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Reggina, i retroscena dell’ex Torrisi: “Ho litigato con Colomba. De Canio? Grande allenatore, ma come uomo…”

Torrisi Amauri Mozart Reggina Chievo Foto di Franco Cufari / Ansa

Le parole dell’ex difensore della Reggina Stefano Torrisi ai microfoni ufficiali del club: svelati alcuni retroscena del suo passato, prima e durante l’esperienza in riva allo Stretto

“Reggio mi è rimasta nel cuore. Ne ho girati di campi, anche all’estero, ma mai scorderò l’applauso dei tifosi amaranto in un Reggina-Bologna l’anno dopo in cui andai via”. Ad affermarlo è Stefano Torrisi, ex difensore amaranto per una stagione e mezzo, dal gennaio 2002 al 2004.

Nel corso di “Tutti Figli di Gallo”, sui canali ufficiali del club, Torrisi ha svelato alcuni retroscena relativi al suo arrivo a Reggio Calabria: “La situazione – dice – era inguaiata quando siamo arrivati a Reggio (lui, Bonazzoli e Diana, ndr). Io venivo da Parma, dove avevo fatto bene. Erano arrivati Prandelli e Sacchi e volevano puntare sui giovani. Io avevo 29 anni, ero nel pieno della carriera e non più giovane. Mi dissero se volevo andare a giocare da qualche altra parte ma io non avevo molta voglia. Sapevo che sia Bonazzoli che Diana avevano firmato con la Reggina e avevo un buon rapporto con loro, ma fu fondamentale l’ultima giornata di mercato. Foti e Martino, infatti, in un’oretta di discorso toccarono i punti giusti e mi convinsero, tanto che partii la sera stessa. Non era una bella situazione al mio arrivo, avevamo 11 punti”.

Poi la discussione si sposta sugli allenatori avuti a Reggio, da Colomba a De Canio: Con Colomba ho litigato a Reggio, lo dico apertamente, tanto l’ho visto anche dopo e abbiamo parlato. Aveva altre scelte a livello tecnico, gli piacevano altri giocatori e quindi non giocavo. Quando un giocatore di carisma non gioca ci può stare qualche screzio. Poi con Camolese giocai sempre, lui usava caratteristiche diverse. De Canio per me è stato un grande allenatore, ma come uomo…”.

Infine, una battuta sui suoi ex compagni in amaranto e sui campioni di ora: Nakamura era il classico giapponese, molto serio e silenziosio, professionale. A Reggio sono passati grandi giocatori, tutt’ora ce ne sono. In questi momenti chi è decisivo è sempre l’allenatore, però, in riferimento al momento attuale. Chi entra segna, chi sta fuori dei grandi giocatori non si lamenta. Questo fa gruppo. E’ già un vantaggio se Menez non dice niente pur stando in panchina. Baroni è bravo. I risultati aiutano ma arrivano anche quando i calciatori capiscono che l’allenatore sta facendo bene. Potenzialmente questa è una squadra importante”.