle scalette e raggiungere i punti di raccolta per essere condotte in salvo. E’ questo il “percorso di sfuggita” che – secondo la Convenzione SOLAS (Safety Of Life At Sea) e molti altri Regolamenti – dovrebbe essere privo di ostacoli e il più diretto possibile? Provare per credere. Se il Ministro Giovannini avesse dedicato qualche minuto a verificare l’opportunità di proporre opzioni mortificanti per chi le subisce da tanti decenni, forse la diffida non sarebbe mai partita”.