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Reggio Calabria, riqualificazione di Piazza De Nava. Legambiente: “ristrutturare senza stravolgere e cancellare i segni identitari”

Piazza De Nava reggio calabria

Reggio Calabria, riqualificazione di Piazza De Nava. Legambiente: “ristrutturare senza stravolgere e cancellare i segni identitari. Le soluzioni ragionevoli possibili”

A parere del Circolo Legambiente Città dello Stretto “i numerosi interventi – molti autorevoli, articolati e approfonditi, altri lapidari e superficiali – concentrati in questi giorni sulle sorti di Piazza De Nava e dell’area museale confermano, se mai ce ne fosse bisogno, la delicatezza e l’interesse sociale del tema in discussione. Tutto ciò quindi dovrebbe suggerire ai decisori finali un atteggiamento d’ascolto vero, ispirato al principio di cautela, e di informazione più approfondita, soprattutto a fronte delle motivazioni puntigliosamente ed efficacemente argomentate dei tanti perplessi o contrari ma soprattutto a una non conoscenza del progetto da parte dei più. Si registra invece l’“affanno” di acquisire, solo formalmente e frettolosamente, un parere (quanto realmente ascoltato?) in prossimità e nel contesto di una conferenza dei servizi che sembrerebbe dovere dare l’avvio definitivo al progetto. Quasi fosse una “pratica ordinaria” da chiudere in fretta. La storia della riqualificazione della piazza ha visto già in passato un largo movimento di associazioni e cittadini tra cui Legambiente impedire la realizzazione di un progetto che ne avrebbe stravolto completamente l’attuale assetto, dimostrando quanto fortemente identitaria sia l’immagine di questo luogo nel comune sentire dei reggini. Contestualmente era stato strappato in quella circostanza l’impegno da parte delle istituzioni interessate che ogni altra proposta sarebbe stata preliminarmente presentata alla città. Non ci sembra che questa promessa sia stata mantenuta e ancora una volta si tenta di imporre una soluzione senza un confronto reale e trasparente, nelle sedi dovute, senza la ricerca di una imprescindibile e doverosa condivisione collettiva. Sembra ancora più stonato questo atteggiamento della Soprintendenza, affiancata in modo piuttosto passivo dal Comune, nelle sue varie articolazioni, quando ripetutamente nella relazione del progetto si leggono definizioni come “teatro urbano comunitario”, o si fa riferimento alla “civitas”, o più semplicemente si parla di “spazio pubblico” sottraendo, di fatto, a questo topos architettonico il senso stesso. Oppure – e a questo evidentemente noi siamo particolarmente sensibili – si parla si “sostenibilità”, attribuendola solo agli interventi sul verde, con soluzioni discutibili, quando si sa che nell’accezione più corretta la sostenibilità ambientale non può prescindere da una visione più complessiva, dalla desiderabilità sociale e dall’ identitario “sentimento” dei luoghi”.

D’altro canto – prosegue Legambiente- va rigettato il tentativo di dividere in partigianerie estremizzate le diverse opinioni: ed ecco che se poni rilievi sei per la conservazione “nostalgica” e mummificante, contro una presunta modernità evocata, peraltro non definita nella sua essenza portante. Le cose non stanno per nulla così. Come afferma autorevolmente Salvatore Settis, i cittadini sono gli eredi e i proprietari del patrimonio culturale sia nel suo valore materiale che in quello simbolico e metaforico “come incarnazione dello Stato e della sua memoria storica, come segno di appartenenza, come figura di cittadini e dell’identità del Paese”. Il patrimonio culturale assume così una notevole funzione civile e dal passato viene la sfida a conservare, a comprendere, ma anche la forza della memoria e dell’identità, quella consapevolezza di sé indispensabile per la costruzione del futuro. Non si tratta, infatti, di “mummificare” il passato, ma certo neanche di cancellarlo, perdendo quelle radici che sono – in natura come nella società – le uniche a potere dare linfa vitale al rinnovamento, all’evoluzione. Sul concetto stesso di “modernità” ci sarebbe molto da dire, ma ci sembra che anche in questo caso le tendenze e il dibattito più attuali e interessanti vadano in tutt’altra direzione dell’intervento/evento e dell’omologazione formale, prediligendo il contesto locale e comunitario. Nel merito ci sembra di capire che il progetto di “Restauro e riqualificazione per l’integrazione tra il Museo Archeologico Nazionale ed il contesto urbano” preveda, per quanto riguarda la piazza, ben poco da restaurare, se non il monumento a De Nava. Per il resto dalla relazione, pur approfondita nella parte descrittiva generale, si evince un lungo elenco di demolizioni previste, che incredibilmente ben poco salvano dell’attuale piazza e risultano palesemente prive di senso o, quantomeno incoerenti con le stesse premesse da cui si parte”.

