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Reggina, Tempestilli a StrettoWeb: “Qualcuno si dovrebbe vergognare, ho tirato fuori gente dalla cacca e non ho ricevuto neanche una chiamata…”

tempestilli Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

L’ex direttore generale della Reggina Antonio Tempestilli è stato intervistato in esclusiva da StrettoWeb: dai fatti di campo a quelli societari

Due mesi fa, un fulmine a ciel sereno. Antonio Tempestilli si dimette dalla carica di direttore generale e responsabile del settore giovanile della Reggina. Una notizia arrivata all’improvviso, che aveva un po’ spiazzato l’ambiente anche nel giorno di una partita importante della stagione amaranto (quella contro l’Entella vinta per 1-0). Nei giorni successivi, sia lui che la società ebbero modo di esporre le proprie versioni e successivamente il club nominò il nuovo dg Mangiarano. 60 giorni dopo, a mente più fredda, la redazione di StrettoWeb ha deciso di contattare l’ex dirigente della Reggina per fare quattro chiacchiere con lui e scoprire cosa sta facendo e se guarda ancora le partite della squadra amaranto.

Cosa sta facendo ora Antonio Tempestilli? Famiglia e calcio in tv?

“Sì, sono qui a casa, faccio la vita da pensionato”.

E la Reggina continua a seguirla?

“Assolutamente sì! Ce l’ho dentro, resta sempre una bella esperienza e mi è rimasta nel cuore”.

Nei momenti difficili lei diceva che la squadra si sarebbe potuta tirare fuori dalle difficoltà. Guardando la classifica adesso, quindi, immagino non sia sorpreso.

“Menomale che qualcuno se lo ricorda che io dicevo che questa squadra se la sarebbe potuta giocare. Sono convinto che se arriva ai playoff se la può giocare davvero con tutti”.

Dopo le dimissioni parlò di scelta coerente e in linea coi suoi principi. Due mesi dopo, a mente fredda, ha cambiato idea in merito alla scelta?

“C’è dispiacere e amarezza, ovviamente, ma non ho cambiato idea. Se il presidente non prende una posizione per tutelarmi, non accetto. O c’è totale fiducia o mi sto a casa”.

Ha sentito qualcuno tra i dirigenti della Reggina in questi due mesi?

“Non ho sentito nessuno. E la più grande delusione è questa…”

Cioè?

“Il fatto che all’interno qualcuno pensasse che io facessi qualcosa contro di loro. Probabilmente non ha capito il personaggio, la mia persona. Da queste persone non ho ricevuto una telefonata da quando sono andato via. Queste stesse persone, quando c’ero io, le avrei potute affossare con una semplicità unica, ma invece le ho tirate fuori dalla cacca in cui si trovavano e non c’è stata riconoscenza. Quando non c’è riconoscenza non si è uomini e questa gente si dovrebbe vergognare. Ovviamente non parlo di tutti, ma di qualcuno. Loro lo sanno perché gliel’ho detto in faccia. Io sono a posto con la mia coscienza perché so di aver lavorato serenamente, ho dato il massimo. Poi i cantastorie, i chiacchieroni delle radio, quelli che riportano notizie false, lasciano il tempo che trovano. Ma c’è anche una cosa che mi riempie di gioia”.

Prego.

“Le diverse attestazioni di stima che ho ricevuto da tante persone, anche all’interno, dai ragazzi e dai loro genitori”.

Tornando al campo, si aspettava l’esplosione di qualche elemento nel medio lungo-periodo? Gente, ad esempio, come Folorunsho o Stavropoulos?

“Devo essere sincero, mister Baroni ha fatto un grande lavoro. E’ riuscito a tirare fuori da tutti quel qualcosa in più che serviva in quel momento, riuscendo a forgiare i vecchi con i nuovi. Di base il gruppo era già buono: penso a Bellomo, Folorunsho, Denis. L’unico che manca all’appello al momento è Menez”.

In che senso?

“Deve dare qualcosa in più, potrebbe essere l’asso nella manica di questa squadra. Ma è anche giusto che la priorità venga data al collettivo e non al singolo. Se il singolo non si cala nelle vesti della squadra è giusto che sia ai margini. Guardiamo Bellomo: all’inizio ha fatto fatica, poi si è messo in condizione e il merito è tutto suo. Menez deve pedalare e rimettersi in gioco e in discussione”.

Se fosse ancora in società manterrebbe mister Baroni e lo zoccolo duro di squadra per puntare ad altro il prossimo anno?

“Visto e considerato cosa ha fatto Baroni lo confermerei, così come manterrei l’ossatura di quest’anno. Ovviamente, l’ultima parola passa sempre dal presidente. Il mio pensiero, che già avevo espresso al presidente, era quello di poter lavorare con una squadra giovane, patrimonializzare la società cercando ragazzi interessanti con qualche giocatore di categoria. Ovviamente quello che sarà non lo so, mi interessa solo sapere che la Reggina possa fare bene”.

A proposito di giovani: per quella che è stata la sua esperienza, pensa che qualcuno possa già fare il salto dalla Primavera alla prima squadra? Taibi non molto tempo fa disse che qualcuno potrebbe iniziare ad essere inserito gradualmente a partire dal futuro prossimo.

“Qualcosina c’era ma è meglio non fare nomi e lasciarli lavorare e crescere. E’ bene che qualcuno inizi a lavorare con la prima squadra e il tempo dirà. Però mi lasci dire una cosa…”

Sì.

“Forse, probabilmente, qualcuno di questi dirigenti avrebbe dovuto seguire di più il settore giovanile prima di lasciarsi andare a certe giudizi e pensieri sui calciatori”.

Cosa intende?

“Non li ha mai seguiti nessuno, nessuno ha mai seguito le partite della Primavera o dell’Under 17. La gente si gonfia il petto con le parole, ma poi queste lasciano il tempo che trovano se non si fanno i fatti…”

Si ricorda quando mi disse che il presidente è preoccupato per la situazione? Ora starà sicuramente meglio…

“Il suo male è questo, vive di queste preoccupazioni. Si lavora programmando, patrimonializzando. Senza le fondamenta le baracche traballano”.

Ultima battuta sui tifosi allo stadio: si parla di riaprire parzialmente l’Olimpico di Roma per Euro 2020. Cosa pensa?

“Come tutte le attività, c’è necessita di riapertura anche lì. Sempre salvando la tutela della salute, ma credo che parzialmente debba essere giusto riaprire. A tal proposito, il mio più grande rammarico è proprio non aver potuto vedere lo stadio Granillo pieno”.