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Reggina, i selfie di Spirlì e Falcomatà al Granillo scatenano la rabbia dei tifosi: “perché loro possono andare allo stadio e noi no?”

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Il presidente di Regione Spirlì e il Sindaco di Reggio Calabria Falcomatà insieme allo stadio Granillo per seguire la Reggina: ma i tifosi non l’hanno presa bene…

Un autentico uragano. E’ quello scatenato dal presidente facente funzioni della Regione Calabria Nino Spirlì dopo aver pubblicato le foto allo stadio Granillo in compagnia del Sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà. I due, in tribuna vip, hanno scattato qualche selfie “felice” visto anche il grande risultato ottenuto dalla Reggina, capace di infliggere un netto 3-0 al Vicenza. “Lo Sport unisce. Tutti”, ha scritto il Governatore su Facebook allegando le immagini insieme al primo cittadino di Reggio. Peccato, però, che non unisca i tifosi, quelli amaranto e non. Sono infatti tantissimi i commenti al post che attaccano i due personaggi politici: “perché loro possono andare allo stadio e noi no?”, è il pensiero comune – in sintesi – degli utenti.

In un periodo come quello attuale, ma a maggior ragione oggi – con Dazn out – tanti di loro avrebbero voluto partecipare alla festa della troupe di Baroni. Così come tanti altri tifosi di tantissime altre squadre avrebbero voluto essere presenti allo stadio a seguire la propria squadre del cuore. Non lo possono fare, da più di un anno (eccetto il brevissimo periodo con i mille “simbolici” tifosi). Ma, in nome della pandemia, non hanno battuto ciglio, dimostrandosi maturi e aspettando tempi migliori. Si domandano, però, per quale motivo la stessa regola non valga per le due principali istituzioni cittadine e regionali. Che addirittura sembrano quasi “sbeffeggiare” i tifosi-sudditi costretti a sacrifico mentre loro hanno tutti i privilegi e si mostrano sorridenti e orgogliosi ostentando di portare allo stadio anche i familiari.

Un comportamento, sia chiaro, possibile. Tanti politici, da Milano a Catania, sono presenti nelle tribune degli stadi delle proprie città da un anno, da quando il calcio ha ripreso a porte chiuse. Loro “possono”. Chi segue il calcio, ed è tifoso, si siede insieme alla dirigenza ed assiste alle partite. E non importa se centinaia di migliaia di tifosi in Italia non lo possono fare. E’ un po’ come se Draghi andasse al ristorante con la famiglia o se Speranza frequentasse giornalmente una palestra per allenarsi “clandestinamente”.

“Voi non lo potete fare. Siamo noi ad impedirvelo. Però noi possiamo e ve lo facciamo anche vedere”. E’ questo, in sostanza, ad aver alimentato le polemiche tra i tifosi oggi dopo aver visto quelle immagini. E oltre ad alimentare polemiche non si fa altro che aumentare l’odio in quella che è ormai diventata una guerra tra poveri. Altro che “unisce”. Qua ormai, di unito, non c’è più niente…