“La nostra città – sottolinea Legambiente- ha subito ripetuti terremoti devastanti e l’ultimo nel 1908 radendola al suolo ha lasciato solo pochi segni del passato. Gli interventi di quella che è rimasta catalogata nella storia di Reggio come epoca della Ricostruzione, se pure con molte contraddizioni, riuscirono a ridare un volto alla città con gli interventi di architettura Razionalista (da tempo per fortuna è ampiamente superato il giudizio negativo su questa corrente architettonica considerata di Regime) e con gli interventi di importanti architetti del Liberty e di un’architettura ecclettica/coloniale che hanno caratterizzato la “Reggio bella e gentile”. Piazza De Nava, dopo gli interventi operati in città negli ultimi decenni, è rimasta uno dei pochi “luoghi progettati” del passato che conserva una sua unità stilistica. Infatti, le due facciate disegnate da due grandi architetti dell’epoca – quella del Museo Nazionale di M. Picentini e quella del palazzo dell’Ente Edilizio di C. Autore – furono armonicamente messe in relazione dalla piazza progettata per accogliere il monumento con la fontana di F. Jerace, un parterre leggermente inclinato chiuso dalle balaustre con ringhiera tubolare, nel quale successivamente nelle quattro aiuole furono piantumate quattro palme decorative che lasciavano libera la visione delle due imponenti facciate. Ora il progetto della “nuova piazza” – così la si definisce nella relazione – cancella tutto ciò con il pretesto di due “parole d’ordine”: pedonalizzazione e continuità del Museo con l’esterno che non necessariamente, però, ci permettiamo di osservare, dipendono dalla soluzione progettuale prospettata relativa a Piazza De Nava.

