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Reggina, grazie per il giro sulla giostra. Adesso, comunque andrà a finire, si riparta da qui. Non farlo sarebbe un gran peccato…

giostra reggina baroni

La Reggina ha toccato il fondo, è risalita e ora si vuole divertire. Ma il punto non è cosa ne sarà ora, ma cosa vorrà essere fatto nel futuro prossimo: rivoluzionare sarebbe un rischio enorme

Mettiamola così: siamo saliti sulla giostra sprezzanti del pericolo; all’inizio ci piaceva, poi ci siamo resi conto che rischiavamo di cadere, salvo toccare quasi terra, risalire e iniziare ad apprezzare l’attrazione. Ora? Vorremmo addirittura fare un altro giro. La stagione della Reggina si può descrivere più o meno in questo modo. “Adesso siamo una squadra”, ha affermato nel post Cittadella il tecnico Marco Baroni. Mai frase fu più azzeccata. Ma mancano sei partite, l’obiettivo principale è stato quasi raggiunto e si può guardare al futuro con un’altra prospettiva.

L’obiettivo playoff? Non semplice, ma neanche impossibile. Fondamentale? Ad oggi no. Possiamo fare qualche altro giro sulla giostra (sei, per l’appunto), divertirci ancora e poi raccontare agli amici com’è andata. Senza però perdere di vista quel momento in cui ci siamo spaventati e abbiamo rischiato di toccare terra, perché non avevamo le cinture ben allacciate. Ecco, forse è questo il motivo per cui Baroni non vuole esporsi così facilmente nel guardare la classifica verso l’alto. Lui, quando è arrivato, era già partito da terra. Sulla giostra doveva ancora salirci. Poi l’ha fatto e si è lasciato andare, ma non ha mai dimenticato dov’era stato prima di salire. Che vuol dire? Che lui è stato chiamato per salvare questa squadra, ma vista la situazione di classifica attuale sembra quasi che la permanenza fosse scontata o dovuta e che non entrando ai playoff abbia addirittura fallito nel suo obiettivo.

E invece no! A Baroni vanno dati tanti meriti. Va dato atto di aver compiuto un mezzo miracolo. Certo, grazie anche all’ausilio di altre componenti – tecniche e societarie, perché non vince mai una persona sola – ma l’impresa resta ed è su questo che deve essere giudicato. Ovviamente, e questi sono punti di vista leciti, non c’è una verità assoluta tra chi vuole i playoff e chi continua a volare basso, così come non c’è una verità assoluta tra chi pensa che il tecnico debba effettuare prima le sostituzioni o meno (esiste il beneficio del dubbio e la famosa controprova). Ma se su questi punti si può disquisire, ce ne sono altri su cui più che di opinioni bisognerebbe parlare di certezze. E sono i famosi numeri tanti cari allo stesso allenatore amaranto, a partire dai punti da lui conquistati da quando siede in panchina: nelle ultime 20, in un girone, da Cittadella a Cittadella, sono ben 31, che fanno della Reggina la quarta forza del torneo e la seconda miglior difesa. Stesso percorso in considerazione al cammino nel solo girone di ritorno. Questi sono fatti, che riproponiamo nella foto qui di seguito.

Classifica Serie B 2020-2021 ultime 20 giornate

Classifica Serie B 2020-2021 ultime 20 giornate – Fonte: Diretta.it

A questi fatti segue poi quello più importante: Adesso siamo una squadra. La Reggina, ora, è davvero una squadra. E’ un gruppo unito in cui tutti sono importanti allo stesso modo e in cui anche chi gioca di meno si sente parte integrante. E’ un gruppo ritrovato nella testa e nel corpo. Una squadra organizzata, che sa difendersi, stare compatta, leggere la gara e i momenti. Sferrando il colpo in quello più opportuno. E’ l’incastro perfetto di tutti quei fattori concomitanti che fanno sì che si possano ottenere grandi risultati. Si chiamano equilibri. E, se si rompono, le conseguenze sono incerte. Il cosiddetto giocattolo, oggetto spesso utilizzato dalla tifoseria amaranto, è stato ricomposto pezzo per pezzo. Romperlo di nuovo? Sarebbe da folli!

E’ proprio questo il motivo per cui, playoff o meno, l’importante è aver scampato il pericolo più grosso. Pochi punti alla salvezza e poi quanti giri sulla giostra vogliamo, ma a questo punto – comunque andrà a finire – ci siamo tutti divertiti dopo un po’ di paura. Il punto non è, però, goderci il momento ora per qualche altra settimana, ma ritornare al parco quando riapre (inizio nuova stagione) e risalire nuovamente su quella giostra con le certezze già acquisite e la consapevolezza che ora si può solo guardare avanti con positività. Comunque andrà a finire quest’anno – in sostanza – sarebbe davvero un gran peccato una nuova rivoluzione o un reset totale. La squadra ci ha messo qualche mese a diventare tale, e l’anno prossimo potrebbe già partire con questi presupposti. I segnali di Baroni sul futuro sono chiari, così come sembrano esserli quelli della società. Salire su una giostra sconosciuta (ergo, stravolgere di nuovo l’aspetto tecnico, sia esso l’allenatore o lo zoccolo duro dell’organico) sarebbe un rischio troppo elevato, dopo aver conosciuto questa, di giostra. L’unica incognita potrebbe essere legata alla permanenza di qualche elemento non di proprietà le cui sirene dalla A produrrebbero altri scenari (Folorunsho? Rivas? Delprato? Edera?), rischiando altresì di snaturare quanto costruito da Baroni stesso. Ma non è una decisione, questa, totalmente dipendente dalla società. Il lavoro del club, in questo senso, dovrebbe essere quello di far sì che si modifichi il meno possibile, se l’intenzione è quella di proseguire un percorso che sta dando dei frutti interessanti, sempre mossi da quella speranza legata – si spera il prima possibile – al ritorno dei tifosi allo stadio, vero motore trainante dal punto di vista economico e sportivo. Ma quella giostra, per favore, lasciatecela lì. Vorremmo risalirci a fine agosto con la sfrontatezza di sapere quanto sia impervia, ma bella…