Come Legambiente “siamo in sostanza d’accordo, con l’idea di fare dell’area estesa di pertinenza del Museo comprendente anche il fronte rivolto al mare un nuovo “spazio pubblico a dimensione del pedone” e alla realizzazione di un polo intermodale all’interno di un piano strategico per lo sviluppo di una mobilità urbana sostenibile. Guardiamo analogamente con grande interesse e apertura alle soluzioni “rivoluzionarie” relative alle conseguenti modifiche al sistema viario attuale – nelle due fasi prospettate – anche se non ci è ben chiaro e non sappiamo quanto sia stato approfondito l’assetto alternativo della viabilità e delle compatibilità in un nodo cruciale del traffico per il centro cittadino. Per fare un esempio, cosa si preveda per il tratto di Via Tripepi, tra Via Vollaro e Via Romeo. Anche l’idea di esaltare la relazione del Museo con l’“intorno” è di per sé condivisibile, ma rigettiamo decisamente, con esclusivo riferimento alla piazza, la cattiva soluzione prospettata attraverso il nuovo progetto, peraltro inopinatamente dallo stesso Ministero per i Beni Culturali. Perché – domandiamo – cancellare il preesistente di Piazza De Nava e non intervenire, invece, con un accorto restauro, riportandola alla coerenza del disegno e dei materiali originari, e intervenendo con linguaggio contemporaneo sul verde e sugli arredi, per donarle quell’aspetto di “salotto buono” che le si confà e al quale ha sempre aspirato. La stessa cosa vale in riferimento alle aree d’intorno per realizzare il dialogo del Museo con l’esterno, che, certo, ripetiamo, è un obiettivo verso cui tendere, ma che ha possibilità di soluzioni assai meno traumatiche e velleitarie che prescindono, cioè, dallo stravolgimento della piazza. In questo contesto ci sembra anche interessante la proposta del FAI di creare un percorso esterno collocando delle teche che offrano ai passanti un’esposizione en plein air di reperti archeologici, ad oggi non visibili. Soprattutto se questo intervento caratterizzante diventa, come prospettato, uno dei segni di un percorso che coinvolga altri luoghi archeologici sparsi sul territorio urbano, che potrebbero “rivivere”, soprattutto in funzione di riscoperta e rafforzamento identitario insieme ad arricchimento dell’offerta turistica, Non serve peraltro sottolineare che, se oggi non è riconoscibile la funzione collettiva di luoghi come Piazza De Nava, è soprattutto per l’incuria e il degrado in cui sono stati abbandonati per decenni. Stessa cosa per la piazzetta Alvaro dal forte valore simbolico, un gioiellino di famiglia il cui recupero e la cui valorizzazione è senza dubbio un obiettivo giusto da perseguire. Non mettiamo in discussione la preparazione e le buone intenzioni dei progettisti, ma crediamo che a fronte delle osservazioni critiche che si sono manifestate e che facciamo, per la parte specifica della piazza, interamente nostre, si debba farne tesoro cogliendone lo spirito costruttivo, dando la disponibilità a rivedere il progetto. Pedonalizzazione, nuova relazione tra il Museo e l’intorno, piano di mobilità sostenibile possono benissimo coesistere con una Piazza De Nava adeguatamente ristrutturata e valorizzata, ma mantenuta nel suo assetto storico. Sola obiezione, ipotizzabile “a mezza bocca”, dei fautori del mega-progetto della Soprintendenza: questo tipo d’intervento proposto da molte associazioni ed esperti non “coprirebbe” l’esorbitante somma disponibile di 5 milioni di euro. Da qui luci, zampilli ed “effetti speciali”. Ma allora perché non spendere lì – al meglio e senza risparmio – il necessario, impegnando il resto su aree archeologiche importantissime e potenzialmente bellissime – una per tutte l’area del monastero bizantino di Santa Maria di Trapezzomata – per valorizzarle e farle diventare parte di un’offerta culturale e turistica attrattiva e di qualità?”

A parere di Legambiente “nessuna considerazione sui tempi del progetto esecutivo, dell’appalto dei lavori, del rischio di perdere i finanziamenti, può motivare la sbrigatività. Sarebbe una inaccettabile “scortesia” nei confronti di una comunità attenta, oltretutto quando il rischio è piuttosto di incorrere nei tempi infiniti dei ricorsi in via giudiziaria. Riteniamo, dunque, sia doveroso “trovare il tempo” per un confronto ampio e costruttivo sul futuro di Piazza De Nava, per garantire ai cittadini la possibilità, a partire proprio dalle considerazioni espresse sull’identità e sulla memoria, di esprimersi su un progetto tanto importante per la città. Legambiente è convinta che se c’è volontà e umiltà da parte di tutti si può convergere su una posizione condivisa e ottimale capace di portare le innovazioni migliorative, verso cui bisogna essere aperti perché più aderenti alle esigenze di una città del duemila che con giuste ambizioni progetti il futuro, ma è giusto che lo faccia, senza però cancellare, così come il progetto purtroppo prevede, proprio i segni più caratterizzanti di un luogo, di una memoria e di una qualità architettonica che giustamente in tanti chiediamo che vengano difesi, rispettati ed esaltati”.